bersani in campo

by Amicus Plato
bersani
E’ stato criticato per essere “sceso in campo” troppo presto, il Ministro ombra dell’economia del PD Pierlugi Bersani che ha annunciato che si candiderà alla segreteria del PD, quando, nell’autunno prossimo, si farà il congresso (in realtà, l’elezione popolare del leader del PD, sul modello di quella di Veltroni, secondo quanto stabilito dallo statuto).
Ma lo si può capire: ha voluto anticipare altri possibili contendenti, specie di area dalemiana, e spingere D’Alema ad appoggiare lui. Anche perchè, in base alle regole statutarie, non ci sarà posto per molti contendenti – occorrono molti consensi nell’assemblea nazionale del PD o tra gli iscritti per candidarsi – e chi tardi arriva male alloggia.
Come cambia la geografia delle correnti la discesa in campo di Bersani? Se risaliamo alla elezione di Veltroni, vediamo che fu proposto da tutti i leader DS e dalla maggioranza di quelli provenienti dalla Margherita (Marini, Fioroni, Rutelli). Un accordo quasi unanime che rese la competizione abbastanza virtuale, anche perchè il candidato ufficiale fu sostenuto dalle organizzazioni periferiche del partito e da molti segretari locali che salirono sul suo carro.
Ora, quella coalizione di dirigenti si spacca, come era già scontato, e nella competizione per il ruolo di principale contendente contro Veltroni, Bersani si avvantaggia. Per le caratteristiche del personaggio e la sua storia e provenienza, egli punta evidentemente al cuore dei militanti ed elettori ex DS, specie delle regioni rosse. Tende a prodursi perciò una linea di divisione tra maggioranza dei DS, che hanno prevalentemente D’Alema come punto di riferimento, da un lato, e Margherita più sostenitori di Veltroni dall’altro. Con l’incognita di un terzo incomodo sul tipo della Rosy Bindi.
Non un granchè per chi vorrebbe una dialettica che superasse le vecchie appartenenze, sia di partito che di corrente.
Su tutti i punti politici dirimenti, Bersani sceglierà una linea di “conservatorismo intelligente”: maggiore vicinanza al PSE, no al partito liquido e sì ad un partito tradizionale, no al partito a vocazione maggioritaria, sì alle alleanze e ad un sistema neo proporzionale (alla tedesca per intendersi).
Cercherà di dare sicurezza soprattutto a chi diffida delle innovazioni proposte da Veltroni. D’altra parte, il segretario del PD ha mostrato incertezze a definire e portare avanti la sua linea e ciò favorisce lo sfidante. Mentre gli ex popolari hanno appoggiato Veltroni soprattutto per evitare un’egemonia dei DS, non perchè ne condividano fino in fondo le posizioni: specie sulle riforme istituzionali ed elettorali e la forma del partito.
A mio parere, Bersani non è l’uomo giusto, ma ci sarà occasione per riparlarne.

6 thoughts on “bersani in campo

  1. Andrea Mosconi

    No, Bersani probabilmente non è l’uomo giusto, avrebbe dovuto candidarsi nel momento della nascita del partito ed innescare una competizione vera con Veltroni, sia in termini di candidatura alla segreteria che di idee. E’ però vero che le innovazioni proposte da Veltroni rimangono ancora oggi un nodo da sciogliere abbastanza complesso, sui quali il partito continua a dividersi (purtroppo i motivi di divisione sono numerosi). Tutte quelle questioni, dalla collocazione europea alla forma organizzativa per passare alla questione cruciale delle alleanze, non possono continuare a restare in sospeso. Per questo occorre una verifica ed un chiarimento serio, delle linee guida sulle quali costruire una strategia che permetta al PD di uscire dallo stallo attuale. E allora ben venga un confronto tra personalità forti. Se poi fossero anche portatori di un’idea nuova di partito e non per forza collocabili all’interno di schemi tradizionali sarebbe anche meglio. Il PD è la sinistra del futuro, ma se avesse anche un pò di ancoramento al presente non sarebbe una cattiva notizia…

  2. enrico turchetti

    Caro Amicus, non so se Bersani sia l’uomo giusto. Certo è persona che sa parlare al cuore e alle teste degli uomini e delle donne. Confido anche che riesca a uscire dagli schemi che tu prefiguri. Non so, ovviamente, come mi schiererò, ma i temi che dovremo affrontare non sono tanto, o solo, quelli che tu ricordi: la legge elettorale, la collocazione europea. A me sembra che i temi più veri dei quali dovremmo occuparci siano altri, a cominciare da quelli etici (come lo vedi Rutelli, il radicale, che vota il d.d.l. sulla alimentazione forzata?), a quelli della giustizia, ai temi economici. Su questi argomenti ascolteremo le proposte dei nostri leader, auspicando che anche a livello locale si riesca a spogliarci di tutte le tossine che, specie in questo periodo, ci stanno soffocando. Spero sempre, prima che che i congressi comincino, che siano occasione di chiarezza: questo è il primo del PD, vediamo come va.

  3. Bersani è una candidatura autorevole e forte, non effimera né inconsistente. Ha idee, cultura, progetto.
    Forse non piace a una certa sinistra un po’ salottiera e parolaia ma questo è un punto a suo favore

  4. bentornata barbara. Non capisco perchè, per sostenere la propria idea bisogna subito screditare quelli che la pensano diversamente.
    Comunque, non ho scritto e non penso che la sua sia una candidatura effimera o inconsistente e penso anche io che sia autorevole. Sul suo porgetto ne riparleremo.

  5. No no no, fermo, scusami, non intendevo screditare te anche perché non penso tu appartenga alla categoria della sinistra parolaia, mi pare anzi che tu sia molto concreto nelle tue analisi, condivisibili o meno che siano e io imparo sempre qualcosa nel leggerti.

    Mi riferivo a certe prese di posizione sul nome che erano del tutto avulse da una riflessione sui temi che pone.
    Il progetto di Bersani non è quello di Veltroni e si può condividerlo o meno ma spero che la riflessione avvenga su questo.
    Spero sia finita per sempre la stagione in cui il centrosinistra sceglieva i leader su pressione dei media.

  6. Bersani ha un indiscutibile pregio.
    Pur essendo un navigato ed esperto uomo di partito è un politico che viene percepito come “diverso”. ascoltandolo si ha l’immediata impressione di concretezza e semplicità nell’affrontare i problemi, senza scadere nella banalità e nel populismo.
    caratteristiche che di solito non vengono collegate all’uomo politico.
    ce ne fossero, nel “nuovo” partito.

    che poi Bersani possa risolvere da solo problemi come: la collocazione europea del PD, l’essere “socialisti” o “riformisti” nel XXI secolo, il tema della laicità all’interno del PD e soprattutto nel nostro particolare paese, la non riuscita amalgama di questa classe dirigente, la non riuscita novità con cui il PD viene percepito soprattutto a livello locale ecc ecc.

    non scherziamo.
    ma secondo me è l’uomo giusto, in questa fase, per dare una bella sterzata.

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