la stampa e le primarie

by Amicus Plato
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Ci sono diversi modi attraverso cui la stampa segue le elezioni. Ad esempio, il Corriere Adriatico sta seguendo le primarie anconetane del PD in modo attento e sostanzialmente neutro. Stile anglosassone, si potrebbe dire: in realtà, nei paesi anglosassoni c’è un po’ di tutto, dalla ricerca dell’obiettività con separazione tra fatti e opinioni alla partigianieria (vedi i tabloid di larga diffusione o le televisioni di Murdoch). E anche da noi: così il Messaggero di Ancona ha adottato invece lo stile Repubblica (ma anche Il Giornale o Libero): partecipazione attiva ed evidente sostegno di questo o di quello, che emerge sia negli editoriali, sia nell’impaginazione, la titolazione, la cronaca elettorale. Un giornale/partito che ha una sua linea politica chiara: nel caso delle primarie anconetane, questa linea sostiene la “discontinuità” con al Giunta Sturani e chiama ad un voto di tipo referendario sul passato.
D’altra parte, ciò non è sorprendente, visto che il Messaggero ha sempre sostenuto le iniziative dei “dissidenti” che destabilizzarono la giunta. Selezionando i candidati con questo criterio, ecco che Benadduci ha l’handicap di essere stato assessore, e Gramillano di avere espresso un giudizio positivo su Sturani e di non averlo criticato in passato su questa o quella scelta: le Muse, piuttosto che il Metropolitan, ecc. Mentre invece la Benatti ha il merito di non fare parte dell’establishment cittadino, perchè era sempre in minoranza.
Ma il ragionamento non fila: non ho niente contro la Benatti, ma non credo che debba essere sostenuta con argomenti infondati. Intanto in questo momento, dopo le elezioni politiche, che hanno depennato Galeazzi, e il rimpasto in Giunta regionale, che ha depennato Pistelli, Ascoli e Giaccaglia, lei, come assessore regionale, e la Magistrelli, come senatrice, sono il vertice dell’establishment politico cittadino del PD. In secondo luogo, non mi risulta che si sia mai espressa contro scelte dell’amministrazione Sturani: quello stesso silenzio che si addebita ad altri candidati.
Detto questo, il Messaggero non ha torto a sostenere che Sturani è una specie di convitato di pietra alle primarie del PD. Non si tratta di trasformare le primarie in un referendum sul passato, ma di chiarire che cosa significa per i diversi candidati discontinuità. Qualcuno sostiene ad esempio che esista una questione morale? Un intreccio di interessi affaristici che soffocava la città? Lo dica, come lo dice Duca, con cui qualcuno si vorrebbe alleare. Quella che si vuole cambiare è la politica urbanistica? Bene, in quale direzione? Si vuole cambiare la poltica delle alleanze politiche? Si abbia il coraggio di dirlo chiaramente, spiegandone le ragioni. Che non possono essere solo quelle che bisogna vincere.
Rispetto alla Giunta Sturani c’è molto da cambiare, soprattutto per i rapporti distorti tra partito e amministrazione che si erano stabiliti e che portarono ad una conflittualità ingovernabile. Dicano i candidati che cosa si propongono da questo punto di vista; ma senza pretese di verginità.
Dice il Messaggero che se non si sceglierà la Benatti si perderanno i voti di quelli che vogliono il cambiamento. Altri potrebbero replicare che scegliendo la Benatti si aprirebbe una voragine al centro per Galeazzi. Le previsioni sono arbitrarie: quello che si può fare è un passo avanti nel dibattito: che cosa si deve cambiare e cosa no rispetto al passato, recente e remoto?

One thought on “la stampa e le primarie

  1. una cosa andrebbe senza dubbio cambiata, a mio avviso, rispetto al passato.
    le nomine del futuro sindaco vengano principalmente (non dico esclusivamente per non apparire naif) sull base della competenza del nominato rispetto al ruolo specifico che va a ricoprire. e vengano giustificate illustrando pubblicamente perchè il “nominato” ha un profilo curriculare particolarmente adatto a ricoprire il tal ruolo in modo efficace.

    chiedo che tutti e 3 i candidati alle primarie sottoscrivano un impegno di questo genere.

    sarebbe già una forte discontinuità rispetto alla vecchia politica che negli ultimi anni, con le ovvie eccezioni, ha nominato sulla base di tutt’altra logica, ad ogni livello .

    a mio modesto avviso questo genere di “discontinuità” è oggi richiesta dai cittadini.

    se non spieghiamo “discontinuità” rispetto a che cosa, infatti, rischiamo che l’utilizzo dei termini rimanga ad esclusivo uso di un dibattito tutto interno ai partiti

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