il caso frisoli

by Amicus Plato
ancona
Probabilmente, neanche i consiglieri di minoranza che hanno presentato la mozione di sfiducia al presidente del Consiglio comunale di Ancona Pino Frisoli pensavano di fare tanti danni alla maggioranza: un colpo sparato a casaccio, come il primo nel gioco della battaglia navale, e invece, voilà, colpito un incrociatore! 15 voti a favore, 12 contro, e 9 astenuti, non abbastanza per affondare la nave nemica, ma sufficienti per spaccarla a metà, se è vero che metà del gruppo PD si è astenuto o ha votato a favore. Visto che per approvare la mozione occorrevano 21 voti, un quorum irraggiungibile, e che Frisoli non sarebbe mai andato sotto, molti della maggioranza hanno ritenuto di dare un segnale a voto segreto.
Metodo criticabile, ma visto che la frittata è ormai fatta, vediamo quali sono le cause dell’infortunio. Frisoli ha le sue colpe, se è vero che si è scusato per atteggiamenti e decisioni che non sono piaciute ai consiglieri, ma la spiegazione del voto va al di là della critica al suo operato: un gruppo consiliare segnato da contrasti e aspirazioni insoddisfatte e con limiti di direzione, un’amministrazione indebolita dall’incertezza sulle inchieste che toccano il Sindaco, l’avvicinarsi della fine del mandato di Sturani, l’interminabile discussione sul rimpasto, ma al di sopra di tutto i riflessi delle scelte fatte nel momento della nascita del PD.
Allora, per l’assurda spartizione delle cariche tra ex DS ed ex Margherita pilotata a livello regionale, si stabilì che la direzione del PD nel capoluogo spettasse alla Margherita, mentre ai DS spettasse la direzione provinciale (Lodolini, il quale per parte sua, se ne andò subito a fare il candidato perdente a Falconara). La candidatura di Carrescia a coordinatore comunale suscitò subito contrasti, non tanto per le qualità personali, quanto perchè sgradito alla ex minoranza della Margherita (Magistrelli, Benatti) e alla maggior parte dei DS, che videro in lui uno dei terminali anconetani della filiera che dal vertice regionale (Giannini/Spacca) scende fino al capoluogo e che, a detta dei suoi critici, comprende anche il vicesindaco Simonetti e lo stesso Frisoli.
La soluzione Ranci venne proposta da Sturani, nel tentativo di conciliare gli accordi spartitori con le opposizioni locali, in quanto Ranci, pur assegnato alla stessa “parrocchia” di Simonetti e Carrescia, essendo stato per anni fuori dalla politica attiva era considerato più indipendente dalla filiera. Ma evidentemente, un equilibrio non è stato raggiunto.
Il voto su Frisoli è avvenuto in questo contesto instabile e su di esso si sono scaricate le tensioni. Sturani aveva cercato di disinnescarlo derubricando la mozione di sfiducia a diversivo senza importanza; ha provveduto Simonetti a drammatizzarlo dicendo che un successo della mozione avrebbe aperto un problema politico. Ha ottenuto il risultato opposto, nel senso che i “dissidenti” del gruppo lo hanno preso sul serio e hanno approfittato per aprirlo davvero.
In realtà, non è il voto che lo ha aperto, è che il problema c’era e che il voto ha segnalato la necessità di affrontarlo, perchè si smetta di fare brutte figure di fronte alla città. E ad affrontarlo non possono essere che Sturani e Ranci, possibilmente senza interferenze della filiera.

7 thoughts on “il caso frisoli

  1. Speriamo di essere arrivati alla frutta. Così, dopo un ristoratore caffé consumato al bar dietro l’angolo, potremo finalmente cominciare a digerire nell’attesa di un pasto più salutare. Questo è, ed è stato, francamente indigesto. Chi l’ha cucinato, evidentemente pensava di essere uno chef e invece è solo un mediocre cambusiere. Oltretutto miope: neppure le scatolette scadute ha buttato via!

  2. Il Riformista

    Pd di Ancona se ci sei batti un colpo !!

    p.s. Mi riferisco, evidentemente, al “nuovo” Partito Democratico che avrebbe dovuto………..

  3. Stefano Perilli

    L’altro giorno in Consiglio Comunale si e’ offerto al pubblico (non numeroso, per fortuna) uno spettacolo che offende lo spirito innovatore che dovrebbe (o doveva?) animare il Partito Democratico. La minoranza, ad Ancona generalmente poco intraprendente ed astuta, ha questa volta furbescamente gettato l’amo nelle acque non quiete del gruppo PD e diversi sono i pesci che hanno, consapevolmente, abboccato. La mozione di sfiducia verso il Presidente Frisoli ha, di fatto, messo un’ipoteca sul sereno proseguo dell’attuale Amministrazione. Infatti, chi nel “gruppone” del PD ha forzato la mano rispetto all’indirizzo dato dalla segreteria, ha di fatto votato contro l’attuale Giunta, ben consapevole degli effetti dirompenti di una eventuale sfiducia a Frisoli.
    La questione appare ormai chiara: e’ in corso il tentativo di sfiduciare una cospicua parte degli attuali amministratori con i peggiori giochetti politici, anche a danno del Partito stesso e, in fin dei conti, della citta’, scavalcando gli organismi di autovalutazione interna che, almeno formalmente esistono nel PD, e senza preoccuparsi del fatto che, in caso di elezioni amministrative anticipate, le candidature dovrebbero comunque venir selezionate in maniera “partecipata” (aspettiamo il regolamento…) e non possono quindi essere pilotate in maniera significativa.
    Ma non solo sul metodo di lotta interna esprimo una forte critica, occorre anche avere delle forti e valide motivazioni per far cadere un’Amministrazione: la condotta “sanguigna” dell’Aula da parte del suo Presidente non e’e non puo’essere un argomento politico, ovvero e’nel merito dell’azione amministrativa che occorre esprimere il proprio dissenso politico, solo in questo modo la critica puo’ essere utile e costruttiva, altrimenti e’ sterile lotta di posizione che non fa bene ne’ al Partito ne’ alla citta’.
    Ecco perche’ lo spettacolo dell’altra sera ferisce profondamente chi, in questo progetto, ha visto una possibilita’ di innovare il modo di fare politica, e con questo obiettivo ha investito energie e passione; ora l’Unione comunale del PD deve reagire e non attendere oltre, manifestando con evidenza che il Partito Democratico vuole fare politica CON i cittadini e PER i cittadini, favorendo le nuove spinte riformatrici ed il ricambio generazionale con metodi democratici ed improntati al merito dei singoli, con in mente l’idea che fare politica deve significare dare alla comunita’ rimettendoci del proprio, e non viceversa.

  4. Premesso che non conosco bene Frisoli, per cui mi astengo da esprimere giudizi sulla sua persona, ricordo che in verità la sua elezione a Presidente del Consiglio Comunale fu parecchio sofferta, segno evidente che forse non era la candidatura migliore. Per tale incarico è necessaria una indubbia competenza e notevole prestigio. Un metodo che veniva usato una volta nella distribuzione degli incarichi e delle cariche era basato sul numero di preferenze ottenute.
    In base a ciò, mi sono andato a riguardare i risultati dello spoglio. Si otteneva la seguente classifica nei Ds:
    Tomassetti=569
    Pavani=340
    Morbidini=336
    Frisoli=335
    Franzoni=334

    e via a seguire.

    Forse sarebbe un metodo da rivalutare!

  5. Caro Stefano, non conosco bene le beghe di Ancona e dunque non entro nel merito.

    Dico solo che quando alla minoranze si sputa in faccia sistematicamente – come è stato finora fatto nel PD, a tutti i livelli –
    poi, magari, a qualcuno viene voglia di rendere la cortesia alla prima occasione che incontra.

    Io avrei fatto lo stesso. I Kleenex costano, se compri quelli più morbidi…

  6. Stefano Perilli

    Leggo di un atto di difesa portato dalla “minoranza” del PD alla “maggioranza”… Ma qual’è la “minoranza” ad Ancona? lasciamo stare gli esiti delle liste per le primarie di ottobre, evidentemente troppo legati al candidato nazionale, in casa nostra il segretario ocomunale è stato deciso a tavolino e poi ratificato, dunque non sono emersi schieramenti di “maggioranza” e di opposizione”, mentre nelle rarissime occasioni di dibattito interno all’assemblea comunale gli schieramenti che si sono via via costituiti sulle singole questioni nulla hanno a che fare con le cosiddette “aree di pensiero” risalenti allo scorso autunno… In ogni caso quanto successo nel Consiglio del 28 va aspramente condannato nel metodo, perché gli stessi consiglieri che, a quanto risulta, hanno espresso nella riunione di gruppo precedente la seduta il loro no alla mozione, in Aula hanno cambiato opinione, ergo hanno mentito ai colleghi di Partito con la chiara intenzione di nuocere. Il problema è: “nuocere” a chi? Chi davvero ne esce ulteriormente sconfitto da questa faccenda (che ha il sapore dei giochetti da “prima repubblica” che tanto condanniamo) è l’immagine (già non più splendida) del Partito agli occhi dei cittadini, mentre invece una sana battaglia a viso aperto sui contenuti, condotta lealmente, fa solo bene alle posizioni davvero riformatrici ed innovative interne al Partito…

  7. dennis casadio

    invece di condannare o difendere chi non ha votato contro la mozione di sfiducia credo sarebbe molto più utile capire come mai nelle riunioni si decide una cosa e tutti sono d’accordo, e poi nei fatti e in questo caso con la forza del segreto dell’urna non si fa ciò che è stato stabilito.
    Molto spesso quando a parole si dice qualcosa e poi in segreto se ne fa un’altra è perchè riteniamo di non poter dire quello che pensiamo davvero per paura di subire possibili reazioni negative.
    è questo il caso del pd comunale?
    nel partito democratico non si può dire democraticamente quello che si pensa davvero se contrasta con la linea del partito per paura di essere considerati nemici o corpi estranei al partito?

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