il marchese del grillo

by Amicus Plato
ascoli
“Spacca è una persona intelligente, scrive e parla bene, ha un buon intuito politico, molto sensibile ai sondaggi e alla comunicazione, presenzialista: va dappertutto. Ma il suo metodo di governo si basa su due pilastri: il primo è dare un posto a tutti, partiti, correnti, potentati locali, per garantirsi la ricandidatura”.
“E il secondo?” “Il secondo è quello del Marchese del Grillo. Hai presente il film con Alberto Sordi? Io sò io e voi non siete un cazzo.”
Ugo Ascoli, professore di sociologia, prima consigliere regionale, poi assessore per 6 anni con D’ambrosio e con Spacca, mi mostra il decreto con cui il Presidente della Regione gli ha revocato l’incarico: non c’è una riga di motivazione. “In Regione, dice, le esigenze di buon governo retrocedono rispetto alle logiche partitiche: ad esempio, spacchettare la delega al lavoro da quella alla formazione è un grave errore, unire quella al lavoro con quella alle attività produttive pure, non esiste in nessuna regione. Ma bisogna tenere conto degli equilibri: ci sono gli assessorati di serie A e di serie B, le deleghe di serie A, prima tra tutte quella alla sanità che gli ex DS hanno rivendicato in tutte le regioni, e quelle di serie B. Poi ci sono quelle inventate: io non ho opinioni su Donati, non l’ho mai sentito intervenire in Consiglio, so solo che è fedelissimo di Spacca. A settembre, quando è entrato in Giunta, gli hanno ritagliato un po’ di deleghe a caso, ora, col nuovo rimpasto gliele hanno tolte quasi tutte. Però gli hanno lasciato quella speciale al Piceno, che ha fatto arrabbiare Agostini: anche da questo è nato il conflitto ad Ascoli Piceno”.
Sta riordinando il suo ufficio nella Facoltà di Economia, dove è tornato dopo otto anni: è comunque contento di avere segnato qualche risultato: la legge sul lavoro nella precedente legislatura, quella sull’istruzione, che è ora in Commissione, e che dovrebbe mettere la Regione in grado di gestire i nuovi importanti poteri in materia, dalla organizzazione scolastica all’istruzione tecnica superiore, costruendo una sinergia tra formazione, lavoro e società. Ha disboscato la pletora di enti della formazione, da 900 a 300, e ottenuto rilevanti risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga, molto utili per le piccole imprese, ad esempio per l’indotto della Merloni.
“Ma purtroppo nella Giunta regionale le competenze non contano e neanche il lavoro svolto”. Spacca gli ha telefonato perchè si dimettesse, ma lui gli ha detto di no, ha preferito essere revocato. Anche la sen. Magistrelli gli ha telefonato e gli ha detto che se la Benatti non avesse accettato di entrare, Spacca lo avrebbe sostituito comunque e “la componente non può perdere la sua rappresentanza”.
C’è stato un nuovo accordo nella ex Margherita che ha ricomposto l’antica frattura dei tempi in cui la Benatti era segretaria regionale. Ora è unita, almeno a livello regionale. Tra gli ex DS invece contano i potentati locali, Agostini, Silenzi, Ucchielli, che hanno espresso la segreteria della Giannini.
Come vede il PD? Molto male purtroppo, non riesce a produrre quelle 5 o 6 idee qualificanti da portare avanti con decisione. “E’ una grande incompiuta, sotto tutti i profili: la leadership, l’organizzazione, il programma. Veltroni ha dato una forma leaderistica al partito, ma poi non è in grado di esercitare davvero la leadership. Peggio succede in periferia, dove lo stesso modello è applicato da persone come la Giannini, che è totalmente inadeguata al ruolo e intorno a lei non c’è nessun organo di direzione. La tessera non l’ho presa a settembre per un contrattempo, ma ora preferisco pensarci su.”
Prima di salutarlo gli chiedo se pensa che Spacca dovrebbe essere ricandidato. “Sarebbe meglio un nuovo candidato, dice, che desse più autorevolezza e alzasse il livello del Governo. L’idea delle Marche di Spacca ruota intorno alla parola “comunità”, una parola rassicurante, ma, glielo ho detto, da tempo i sociologi dicono che la comunità non esiste più. Però non vedo molti nuovi leader in giro. Quanto alle elezioni del 2010, non so: Spacca può vantare qualche risultato, soprattutto in materia di infrastrutture, ma le elezioni provinciali potrebbero essere uno spartiacque e se la destra trova un buon candidato…”

9 thoughts on “il marchese del grillo

  1. mariano guzzini

    E’ ricco il contributo di Ugo. Godibile in alcuni passaggi. E pieno di verità sulle quali occorre meditare. Ad esempio l’analisi delle due componenti del partito democratico regionale (gli ex Margherita e gli ex Ds) che Ugo fa dopo aver avuto un rapporto quotidiano all’interno dell’istituzione regionale. E’ impressionante non solo il giudizio su Sara Giannini, abbastanza diffuso che mi stupisce poco, quanto il ragionamento sugli ex margherita che avrebbero ritrovato una unità e gli ex Ds dispersi in campanili. Insomma la fusione non c’è stata proprio, nè calda nè fredda, ed è quasi pleonastico scrivere “ex” prima di due realtà che continuano a vivere separate ed autosufficienti.
    Questo dato mi era meno chiaro, e mi rattrista assai. Ma come dubitare della testimonianza di Ugo? Molto divertente il richiamo al Marchese del Grillo, anche se c’è davvero assai poco da ridere.

  2. Come si dice, sono sempre i meglio che se ne vanno per primi…
    E sono serissima.

  3. Beh, sugar, io credo che ai meglio piacerebbe restare. Magari per terminare i lavori che hanno cominciato. E il fatto che restino i peggiori, salvo rare eccezioni, la dice lunga sulle nostre scelte. Perché, non dimentichiamolo, le scelte le facciamo noi.

    Però, tra tanti zumpappero a favore di Ugo – sacrosanti e da me condivisi, per carità – una domandina cattivella io gliela farei. Eccola: Caro Ugo, perché non li hai mandati a ca… al momento giusto, con mediatici squilli di tromba e rullio di tamburi? Quale momento? Quando ti sei accorto che – come tu ora dici – ogni oltre sopportabile sfregio all’etica, estetica e decenza “In Regione le esigenze di buon governo retrocedono rispetto alle logiche partitiche”. La solfa era chiara già da tempo. Speravi che d’incanto tutto cambiasse?

    P.S. Ti sei fatto fregare un’altra volta dall’etica calvinista del lavoro e dal tuo credo nella supremazia del cervello e razionalità? In politica? Ma quando cresci? Guarda che la vita è un soffio…

    Ciao. 🙂

  4. Giusto Mariangela, ho sbagliato a trascrivere il mio pensiero:
    “sono sempre i migliori ad essere fatti andare via per primi”..

    Sul fatto che “le scelte le facciamo noi” non sono pienamente d’accordo: se intendi che l’eletto è delegato da “noi” alla scelta, e dunque per questo è un pò come se scegliessimo noi (in una sorta di soluzione di continuità), allora è ok…
    Ma, leggendoti da tempo, non credo che ti riferissi al concetto della rappresentanza democratica…

    Non ricordo l’ultima volta che ho Scelto… mmh, forse questa estate, alla “Golosa”, tra il gusto al caffè e quello alla nocciola.

  5. Cara Sugar. Quelli che ora fanno – e da prima facevano – gli assessori sono stati pesati da Spacca in virtù del loro “pacchetto voti”. E così ci ritroviamo Donati senza deleghe, salvo la cura del Piceno (ma che vorrà di’?) e via discorrendo (per carità cristiana mi fermo). Ma quel “pacchetto voti” siamo noi ad averlo riempito. In nome di che? Magari di un nuovo lampione sotto casa, di una buca prontamente asfaltata, di una parolina buona per nostro cugino disoccupato. Ergo, li abbiamo scelti noi. Democraticamente? Certo. Assennatamente? No, opportunisticamente.
    E allora, di cosa ci lamentiamo? Ognuno ha la moglie (marito) che si merita, visto che il divorzio è ammesso.

    Finché non sceglieremo le competenze – e per me competenze sono la capacità di saper guardare al futuro e progettare – questo passa la casa.

    Lo faremo? Io ci spero. Prima o poi. Forse la crisi ci aprirà gli occhi. “Fanculo il marciapiede e la buca per strada, pensate al futuro dei nostri figli, piuttosto!”

  6. mariano guzzini

    Mariangela tocca un punto cruciale. Se pensiamo a Gaza, e entriamo nelle ragioni che hanno convinto palestinesi laici, oppure cristiani, a votare per Hamas, si fa chiaro quanto il punto che tocca Mariangela sia cruciale. Se Al fatah è corrotto e si frega tutti gli aiuti, se solo la rete di azioni cattoliche (pardon, mussulmane) di Hamas garantisce la pagnotta e il litro di latte, se chi ha trattato non ha portato a casa niente, alla fine si vota Hamas con il medesimo sprezzo del pericolo con il quale in Italia si vota Berlusconi oppure le liste civiche.

    E allora stiamo attenti, cari illuministi. Stiamo attenti a pensare che l’alternativa sia tra la fontanella che è tornata a buttare grazie all’interessamento di Spacca e i grandi progetti coltitissimi e raffinatissimi che potrebbe mettere in campo il Grande Competente Democratico.

    L’inguacchio è molto più inguacchiato. Ogni eletto è coperto da un vestito di Arlecchino che contiene la somma di tanti grandi elettori da risarcire con piccole cose pesanti e assai spesso contraddittorie. E non è affatto detto che uno di quegli scacchi contraddittori non sia formato da un grandissimo intellettuale che ci ha convinti a votare, o da una splendida donna, a piaser.

  7. augusto melappioni

    E no mariangela comincio a temere le tue provocazioni,forse verità, mi fanno troppo pensare.
    E allora tiriamo fuori tutti il magone e diciamo che questo governo regionale in questi anni è stato sempre in garage, ma allora perchè rivotarlo e farlo votare.

  8. …e infatti, non andrebbe rivotato, Augusto… E’ stato sempre in garage. O forse era un bunker.

    E di scacchetti del vestito di Arlecchino sono pieni i cassetti della scrivania del Governatore e le pagine del BUR. I Piani, per esempio. Con una sfilza di nomi di intelligenti scritti in fila nell’introduzione che precede un numero di pagine che dissuade alla lettura anche Carrescia, notoriamente affetto da insana e incontenibile libidine da paragrafo e comma.

    I Piani fanno audience. Si approvano, si sventolano, si sintetizzano sui giornali e sul web, si riassumono in power point e poi restano lì. Salvo il paragrafo che indica la spartizione dei soldi. Quali Piani? Tutti.

  9. claudio maderloni

    …..il primo è dare un posto a tutti, partiti, correnti, potentati locali, per garantirsi la ricandidatura”.
    “E il secondo?” “Il secondo è quello del Marchese del Grillo. Hai presente il film con Alberto Sordi? Io sò io e voi non siete un cazzo.”
    Mi dispiace che Ascoli sia stato dimissionato e sinceramente lo sono per due motitivi, 1- perchè aveva competenza 2 perchè il metodo è feroce, (non ci sono state motivazioni serie).
    Detto questo,con molta sincerità, vorrei chiedere perchè uno dovrebbe continuare a fare l’assessore con un presidente che “da un posto a tutti” solo per essere rieletto e giudica gli altri “non siete un cazzo”?
    non sasrebbe stato meglio sollevare una discussione, dentro la maggioranza, se il giudizio è quello che abbiamo letto?
    quando è stato dimissionato Minardi molti hanno pensato che si trattasse di un “affare pesarese” oggi che “l’affare è anconetano”.
    la questione degli ex torna sempre a galla, ma il PD esiste o no? non si trattava di amalgamare quello che esisteva voi dicevate che bisognava fare una cosa nuova, un partito nuovo, un partito democratico dove le persone contavano veramente,mentre oggi il bel risultato è che non c’è più il vecchio e il nuovo mette paura anche perchè non si sa che cosa sia.
    ma vorrei tornare alla prima considerazione un “posto per tutti”e dire che la questione è triste. Non ci sono solo posti di assessore ovviamente, ma la tristezza è il perchè ti do quell’incarico? ma se mi permetti è anche triste accettare quell’incarico.
    quello che tu dici è molto forte, un giudizio tracciante e pesantissimo del livello politico amministrativo dell’oggi. non solo per chi esercita la ripartizione ma anche per chi partecipa alla ripartizione. per fortuna caro amico Ugo (permettermi di considerarti un amico, ci sono anche quelli che pensano che la libertà personale vale più di una sistemazione e ritornano tranquillamente a lavorare e continuano a lottare perchè non ci sia un uso personale della questione pubblica. molte volte ci sono quelli che per mantenere fede alle proprie idee sanno sacrificare incarichi di prestigio, posizioni economicamente convenienti, ecc.
    un abbraccio a te che si sei fatto dimissionare senza motivo apparente. claudio

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