il puzzle anconetano

by Amicus Plato
puzzle
Piano piano, le tessere del puzzle anconetano si stanno ricomponendo. Senza una regia, ma per la comune consapevolezza che continuare così sarebbe un suicidio, tra conflitti di partito, indebolimento dell’amministrazione, figuracce pubbliche e contrasti con la Regione.
In primo luogo, Spacca e Sturani hanno firmato se non la pace almeno un armistizio: ne sono una prova la localizzazione dell’INRCA all’Aspio, come richiesto da Sturani, l’apertura del nuovo pronto soccorso, i fondi per i trasporti. In cambio, Sturani non obietta alla delocalizzazione della Fiera a Falconara/Chiaravalle e chiude gli occhi – in fondo non sono soldi suoi – dell’assurdo progetto della fiera in tre pezzi (Pesaro, Falconara e Civitanova). A parte l’accordo sulle questioni amministrative, c’è un’ipotesi di accordo su quelle politiche, che prevede l’appoggio di Sturani a Spacca per la riconferma a governatore (che taglia le gambe ad un’ipotetica candidatura Galeazzi sostenuta dal capoluogo) e un’intesa dei due sulla successione a Sturani (Spacca sostiene il rettore Pacetti, ma Sturani ha altre idee, o perlomeno dice di averle).
Sminata per ora la questione dei rapporti con la Regione, Simonetti, senza l’appoggio di Spacca, si placa, ottiene la riconferma nel suo posto e si prepara alle elezioni regionali. Anche la questione rimpasto, che ha inopinatamente concentrato l’attenzione politica per mesi, perde dirompenza: Sturani decida quello che deve decidere e il partito si adeguerà; i dissidenti nel gruppo non verranno sanzionati, ma non pretenderanno la testa di nessuno, anche perchè Frisoli, se deciderà di rimanere – e la questione sarà lasciata alla sua responsabilità – ne uscirà comunque ridimensionato.
Quanto alle elezioni regionali, si vedrà.
Ranci andrà avanti con il ruolo di traghettatore verso il nuovo: Congresso nel 2009. L’amministrazione avrà un nuovo slancio verso il fine mandato? Alcune ferite, il Corso sbancato e il Metropolitan, si risaneranno, e soprattutto si cercherà di spostare il dibattito sul futuro della città: il documento porgrammatico sul nuovo PRG, ingiustamente trascurato fino ad ora, è lì ad aspettare che se ne faccia oggetto per una discussione di prospettiva che faccia dimenticare le miserie di questi mesi.

7 thoughts on “il puzzle anconetano

  1. vittorio salmoni

    Mi sembra che nel tentativo di emulare Pesaro, il gruppo ristretto degli strateghi anconetani, trascuri un dato storico che ha contraddistinto Ancona: la città ha sempre maldigerito la selezione imposta dei propri governanti, la definizione precostituta degli scenari futuri di governo, i centri di potere perenni. E’ una città che attiva, alle prime avvisaglie, contropotere, controinformazione, coscienza critica. Almeno da questo punto di vista ha dimostrato di essere viva; ne hanno fatto le spese in diversi tra quelli che pensavano di governarla con sicurezza, a cominciare dal sindaco Trifogli, che, pur rappresentante del partito dello strapotere centrale e locale, eroe del terremoto, è stato sostituito, a quel tempo unico DC in Italia, senza tanti complimenti. Ancona ha accettato, nel bene e nel male ,politiche (e quindi le classi dirigenti che ne erano portavoce) che rappresentassero i bisogni del momento, senza però indulgere troppo o fare sconti.
    Quindi certi passaggi da un ruolo di potere ad un altro, designazioni nepotistiche o lobbistiche riescono meglio dove l’esercizio della delega è totale e molto meno ad Ancona, dove i passaggi storico politici sono scaturiti da confronti ampi, veri e spesso tormentati.

  2. Quali strateghi?

  3. Stratega, dal greco conduttore di eserciti, in senso estensivo persona particolarmente abile nell’individuare e perseguire i modi e i mezzi più opportuni per raggiungere un determinato scopo. Se lo scopo degli strateghi è costruire un partito serio, in grado di aiutare l’Amministrazione a condurre in porto un mandato difficile bene, se lo scopo è piazzarsi oggi in posti occupati da altri o prepararsi agli ipotetici posti di domani, allora questi condottieri ci porteranno alla sconfitta. Ha ragione A.L. a dire che esistono ben altre tematiche di cui il PD e la città tutta dovrebbero occuparsi: il nuovo Piano ne è un esempio, ma le questioni sono anche altre. Ma qui si preferisce discutere di Frisoli, di sgambetti e trappole, ignorando che la città non sopporta bene queste diatribe e, dimostrando scarso senso di responsabilità, si preferisce il massacro reciproco, si ipotizzano abbandoni di aula, si lasciano a un centro destra alla deriva e privo di proposte, continuamente, zattere e salvagente a cui attaccarsi, per poter poi da lì, tranquillamente, mordere le nostre estremità. E speriamo che i morsi non siano troppo profondi.

  4. Scusate, qualcuno si ricorda perchè è stato costituito (da non confondere con costruito) il Partito Democratico ?

  5. D’accordo, pienamente. Strateghi, come insegna la Storia, si nasce, non si diventa. E noi, ancora non ne abbiamo nessuno, né in città, né in regione, né a Roma. Che ne sarà di noi Pd?
    A meno che lo stratega vera non sia ancora nascosto da qualche parte ed esiti (che razza di timidezza!) a farsi conoscere. E’ questa la speranza, sempre più debole. E intanto siamo in balia degli incompetenti spocchiosi senza stoffa da strateghi.

  6. Caro Vittorio, non immaginare Ancona come Atene. Trifogli era un passato che si rifiutava di aprirsi al dialogo paritario con noi. Pensa te, Monina comprese i tempi, e Trifogli no! La Storia è il migliore degli umoristi.
    Oggi tu immagini una Città migliore della sua rappresentanza politica. Tieni presente che questa teoria ha sempre fatto danni mostruosi e non ha portato mai risultati apprezzabili. Vuoi vedere che è sbagliata anche in Ancona?
    Infine un pensierino su questo pulcino appena uscito dall’uovo, chiamato partito democratico. L’abbiamo desiderato tanto, che, come succede in altri campi, forse i primi approcci scontano grandi ansie da prestazione. Rilassiamoci, facciamoci una ragione del fatto che gli strateghi non esistono ma che le strategie servono, e proviamo a far nascere dal basso un gallo da combattimento. Se fosse invece un cappone ce lo mangeremo a Natale…

  7. Scusate, gente.

    Lo so, dovrei pensare ai fatti miei, visto che a Senigallia se ne stanno vedendo delle belle (si fa per dire). Ma qualcuno mi spiega che razza di strategia è quella che:
    1) manda a casa Stecconi, che le ossa già se l’era fatte, in un momento in cui il project financing anche altamente “impropio” (eufemismo) impazza, per caricare sulle spalle già cariche della Ragnetti pure il bilancio;
    2)fa dire al Sindaco “Mi voglio sporcare le mani coi Lavori Pubblici”. Cos’è? Fa lo spiritoso o è un esorcismo? Ché mi pare non gli abbiano portato poi così tanto bene in un recentissimo passato, i Lavori Pubblici;
    3) assegna il commercio a Simonetti che ha tante doti, ma certamente non quella della simpatia che coi commercianti di Ancona – noti buontemponi tagliagola dei politici – non guasterebbe;
    4) s’inventa delle deleghine che sembrano chupa chups per bambini capricciosi…

    Boh… Vabbé che Spacca s’è inventato l'”assessore al Piceno” che assieme all’Inno delle Marche sta facendo sganasciare dal ridere tutta la Casta politica romana che conta. Vabbé che la partita di risiko si fa sempre più complicata perché gli appuntamenti elettorali sono tanti, i posti sono “n” e i candidati “n+m”. Vabbé che non c’è in giro un-politico-uno che non tragga così tanto piacere dal palcoscenico da non esserne ormai irreparabilmente dipendente… Ma la decenza dei politici italiani sta ormai solo nel cancellare i capezzoli di un quadro e nel togliere i magnifici culi di trans dalle strade?

    P.S. Lo stratega Giovanni Ranci, che ne dice?

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