diario elettorale 2/4

by Amicus Plato
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Ma è vero che i candidati del PD hanno tutti lo stesso programma? Beh, non sarebbe neanche una grande sorpresa visto che fanno parte dello stesso partito. E poi, le questioni che il Corriere Adriatico ha posto – tipo, l’esproprio del Metropolitan o il parcheggio sotto Piazza Cavour – erano state già da tempo dibattute e alcune soluzioni scartate, salvo essere adesso riesumate da Bugaro, a corto di idee. E anche sugli slogan generici, del tipo Ancona “porta d’oriente”, è difficile suscitare contrasti, visto che in sostanza non dicono niente. I nodi interessanti sono altri e non facili da sciogliere.
Uno ha avuto il coraggio di segnalarlo solo Benadduci: il fatto cioè che il Comune negli anni scorsi, sia sotto le giunte Galeazzi che sotto quelle Sturani, ha molto aumentato il suo indebitamento per fare investimenti e ora paga, per le rate di ammortamento dei mutui, una bella fetta del proprio bilancio; visto che i trasferimenti dal centro non aumentano, è costretto a ridurre la spesa corrente in altri settori. Ne soffre la manutenzione della città e il decoro urbano: se oggi gli anconetani si lamentano per le buche nella strade è perchè si sono fatti molti investimenti in passato, che magari sono stati dimenticati. Come sciogliere il nodo? Bisogna ridurre l’indebitamento: Benadduci propone una nuova politica del patrimonio immobilare, ma è sufficiente?
Un’altra partita, connessa alla prima, riguarda i rapporti tra Comune e capitale privato: in primo luogo nel campo urbanistico e delle infrastrutture. Finanza di progetto (project financing), perequazione urbanistica e urbanistica contrattata: fumo negli occhi per la sinistra radicale, che non a caso proprio su questi punti blocca da due anni la nuova legge urbanistica regionale. E proprio questi punti, al centro del documento di indirizzo del nuovo PRG, sono contestati da La Sinistra, nel mentre candida Duca sindaco. Allora, sarebbe il caso di sapere dalla Benatti, che manda messaggi a Duca, che cosa ne pensa.
Ma il problema non riguarda solo urbanistica e infrastrutture. Riguarda il settore dei servizi pubblici locali: che cosa si propone per introdurre elementi di concorrenza in questi campi a vantaggio delle tariffe degli utenti? E anche nel porto. Si avvicina la scadenza per le gare per la concessione delle banchine: la competenza è dell’Autorità portuale, ma la posizione del Comune è importante. Come si intende procedere, confermando il monopolio di fatto degli operatori attuali o aprendo alla finanza di progetto e alla concorrenza?
E poi, c’è il problema di come aumentare l’efficienza degli uffici, scegliendo dirigenti capaci, responsabilizzandoli sui risultati, rafforzando il legame tra produttività e remunerazioni e migliorando il rapporto con il pubblico.
Altro nodo è il rapporto con la Regione, che Galeazzi e Sturani hanno spesso affrontato con un’insofferenza che ha suscitato le antipatie dei marchigiani non anconetani. Ma spesso non a torto, non solo per il modo spesso discutibile in cui la Regione ha trattato le questioni che interessano il capoluogo, dallo spostamento dell’INRCA alla nuova fiera, agli investimenti sanitari e nelle infrastrutture; ma anche per il fatto, che per gli accordi geopolitici di vertice nel PD, Ancona è rimasta spesso tagliata fuori. Questo rapporto va impostato ex novo.
Ma per dirla tutta. Sturani non è caduto su queste pur importanti questioni, nè sul doppio senso in corso Stamira o sul deficit de Le Muse. E’ caduto per problemi politici, per un rapporto tra politica e amministrazione confuso e distorto, che la nascita del PD non ha risolto e per certi versi ha aggravato e che ha cercato di risolvere con mediazioni, alle quali non sono stati certo estranei quelli che oggi si presentano come rinnovatori. Il rinnovamento è trasversale, riguarda gruppi e correnti e non è certo Bugaro che può dare affidamento in questo senso: lui che avverte gli anconetani che conviene alla città che sia eletto lui, perchè ha accesso diretto ai ministri senza fare anticamera, o perchè, al congresso del PDL, lui è in prima fila, così Berlusconi può strizzargli l’occhio e mandarlo in bocca al lupo. Scelta degli assessori, nomine, separazione tra partito e ammnistrazione, utilizzo delle competenze, questi sono i problemi che Sturani non ha saputo risolvere.
E queste sono questioni su cui misurare l’affidabilità dei candidati e la validità dei loro impegni.

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