federalismo fiscale

by A.L.
FEDERALISMO
Uno dei temi più importanti, e più potenzialmente conflittuali, della prossima legislatura, è quello del federalismo fiscale. Per avere un’idea di come la maggioranza intende procedere si può vedere la pagina del Sole 24 0re del 12 maggio, che riporta uno studio sulla proposta avanzata dalla Regione Lombardia e che, nelle Marche, è stata ripresa da Bugaro del PDL.
Alle regioni andrebbe l’80% dell’IVA raccolta nel proprio territorio e almeno il 15% dell’IRPEF. Su queste entrate le regioni non avrebbero alcuna autonomia decisionale, mentre la avrebbero in maniera molto limitata su altre imposte (giochi e accise), mentre l’IRAP sarebbe abolita. Avrebbero invece completa autonomia di spesa, nell’ambito dei vincoli costituzionali, che stabiliscono le materie di competenza e prevedono che lo Stato deve garantire servizi essenziali in tutto il territorio.
Poiché le diverse regioni hanno capacità fiscali molto diverse, perché le basi imponibili (reddito per l’IRPEF e consumi per l’IVA) sono molto più alte al Nord che al Sud, si dovrebbe formare un fondo perequativo che, nella proposta lombarda riduce le differenze di non oltre il 50%. La conseguenza è che rispetto alla situazione attuale quasi tutte le regioni del Nord avrebbe un aumento di risorse a disposizione (ad esempio la Lombardia 957 milioni in più e l’Emilia Romagna 629 in più), le Marche avrebbero 341 milioni in più, mentre le regioni del Sud avrebbero molto meno, nel complesso circa 8500 milioni (le regioni a statuto speciale non sono considerate).
Oriano Giovanelli, deputato del PD che si occupò della questione, anche in quanto presidente della Lega delle autonomie, critica la proposta. “Intanto”, dice “non si parte dalle funzioni che dovrebbero avere le regioni: poteri e risorse dovrebbero andare insieme. In secondo luogo, non ci si preoccupa di garantire i servizi essenziali, così come prevede la Costituzione. Manca un meccanismo di perequazione davvero solidale verso il sud, ed inoltre non si dà alle regioni una effettiva autonomia tributaria, che è fondamentale per responsabilizzarle, visto che gran parte delle entrate sono garantite dalla compartecipazione ai tributi erariali e non dipendono dalle manovre fiscali regionali”.
Va detto però che da questo punto di vista, anche la proposta del PD nella passata legislatura non era molto coraggiosa: l’autonomia fiscale era scarsa (manovra sull’IRAP e addizionali IRPEF). La linea da seguire nel confronto con il Governo (se ne occuperà il ministro Bossi) dovrebbe essere più autonomia, più responsabilità, più solidarietà.

3 thoughts on “federalismo fiscale

  1. Caro A.L.
    Leggendo e informandomi su tale tema, mi sto sempre più convincendo che per il Pdl il federalismo fiscale è sinonimo di competizione fra i livelli(non coopetizione) con un inevitabile aumento dei costi e un’inefficienza crescente(oltre che iniquità)!!mi sembra un buon motivo per cominciare a fare veramente opposizione….veramente opposizione vera!!!
    Stiamo lasciando che molti consensi si spostino verso Di Pietro, stiamo ridando vigore alla Sinistra Arcobaleno(che comunque è alle prese con le sue ceneri), stiamo dando il messaggio che c’è bisogno di qualcun altro per fare vera opposizione!!!
    siamo troppo morbidi….lo siamo stati in campagna elettorale e lo siamo ora!!!
    Sul federalismo siamo molto diversi da loro…!!!DOBBIAMO DIRLO!!!Poi mi chiedo, oltre il 40% di Ici abolito con copertura da Prodi, il restante 60%, che sarà abolito da Berlusconi, come si finanzierà?? E soprattutto come con questa misura si potrà attuare il federalismo fiscale, sottraendo ai comuni la principale, (una delle principali almeno), fonti di finanziamento diretta, non da trasferimento???

  2. Andrea solleva molti problemi insieme. Su quello generale del tipo di opposizione penso sia una questione centrale su cui dobbiamo proseguire il dbattito. Quanto al federalismo fiscale, penso che sia un modo per responsabilizzare le amministrazioni regionali e locali di fronte ai contribuenti e agli elettori. E’ troppo comodo e squalifica anche i politici locali, fare anticamera a Roma per chiedere finanziamenti statali senza avere la responsabilità di chiedere ai propri cittadini le risorse. Ed è, credo, anche una delle ragioni dello sfascio del bilancio che ci portiamo dietro da 15 anni. Un po’ di competizione non guasta, perchè emergano le pratiche migliori e si adeguino i programmi di spesa e fiscali alle preferenze dei cittadini nelle diverse realtà. Ma, naturalmente, bisogna rispettare il principio di equità compensando le regioni con minore capacità fiscale con fondi perequativi adeguati. E’ rischioso lo so, non solo perchè le differemnze possono aumentare, ma anche perchè ci sono resistenze a decentrare competenze ed uffici, per cui gli uffici locali si aggiungono a quelli ministeriali, ma non mi sembra che il modello centralista abbia funzionato bene.

  3. Assolutamente non sono un sostenitore del modello centralista!!!
    ma sono per federalismo, sussidiarietà e responsabilità. Ma non con i criteri bossiani o appena presentati. Certo forse dobbiamo anche correre il rischio di incorrere in qualche guaio, purché si introduca nel sistema la trasparenza delle responsabilità e un fondo perequativo vero. Forse così sarà più facile per i cittadini sanzionare e premiare e comunque intervenire nelle zone che meritano attenzione.

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