o in giunta o in consiglio

by Amicus Plato

 

Si avvicinano le elezioni regionali (2020) e si torna a parlare di legge elettorale e di statuto nel Consiglio regionale. Presentate diverse proposte di modifica alle norme vigenti e una sola, quella di LEU, ha il coraggio di affrontare il nodo più importante, quello dell’incompatibilità tra consigiiere e assessore, sul modello dei comuni: chi è eletto consigliere e viene nominato assessore dal Presidente deve dimettersi.

Peccato che ai presentatori sia mancato il coraggio di andare fino in fondo:  › Leggi il seguito

l’autonomia e la coesione

by Amicus Plato

Sostengono i fautori dell’autonomia differenziata che si può fare senza oneri per lo Stato. Nella storia, in realtà, ogni trasferimento dei poteri non è stato senza oneri, per il motivo che le amministrazioni centrali non hanno mai ridotto il personale proporzionalmente ai poteri trasferiti. Ma in linea di principio l’affermazione è giusta: le regioni che hanno chiesto maggiori funzioni, se le esercitano in modo più efficiente rispetto allo stato centrale – ed è probabile che lo facciano – avranno un risparmio che potranno destinare ad aumentare quantità e/o qualità dei servizi, senza oneri per il bilancio dello Stato.  › Leggi il seguito

pd e cinque stelle

by Amicus Plato

Il nuovo segretario del Pd ha detto chiaro che non intende allearsi coi 5 stelle, eppure continuano a pressarlo su questo tema. Come mai? Penso che la ragione stia nel fatto che tra chi lo ha sostenuto ed eletto  – al netto di quelli che stanno sempre con chi vince (Franceschini, Fassino) e dei padri nobili in perenne attesa di essere richiamati in servizio (scegliete voi) – è diffusa un’interpretazione delle recenti vicende politiche italiane che in estrema sintesi si può così riassumere: Renzi ha snaturato il Pd trasformandolo da partito di sinistra in partito di centro, pertanto ha lasciato praterie all’iniziativa di Cinque stelle che si sono appropriati dei  temi che dovrebbero essere costitutivi della sua identità. Naturalmente i Cinque stelle li hanno trattati alla loro maniera combinando disastri. Ora con Zingaretti il Pd può riappropriarsene, occupando lo spazio abbandonato e i grillini saranno frantumati, dispersi o costretti a trattare da posizioni ben diverse da quelle conquistate il 3 marzo dello scorso anno.

Alla base del ragionamento sta l’idea di un’affinità tra gli elettori dei due partiti. Il nuovo segretario dice che non vuole parlare con Di Maio ma con i suoi elettori delusi. Ma i delusi sono, ad esempio, quelli che non vogliono la TAV, senza se e senza ma. Come la mettiamo?

habemus papam

by Amicus Plato

Alla fine il Pd ha un segretario. Era tempo: dopo un anno di afasia – e che anno! – può ripartire. La grande partecipazione e l’ampia maggioranza dànno a Zingaretti un mandato e una legittimazione forti. Martina paga, anche al di là dei suoi demeriti, l’incolore gestione della reggenza; Giachetti si poneva un obiettivo limitato, quello di impedire la damnatio memoriae di Renzi e del suo governo; se ci sia riuscito lo vedremo nei prossimi mesi.

Quando un candidato suscita una così ampia partecipazione e raccoglie un così grande consenso è segno che il suo messaggio è stato apprezzato e condiviso. Zingaretti è stato vago sui contenuti, quello invece che ha detto con chiarezza è l’intenzione di una gestione collegiale del partito e della ricerca della più ampia unità fuori del partito per condurre l’opposizione al Governo Conte. In questo modo ha raccolto una preoccupazione e una domanda di alternativa che cominciano ad essere diffuse. Gli elettori del Pd vogliono l’unità  dentro e fuori del partito, perchè la considerano necessaria per contrastare un governo pericoloso.

Sappiamo d’altra parte che l’unità ha l’altra faccia della medaglia, che si presenta quando è il momento di governare: allora, la gestione collegiale diventa oligarchia che spartisce le posizioni di potere e la più ampia unità diventa l’inguardabile sfilata dei minileader davanti alla telecamere che paralizza il governo. Ma a questo, sembrano dire gli elettori del Pd, si penserà poi, adesso è il momento dell’opposizione.

politica e giustizia

by Amicus Plato

A partire dagli anni Novanta, gli anni delle inchieste di Mani pulite, l’equilibrio tra politica e magistratura è mutato: la politica si è indebolita e il potere della magistratura è aumentato.

Non solo per le inchieste: i partiti hanno perso radicamento e in magistratura è venuta alla ribalta una nuova leva, più politicizzata.  › Leggi il seguito

l’isola infelice

by Amicus Plato

Dopo otto anni di crisi i marchigiani sono sfiduciati e pessimisti. Lo dice una ricerca commissionata dal Consiglio regionale, coordinata da Ilvo Diamanti e  presentata ieri all’ISTAO. Non è una sorpresa: negli anni recenti il PIL pro capite marchigiano è diminuito più della media nazionale e oggi si attesta su un livello leggermente inferiore a quello nazionale.  › Leggi il seguito

fuori lui o fuori noi

by Amicus Plato

La scissione del PD è avvenuta lo scorso anno, nel momento in cui la minoranza ha deciso di fare campagna sul referendum contro la posizione del partito e del Governo. Una decisione inaudita, poi coronata col brindisi del 5 dicembre.

In quel momento D’Alema, Bersani e gli altri hanno deciso che avrebbero fatto qualsiasi cosa  per liquidare Renzi, anche a costo di dividere il PD.  › Leggi il seguito