come votano i vescovi?

by Amicus Plato

Si sa, i vescovi non fanno campagna elettorale, ma sono uomini anche loro, hanno le loro preferenze e le loro opinioni. Nel 1996, quando Prodi vinse le elezioni, la maggioranza dei vescovi era per il centrosinistra, poi la presidenza Ruini, l’elezione di Benedetto XVI e l’attenzione insistente sui temi della vita e della lotta al relativismo etico hanno spostato l’equilibrio. Anche nelle Marche, mi dice un monsignore che preferisce mantenere l’anonimato, non c’è più, come in passato, una maggioranza favorevole al centrosinistra.
Ma non si deve credere che tutti la pensino come Ruini: il fatto è che nella CEI vige una certa disciplina che, sui temi politicamente sensibili, si fa più forte perfino di quella sulle questioni teologiche. Disciplina non di voto alle elezioni, ma di intervento pubblico sui rapporti tra Stato e Chiesa e sulla legislazione. Per trovare differenze bisogna notare le sfumature nei discorsi e perfino nelle omelie, specie del cardinale di Milano Tettamanzi.
I vescovi non hanno molta simpatia per Berlusconi e Fini. Sanno che da un loro governo non hanno niente da temere su questioni come la bioetica o le coppie di fatto, che sono diventate prioritarie nell’agenda della CEI, rispetto a quelle sociali, che pure ai vescovi premono e su cui invece non si aspettano niente di buono. Il fatto è che i due vedono il rapporto con i vescovi come strumentale al consenso politico ed elettorale. Non sono neanche veri teocon, perchè i teocon assumono “laicamente” i valori della Chiesa perchè li considerano fondamentali per la difesa dell’Occidente, mentre Berlusconi cerca solo il consenso e un rapporto da potenza a potenza. Per cui, se non sono pochi i vescovi che pensano che Parigi (vale a dire una legislazione favorevole) vale bene una Messa (l’appoggio a Berlusconi), non mancano quelli che preferiscono politici cattolici magari meno disciplinati, ma più vicini alla Chiesa.
Perciò, per i vescovi, la presenza di un cattolico sincero come Casini nel centrodestra è una garanzia: un’eventuale rottura li preoccupa e potrebbe fare pendere l’equilibrio non tanto verso il PD, quanto in senso sfavorevole a Berlusconi.
Quanto a Ferrara, la sua lista pro-life non viene certo incoraggiata dai vescovi, se non altro perchè, se dovesse fare una misera figura, danneggerebbe la campagna per la vita.

2 thoughts on “come votano i vescovi?

  1. Stefano Perilli

    L’intervento di Amicus Plato affronta con la consueta precisione e dovizia di elementi la non unitarietà del pensiero politico all’interno delle istituzioni ecclesiali, una disomogeneità presente anche nella comunità dei credenti, dove esistono opinioni diverse in merito ai contenuti di certe prese di posizione come alla presenza insistente delle autorità religiose cattoliche nel dibattito politico italiano; non sono pochi quei cattolici che non trovano corrispondenza tra la propria professione di fede ed il messaggio politico che una certa Chiesa tenta di spacciare come interpretazione autentica della Parola di Dio, e voglio sperare che tendano tutti ad albergare, politicamente parlando, nella mia stessa “metà del cielo”, sarebbe un bel guadagno per tutti i Partiti progressisti.
    A questa giusta riflessione, farei precedere però una valutazione seria ed approfondita sul processo di supplenza dei valori laici operato da certa ortodossia cattolica, un processo che interessa ormai settori significativi della nostra società, tanto da indurre personaggi come Giuliano Ferrara ad inventare una lista ad hoc per a raccogliere quel tanto di consensi utile ad assicurargli lo strapuntino a Palazzo Madama.
    Se è vero che da sempre il nostro paese fa i conti con l’ingerenza della Chiesa ufficiale nelle questioni politiche, è pure vero che negli ultimi dieci-quindici anni questa intromissione è diventata invadenza e si è nutrita del fallimento della politica, dello scolorimento di certe ideologie e di una certa esasperazione del politically-correct che ha finito per lasciare campo libero a vecchi dogmatismi ritinteggiati di fresco.
    Mi piacerebbe allora che il PD utilizzasse l’occasione di questa campagna elettorale per prender posizione in maniera netta e chiara su una questione cruciale: la Democrazia deve ammettere la pluralità degli orientamenti di vita all’interno di un’Etica condivisa, garantendo il rispetto delle minoranze di pensiero attraverso l’esercizio laico (cioè indipendente da condizionamenti esterni) delle Istituzioni. In questa Etica condivisa non possono ad esempio non trovare spazio scelte chiare sul concetto di Vita, sull’eutanasia e sull’aborto terapeutico, sull’idea di famiglia come chiave di volta del tessuto sociale, sull’Istituto delle adozioni in ordine alle coppie di fatto omo ed eterosessuali. Non si tratta di fare chiasso su qualche tema propagandistico ( “194 si o no” sarà il leit-motiv di Ferrara), ma ritengo necessario tornare a parlare ai cittadini di Futuro, esponendosi, rischiando, operando delle scelte non passibili di fraintendimenti.
    In questo modo, io credo, si otterrebbe il duplice beneficio di perseguire un obiettivo di trasparenza politica e di mettere a nudo la limitatezza, direi la fragilità, di certe posizioni Teo-Dem e Teo-Con di chiara natura opportunistica.

  2. Aggiungo a quanto detto da Stefano che però a mio avviso è importante comunicare bene e in maniera unitaria. L’esperienza dei “Dico” misteriosamente arenatasi in Parlamento è anche andata così perché non si è scelto un momento opportuno per la presentazione e perché si è stati incapaci di comunicare ed evitare allarmismi (tipo adozione per le coppie omosessuali). Quindi scelte forti, ma chiare!!! Altrimenti conviene non scoperchiare certi argomenti!!!
    Io sono però per la trasparenza e il dibattito aperto

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