figli di un dio minore

by Amicus Plato
charlot
“I popolari non sono figli di un dio minore”, è il grido di dolore lanciato dal segretario del PD anconetano Giovanni Ranci da un tavolo della presidenza dell’assemblea cittadina del PD integralmente occupato da rappresentanti della Margherita. Difficile condividere il suo disagio, perlomeno ad Ancona, ma se il segretario lo sente e vive in questo modo, vuole dire che un problema c’è.
Premetto che sono tra chi ha sempre sperato e tuttora spera che le vecchie appartenenze siano superate con un rimescolamento vero di persone, di idee e di esperienze, ma, per dirla con D’Alema, per ora l’amalgama non è riuscito: ci sono stati invece da un lato, da parte dei popolari e anche dei prodiani, la permanenza di un ristretta logica di corrente, da parte dei DS una frammentazione litigiosa.
Andiamo allora alle origini. La crisi anconetana ha molte cause, alcune di lungo termine, i cui segnali si è mancato di cogliere, alcune contingenti, come la scriteriata iniziativa dei “dissidenti”. Ma il detonatore che ha fatto scoppiare tutto, spiace dirlo, è stato proprio la nascita del PD. O meglio, il modo in cui è nato. Il vizio di origine si ha a livello regionale, quando la formazione del “gruppo dirigente” avviene attraverso un patto tra la triade che controllava i DS (Agostini, Silenzi, Ucchielli) e Spacca, accordo che esprime la segreteria regionale di Sara Giannini. Parte di questo accordo è una specie di spartizione di territori: ai tre della triade DS sono assegnati i rispettivi territori, (Ascoli, Macerata e Pesaro), mentre la direzione del partito nel capoluogo viene assegnata alla Margherita, e in particolare alla sua componente interna dei popolari.
Forte di questa spartizione, i popolari anconetani rivendicano la direzione del PD nella città – dove, si noti, i voti DS erano tre volte quelli della Margherita – per Carrescia, suscitando due opposizioni, quella di gran parte dei DS, che male sopportano l’imposizione regionale, e quella dei prodiani, fieri avversari interni dei popolari nella Margherita. Tocca a Sturani, il sindaco al quale finivano per arrivare per caduta tutti i problemi irrisolti, trovare una soluzione: e la soluzione è Giovanni Ranci, anche egli un popolare, ma defilato dalla politica attiva da molti anni e quindi garanzia di maggiore indipendenza dalla competizione delle varie componenti del nuovo partito appena nato.
Un compromesso fragile. Sia chiaro, la segreteria di un popolare era più che legittima e Ranci ha dato un contributo di impegno e di idee che gli va riconosciuto. Dico di più: è comprensibile che i popolari temessero di essere esclusi da ogni posizione di direzione, data la prevalenza degli ex DS nella regione. Ma il vizio di origine è rimasto, ha cristallizzato le posizioni e profondamente contraddetto la retorica fondante del nuovo partito: quella secondo la quale non si sarebbe trattato di un semplice accordo di vertice dei gruppi dirigenti dei partiti fondatori.
Non è un caso che proprio sul vicesindaco Simonetti si sia aperta la controversia dentro il gruppo consiliare: alcuni nel gruppo temevano che la posizione di direzione nel capoluogo rivendicata dai popolari fosse la premessa per la scalata alla carica di sindaco. Come non è un caso che il punto di caduta finale sia avvenuto sul nome di Carrescia, proposto all’ultimo minuto come vicesindaco e assessore all’urbanistica: proprio quel nome che era stato all’origine dei primi contrasti.
In quel momento il rapporto di fiducia tra Sindaco e Segretario – che doveva essere decisivo ma che purtroppo non è mai stato forte – si è consumato.
Per responsabilità di chi? Le versioni divergono, ma in questo momento non serve a niente continuare a dividersi sul punto. Ora è il momento dell’impegno comune. Ma il problema deve essere tenuto presente per il futuro: non si tratta di arroganza degli ex popolari o di altri, ma di un vizio di origine, in cui il verticismo spartitorio ha prevalso sulla retorica della partecipazione.
Un guaio che non è certamente solo anconetano, e al quale occorrerà porre rimedio se si vorrà che il PD sopravviva e cresca.

4 thoughts on “figli di un dio minore

  1. Riprendendo il titolo del precedente intervento di questo blog, anch’io temo che “SI METTE MALE”.
    Volano stracci all’interno del Pd anconetano e non solo.
    Gli interventi di Carrescia all’assemblea del Pd, in cui incolpava della ingloriosa e prematura fine della legislatura i consiglieri “traditori” dissidenti che non hanno riconfermato la loro fiducia a Sturani,auspicandone una esemplare “espulsione” dal Pd, e quello di ieri di Ranci, in cui parla di Popolari come “figli di un dio minore” nel Pd, dimostrano che la “nave” Pd anconetano , non solo è alla deriva, ma sta finendo sugli scogli.
    Se non ci si sbriga a mettere qualcuno al timone che conosca la rotta, temo che finirà per infrangersi contro gli scogli e affondare.
    Certo sarebbe un esito quantomeno paradossale, in una città in cui il Pd alle elezioni politiche del 2008 ha preso oltre il 46% di voti e che ha potuto vantare il sindaco (Galeazzi) più votato d’Italia!
    Come si è arrivati a tutto questo? E’ solo colpa di un sindaco (Sturani) inadeguato o dei suoi guai giudiziari? E’ colpa delle rivalità tra le fazioni anconetane del Pd, tra diessini e margheritini, tra popolari e prodiani, tra amici di Sturani e amici di Galeazzi?
    E’ anche questo, ma non solo questo.
    E’ che tutto questo è apparso come una lotta – spesso sordida – per le poltrone, e non una lotta, alla luce del sole, sulle scelte amministrative per la città. Quando si distribuiscono gli incarichi non in base alle competenze, ma in base alla necessità di equilibri interni ai singoli partiti della maggioranza, rispolverando una sorte di “manuale Cencelli”, questo è il risultato.
    Anzi, se vogliamo dirla tutta, gli ex-popolari hanno avuto un peso in Giunta del tutto spropositato rispetto al loro seguito elettorale.
    Altro che figli di un dio minore!

    Come se ne esce?
    Innanzitutto Ranci rassegni le dimissioni da segretario comunale del Pd, visto che appare evidente che non può svolgere una credibile opera di mediazione tra le parti, essendosi apertamente schierato da una parte (quella di Simonetti e Carrescia).
    Per quanto riguarda Carrescia, potrà soddisfare le proprie ambizioni politiche nell Udc di Casini, dove lo aspettano a braccia aperte…
    Per evitare un “effetto Guazzaloca”, si cerchi una candidatura credibile a sindaco, magari anche attingendo alla società civile o alle categorie economiche, e se ne verifichi l’effettivo appeal sull’elettorato del Pd e del centrosinistra con le Primarie, possibilmente di coalizione.
    In questo non condivido quello che dice Galeazzi in questa intervista
    http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20090306&ediz=13_ANCONA&npag=36&file=XX_4077.xml&type=STANDARD

    I tempi per fare delle vere Primarie ancora ci sono, certo non c’è tempo da perdere!

  2. mariano guzzini

    Non solo alla presidenza sedevano solo ex margheriti. Perfino il personale tecnico che raccoglieva le firme era ex margherita (Lia Straccio, bravissima del resto).
    Figlio di un dio ubriaco è ormai il progetto di amalgama e l’intero progetto di partito democratico. Siamo davvero al capolinea. Bisogna scendere e cercare una nuova linea. Sempre che esista.

  3. Piergiorgio Carrescia

    Sono, lo confesso, un occasionale frequentatore del blog, spesso indotto alla sua lettura da amici che mi segnalano richiami al sottoscritto. Non ho mai risposto neppure alle infelici chiamate in causa della tuttologa del Misa, ma al compagno che si nasconde dietro a Raniero voglio precisare che:

    1) Ranci ha chiarito in Assemblea che, nella veste di segretario del PD, aveva proposto al sindaco una rosa di nomi dell’area degli ex-popolari (fra i quali, da ultimo, anche il mio) solo perchè questo e non altro gli era stato chiesto. Se Sturani, per dare un equilibrio di rappresentatività a tutte le culture politiche e agli elettori della sua coalizione, gli avesse domandato una rosa di nomi, per esempio, di provenienza dall’ex-sinistra DS o ex-RE o di nessuna provenienza, il segretario del PD ne avrebbe cercati e proposti altri.

    2 Se Raniero fa parte dell’Assemblea del PD (come sembra a tanti) è in malafede (come sembra a tanti); se non ne fa parte è molto (ma molto) male informato perchè io non ho mai chiesto l’espulsione (o provvedimenti del genere) verso i dissidenti,
    come vuol far credere. Ho detto, così come molti altri (Mariano Guzzini, Tamara Ferretti, Andrea Gramillano, Stefano Foresi, Sauro Brandoni, Ernesto Orciani ecc.), che era opportuno riflettere e parlare di quanto accaduto negli ultimi mesi, di come si sta dentro il gruppo consiliare e nel partito affinchè i consiglieri potessero conoscere, anche per il futuro, quali le regole di correttezza da praticare nel PD. Ritengo infatti che non tutto può essere permesso quando si sta in un partito, in un’associazione o in una qualsiasi comunità e soprattutto quando se ne è una espressione nelle Istituzioni! Ho chiesto insomma una riflessione ed una valutazione politica utile per il futuro e non una via “giudiziaria” per il passato.

    3) Non ho ambizioni politiche da soddisfare. Piacerebbe al livoroso Raniero che me ne andassi ma proprio non ci penso. Il mio impegno è nel PD con i tanti amici di vecchia data e con i numerosi compagni che ho imparato ad apprezzare in questi anni. Il richiamo di altri partiti (che per altro non c’è) non mi tange proprio. Non so a Raniero: chi ha le valigie in mano, fra noi due, non sono certo io!

  4. mariano guzzini

    La ricostruzione di Piergiorgio sarà preziosa per i futuri storici di questa infuocata fase politica che oggi è difficile decifrare in ogni aspetto, anche se si intuisce che qualcosa di grosso (meno democratico? Ah saperlo, saperlo …!) sta finendo e qualcosa di altro (più democratico? Ah, saperlo, saperlo …) cerca di nascere.
    Chi aspira ad essere storico metta da parte le stampate e si appresti a lasciare decantare il tutto fino a che sarà possibile, con l’aiuto del senno del poi, decifrare e chiarire il grosso delle molte questioni oggi sfocate e in parte nascoste.

    Dopo di che esisterebbero i doveri immediati di chi storico non è, e da cittadino o addirittura da dirigente politico avrebbe il dovere di guidare la barca segnando rotte e seguendole tra scogli, venti contrari e avarie varie. E’ qui che la faccenda si ingarbuglia. I giovani balbettano e non stanno sulla palla, preferendo attardarsi negli spogliatoi, quelli di mezza età fingono di essere giovani ma spesso si tradiscono, i vecchi davvero cominciano a pensare di avere già dato fin troppo e di saltare questo giro. Le donne fanno i maschiacci e le majoerettes coprendo unitariamente tutti gli spazi, i maschi portano a casa le pastarelle ogni domenica e sono sicuri di avere così fatta la loro parte ad abundantiam.

    L’orizzonte abbonda di sinistri presagi ma non è ancora chiaro se le ventitré pugnalate sono state già date o siano dietro l’angolo.
    Siamo in Ancona, e non nella Roma di CEsare, e tutto è in scala ridotta. Manca Calpurnia, manca Spurinna. Mancano Bruto e Cassio. E’ morto anche Umbertì.
    Tutti ci sentiamo figli di un dio minore, e non siamo neppure sicuri che sia proprio un dio.

    In mezzo a questa crisi devastante c’è una sola speranza: dopo le elezioni, primo e secondo turno, prima di andare al mare, ci sarà un nuovo sindaco a palazzo del popolo. Almeno questo è sicuro. E ci sarà tempo e modo per pugnalare anche lui, ma dopo le ferie.

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