il capoluogo secondo confindustria

by A.L.
città
Nella recente riunione della associazione degli industriali della provincia di Ancona è stata presentata una relazione, redatta da un gruppo di esperti, sulla situazione e le prospettive dell’industria nella provincia, in cui tra l’altro si affronta il tema del rapporto tra impresa e territorio.
“…Nelle filiere globali” – si dice – “le funzioni immateriali (ricerca, ideazione, comunicazione, logistica ecc. ecc.) hanno ormai assunto una grande rilevanza e sono in grado di “catturare” valore in misura spesso superiore alla funzione di fabbricazione del prodotto materiale…Non per niente nei paesi industrializzati cresce la quota di lavoro intellettuale e relazionale, che frutta anche retribuzioni superiori a quelle del manifatturiero classico. Queste competenze e servizi, specie se richiedono specializzazioni rare o molto focalizzate, non possono svilupparsi economicamente in imprese che sono troppo piccole o da sistemi produttivi che sono confinati in circuiti locali troppo ristretti.
Questa esigenza di scala chiama in causa il ruolo delle città e del circuito dei servizi rari e specializzati che esse ospitano, in particolare chiama in causa il ruolo del capoluogo, che è in grado di fornire servizi qualificati ad un’area vasta. Rispetto ad altre città e capoluoghi, Ancona risulta ancora indietro nel processo di formazione di imprese di servizi e di competenze immateriali a sostegno dell’industria manifatturiera. In effetti, la dimensione delle città marchigiane non è così differenziata da creare una gerarchia; ci troviamo di fronte ad un sistema che ha un capoluogo poco specializzato in funzioni connettive e di governo e ancora abbastanza simile, quanto a vocazioni e funzioni produttive, alle altre medie e piccole città della regione. In sistemi del genere, competenze di alta specializzazione e servizi rari messi al servizio di un vasto bacino di domanda fanno fatica a qualificarsi, in mancanza di baricentri forti che gerarchizzano la domanda regionale.

Ancona oggi ha una doppia vocazione: è città industriale, data l’elevata incidenza della manifattura nella struttura produttiva della provincia, ma è anche il nucleo di un possibile spazio metropolitano che stimoli la sua specializzazione nel campo della manifattura di eccellenza, certo, ma soprattutto in quello dei servizi rari da fornire ad un’area più vasta di quella provinciale. Per adesso, la prima vocazione, frutto della storia, prevale, l’importante è che non la soffochi, perché Ancona e il sistema regionale hanno bisogno di organizzare le competenze e i servizi rari in un ambito metropolitano e sovraprovinciale…Ancona è ancora lontano dal modello di città che presidia uno spazio metropolitano di area vasta: le mancano le caratteristiche di investimento in funzioni connettive (logistiche, comunicative, normative), presenza di centri di ricerca e di elaborazione dei significati (media, pubblicità, estetica), offerta di servizi rari ad un bacino ampio di utilizzatori. In un certo senso, i dati collocano Ancona a metà strada tra una vocazione industriale che proviene dal passato e proiettata in avanti verso funzioni maggiormente terziarie, che tuttavia no sono ancora abbastanza forti da cambiare il carattere prevalente della città.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *