rilanciare o ripiegare

by Amicus Plato
morando
Enrico Morando è a Pesaro per un’iniziativa della locale associazione Libertà Eguale. Le elezioni, dice, ci hanno visto sconfitti, ma hanno provocato un radicale cambiamento del sistema politico: ora si tratta di decidere se vogliamo consolidare questo secondo risultato e partire da lì per la rimonta oppure, se spaventati dalla sconfitta, vogliamo tornare indietro. Nessuno afferma che non si devono fare alleanze con altre forze politiche, il punto è se si deve ricominciare a mettere le alleanze prima dei programmi oppure il contrario. Ad esempio, in Parlamento, vogliamo riformare i regolamenti, oppure, per non scontentare Di Pietro e Casini, lasciare perdere? E per le elezioni amministrative del 2009 e quelle regionali del 2010, dobbiamo fare le alleanze più larghe possibili “a prescindere”, o partire da programmi coraggiosi di rinnovamento e di riforma e vedere le alleanze che ci consentano di portarli avanti con coerenza?
Purtroppo, dal 2001 al 2006 abbiamo scelto la prima strada e l’unico cemento delle nostre alleanze è stata l’avversione a Berlusconi: la conseguenza è stata che quando siamo andati al governo nel 2006 non avevamo un solo progetto pronto in tutti i temi sensibili e quelli che abbiamo messo in piedi con grave ritardo, come quello sulla sicurezza, ce l’ha bloccato la sinistra radicale. Oggi, non dobbiamo fare lo stesso errore: certo, di fronte alla frustrazione della sconfitta appare più efficace l’opposizione urlata alla Di Pietro, ma per quanto tempo? Alla fine, vince chi si propone al paese in modo combattivo, ma credibile come forza di governo.
Questo è un nodo politico fondamentale; non si può andare avanti senza scioglierlo. Se qualcuno non condivide la linea che abbiamo scelto lo dica chiaramente e si vada al congresso. Invece, ogni giorno c’è qualcuno nel PD che fa dichiarazioni o iniziative che vanno nella direzione del ripiegamento, ma poi si affretta ad aggiungere che non ce l’ha con Veltroni e che la sua leadership non è in dicussione. Ma la leadership di Veltroni è legata al progetto e alla linea che ha portato avanti.
Il pluralismo interno non è in dicussione: non esiste al mondo un partito che abbia il 33% dei voti e non abbia al suo interno aree e correnti. Il punto è che il dibattito sia aperto e trasparente e si concluda con conclusioni vincolanti per tutti. E comunque, se il PD non deve fallire, è vitale che il pluralismo interno non ripercorra quello dei partiti di provenienza: se dovessi fare una raccomandazione, direi, fate pure le correnti, purchè siano trasversali e contengano al loro interno sia chi viene dai DS che dalla Margherita che dai socialisti e quelli che non hanno storia di partito, che si sono avvicinati nella fase costituente e che rischiamo di deludere.

One thought on “rilanciare o ripiegare

  1. Il Riformista

    Le correnti (d’aria)possono far venire la polmonite o ripulire l’ambiente, incasinare i fogli sulla scrivania o allargare l’orizzonte. L’importante, penso, è impedire che il substrato paludoso e trasversale dell’apparato non cerchi di riprodurre il modello “ombelico” dove tutto può cambiare solo “attraverso loro”.

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