diario elettorale 6/4

by Amicus Plato
gramillano
Il 45% per Gramillano, il 34% per Benatti e il 21% per Benadduci. Rallegramenti al vincitore, ma anche agli altri che hanno dato vita ad una competizione vivace e sostanzialmente corretta. Cinquemila votanti, 2000 in meno rispetto alle primarie del 14 ottobre 2007 che elessero Veltroni. Allora, l’entusiasmo per la fondazione del PD era grande. Ora, in compenso, ha tirato la competizione tra i candidati: da molto tempo non si vedevano sedi di circoli e associazioni pieni di gente per ascoltare le idee dei candidati. E anche la stampa ha seguito con grande attenzione. Ma dire che il PD ha recuperato il rapporto con la città è eccessivo e rischia di essere consolatorio: certamente questi 15 giorni hanno consentito di riallacciare rapporti e di fare dimenticare l’immagine devastante di un anno di conflitti, ma c’è ancora molto da fare.
Lo scarto tra i votanti del 14 ottobre 2007 e quelli di oggi dà un’idea del gap che deve essere chiuso. Senza considerare che, con uno strappo alle regole della competizione fissate dallo statuto del partito e dal regolamento approvato dall’assemblea cittadina, si è consentito di votare a chi non attestava neanche di condividere il progetto politico del PD, al punto che l’on. Favia può vantare impunemente di avere portato 3 – 400 voti in più a Gramillano e qualcosa del genere potrebbero fare esponenti dei Verdi e di La sinistra a favore di Benatti.
Cifre sicuramente sovrastimate e non tali comunque da modificare l’esito finale, anche se hanno modificato voti assoluti e percentuali e ovviamente anche il dato della partecipazione alle urne.
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Il leit motif della campagna elettorale è già fissato nelle locandine di alcuni giornali di oggi: vince il candidato della continuità. Semplificatorio ma efficace. Starà a Gramillano e al suo partito aggredire questo punto, e l’unico modo di farlo è quello di un discorso di verità su meriti e limiti delle giunte degli ultimi 16 anni, perchè è vero che questo periodo costituisce un fase politica, che pure tra fasi alterne ha una sua continuità, e che si è concluso. Che vuole dire continuità e che vuole dire rinnovamento? Questa la domanda a cui Gramillano dovrà rispondere in modo sincero, coraggioso e convincente. E non tanto con le analisi sul passato quanto con le proposte e gli impegni per il futuro.
Certo il rinnovamento non è Duca, che ora sfida tutti con la consueta mitomania e trasuda risentimento. E neanche Galeazzi che vorrebbe fare credere che dopo di lui c’è stato il diluvio e ora dice che hanno vinto quelli che hanno fatto cadere Sturani. Con una bella faccia tosta, visto che molti di quelli che lo hanno fatto cadere, e non senza la sua ispirazione, stanno proprio dalla sua parte.
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Un limite delle primarie è che sono state interpretate da molti, sia dal lato Gramillano sia dal lato Benatti, non solo come una competizione per la scelta del candidato sindaco del PD, ma come una specie di congresso anticipato del PD. E’ sembrato, dai movimenti prima delle candidature, dalle trattative e dalle aggregazioni, che in gioco fosse non solo la scelta del candidato ma il controllo del partito. Sarà bene dire allora che una cosa sono le primarie e un’altra il congresso, che le alleanze di oggi non necessariamente sono quelle di domani. Questa confusione ne riflette un’altra – questa sì una di quelle cose su cui va marcata la discontinuità – quella tra partito e amministrazione: qualcuno pensa che il controllo sull’amministrazione serva a controllare il partito e viceversa. Una confusione che è all’origine dei conflitti e delle defatiganti mediazioni dell’ultimo periodo della Giunta Sturani. Chi guida l’amministrazione non è il capo del partito e il partito è autonomo dall’amministrazione: anche se la sostiene lealmente, direttamente e attraverso il gruppo consiliare. La prima conseguenza di ciò è che la scelta degli assessori e le nomine non devono essere funzionali agli equilibri interni del partito nè devono servire a procurarne il consenso.

12 thoughts on “diario elettorale 6/4

  1. stefano perilli

    Mi ritrovo pienamente nelle riflessioni del post, ed aspetto dal nostro candidato sindaco un vero rinnovamento nel metodo di selezione delle persone, un rinnovamento basato sulle qualità soggettive dei singoli(dirittura morale, capacità professionali e competenze, affidabilità)e non sulle indicazioni di questo o quel capoccia di partito, come lui ha più volte annunciato di voler fare… Va anche detto che il lavoro sul programma effettuato dagli altri due candidati non va buttato via ma ripreso, verificato e fatto proprio laddove sia condiviso, così da arricchire in termini di contenuti la propria proposta al tavolo della coalizione. Concludo chiedendo come si fa a dire che Favia o altri eventuali signori con nome e cognome hanno portato quel tale pacchetto di voti…Chi garantisce? Spero che Fiorello Gramillano contrasti apertamente ogni tentativo, da parte di chicchessia, di impadronirsi di una legittimazione che è solo ed esclusivamente merito del Partito Democratico, e dunque chi vuole agganciarsi al treno lo faccia come ospite ossequioso, senza nulla pretendere.

  2. Ezio Gabrielli

    La semplicità e la linearità dell’analisi di Amicus Plato non può non essere condivisa. Aggiungo solo un elemento di riflessione. Gli assessori – come le presidenze delle società e i consigli di amministrazione – nel nostro sistema istituzionale, hanno una caratteristica fondamentale, ovvero un fortissimo legame fiduciario con il sindaco.
    Farebbe benissimo Fiorello a costruire una giunta di fedelissimi suoi leali sostenitori ma il problema che lui, ad oggi, non ha leali sostenitori.
    La candidatura di Fiorello è frutto di una mediazione a ribasso durante la quale un certo numero di persone – sicuramente provenienti per grande parte dal vecchio gruppo dirigente e rispetto alle quali un’analisi seria delle loro responsabilità dovrà pur essere fatta dopo le elezioni – ha cercato di allestire una proposta elettorale quantomeno digeribile dal punto di vista della persona; operazione riuscita che tuttavia nasconde una debolezza intrinseca del candidato che, al momento, non comunica di avere l’autonomia di pensare a una amministrazione composta da leali sostenitori quanto piuttosto un’ amministrazione di persone fedeli ai suoi alleati del momento (differenza di non poco conto se si considera come l’alleanza di Fiorello sia stata costruita).
    Il problema che si pone a questo punto è quale debba essere l’atteggiamento dei sostenitori degli altri candidati. Dobbiamo far scoppiare le contraddizioni di un patto di pura natura spartitoria oppure dobbiamo vivere il nostro partito facendo finta che nulla sia successo.
    Dal mio punto di vista la questione si pone all’interno di due alternative secche: sostenere o meno Gramillano, posizioni intermedie non esistono (pratiche attendiste, imboscate mediatiche o trattative sotterranee) e la scelta va fatta in rapporto agli effetti che si producono sulla città.
    Premetto che sono un grande estimatore di questa legge elettorale, la trovo una legge perfetta per gli enti locali, è una legge che esalta l’individuo e responsabilizza la politica e i risultati, oggettivamente negativi, degli ultimi periodi sono causati dalla interpretazione sbagliata di quella legge.
    Questa legge funzione se il sindaco governa responsabilmente ed autonomamente e dobbiamo rilevare, con preoccupazione, che la candidatura di Gramillano non è nata garantendo queste caratteristiche.
    Dal mio punto di vista, non avendo fatto la scelta di sostenere Galezzi, c’è solo una speranza per vincere queste elezioni e per governare bene la città, ovvero quella di creare le condizioni perché Fiorello riesca a prendere in mano le redini di questa fase politica recuperando libertà di movimento, una visione del progetto di città e, così autorevolezza e forza.
    Perché un candidato possa riuscire a dare il meglio di se ha bisogno di avere rapporti trasparenti e corretti, privi di zone buie: ciò che impaurisce e indebolisce le persone sono le cose non conosciute, le ombre i sospetti; l’effetto dell’insicurezza, in questo, caso sarebbe quello di spingere Gramillano sempre di più verso quanti hanno interesse a non avere un sindaco autonomo.
    Nell’entourage di Fiorello già sono partite le liste di proscrizione e ciò che è pericoloso è il fatto che le liste, creando confusione e diffidenza reciproca tendono a destabilizzare il quadro complessivo; dobbiamo evitare a tutti i costi una dinamica di questo genere perché sarebbe l’anticamera del disastro e se alcuni hanno esercitato il senso di irresponsabilità nella precedente amministrazione non possiamo permettere che questo accada di nuovo.
    Per quello che mi riguarda, da convinto sostenitore della Benatti, l’unico contributo che potremo alla realizzazione di una buona politica cittadina sarà quello di sostenere Gramillano con la massima lealtà esprimendo consenso (o critica) con autonomia e dignità e comunque in una cornice di correttezza reciproca, eliminando così alibi ai consiglieri disonesti del re.
    Dal mio punto di vista non c’è nessun nemico fuori dalla porta di casa Gramillano per cui, caro Fiorello, se alcuni dei tuoi sostenitori ti consiglieranno di irrobustire le sbarre alle finestre chiediti se quei pezzi di ferro serviranno in futuro a difenderti o a rinchiuderti sempre di più.

  3. mariano guzzini

    Non ho capito quella di chi si aggancia al treno andando in soccorso al vincitore pro tempore, domani vedremo.
    E’ un modo tortuoso di fare autocritica?

  4. Il Riformista

    Il cambiamento c’è se c’è discontinuità altrimenti è una “battuta”. La discontinuità è fatta di metodo e contenuti, certo è possibile che senza cambiare le persone si possa tentare di fare discontinuità, ma non si hanno esperienze in tal senso, ma non si sa mai nella vita. Fiorello Gramillano potrà essere una lieta sorpesa (soprattutto nei confronti dei suoi più stretti sostenitori) se sarà capace di dire molti “no” ed andare avanti per la sua strada non dimenticando mai che il PD non è un partito di moderati ma anche di molte persone che sono e vogliono restare di “sinistra”.

  5. stefano perilli

    Sono d’accordo con Ezio Gabrielli: esiste il rischio che chi non ha sostenuto Gramillano ma uno degli altri due candidati venga in qualche modo allontanato od isolato da coloro che sono ancora legati ad una idea di gestione “correntizia” del Partito, secondo cui, in sostanza, le persone si valutano sulla base dello schieramento cui appartengono e non in merito alle caratteristiche individuali, alle idee personalmente espresse ecc…. Contemporaneamente sono convinto che Gramillano sia sufficientemente lungimirante da capire che quel metodo di gestione ha portato alla caduta di Sturani e all’impoverimento qualitativo della classe politica; ecco perché mi aspetto quanto scritto in precedenza. Infine, se ho colto correttamente l’intervento ironico di Mariano, voglio segnalare che non apprezzo un granché chi, dagli altri Partiti o da pseudocorrenti interne al PD,già avanza al vincitore richieste di posti: occorre ancora definire nel dettaglio programma ed alleanze, figuriamoci se si può parlare di squadra! D’altra parte,se ho sempre sostenuto a gran voce lo strumento delle primarie è anche perché il risultato portasse ad una scelta avulsa dalle logiche spartitorie di cui sopra, lasciamo Gramillano scegliere in piena libertà please…Infine, sempre se ho ben capito, non vedo perché io dovrei fare autocritica, visto che ho sostenuto con grande piacere (ed in maniera totalmente disinteressata) Pierfrancesco benadduci e lo rifarei ancora perché in queste due settimane ho avuto conferma delle sue qualità; detto questo, la metà degli elettori che ha partecipato al voto ha scelto Gramillano, è quindi lui il MIO candidato ed intendo sostenerlo a dovere, ma anche difenderne l’autonomia d’azione che gli è dovuta in forza a quei duemiladuecentotredici voti.

  6. Ancora una volta non sono d’accordo, Mariano. L’analisi e le osservazioni di Ezio mi sembrano calzanti, condivisibili. E d’accordo che siamo ormai abituati a vedere il nemico o il mentitore dietro a ogni faccia, a ogni saluto, ma questa rischia di diventare paranoia. Mi pare che tu stia cominciando ad assomigliare a Mariangela… nella tentazione/attitudine di fare terra bruciata. Se poi, invece, sono io che non capisco alcuni risvolti, per mancanza di cultura storica del partito, aggiornami.

  7. condivido quasi del tutto l’analisi di Ezio.
    non credo però che in questo momento il pallino in mano lo abbiano altri che non lo stesso Fiorello.
    il quale ha due alternative.

    1) fare seguito alle dichiarazioni (apprezzabili) che ha fatto in questi giorni, sulla necessità di un partito realmente unito e trasparente nel sostenerlo e nei metodi e nella selezione della futura classe dirigente.

    il che vuol dire: sono sciolti i comitati elettorali delle primarie. ogni iscritto/dirigente del PD ha da oggi pari dignità nella formulazione delle scelte che ci porteranno al 7 giugno, indipendentemente dal candidato che ha sostenuto fino a ieri, e ogni iscritto/dirigente del PD ha un peso decisionale all’interno del PD superiore a qualsiasi iscritto/dirigente di altri partiti che pure hanno sostenuto Gramillano. cosa che ad oggi non appare del tutto scontata.

    il partito di Ancona è unito ‘verso le elezioni’ nel momento in cui ci si riconosce in scelte condivise su programma e alleanze conseguenti. la condivisione si sostanzia nella sede del partito comunale, vale a dire l’Unione Comunale di Ancona (come scrive bene Stefano), dopo dibattito e votazione, che può avvenire anche a maggioranza palese.
    su questo aspetto si forma un gruppo dirigente non su altri: i chiacchiericci per infangare tizio e caio sulla base dei motivi più disparati (pratica frequente tra i poveri di argomenti) ahimè sempre esisteranno, perché esistono in ogni comunità i poveri di argomenti, ma non trovano alcun seguito nel nuovo “metodo Gramillano”.
    che, sono convinto, sarà un metodo nuovo e corretto, che avrà come principio di riferimento la valutazione dei comportamenti individuali e non le divisioni manichee tra “buoni e cattivi”, che tendono ad alimentare esclusioni di vario genere (che hanno trovato nelle fasi precedenti alle primarie la loro massima rappresentazione)

    altro punto che avevo già scritto in un vecchio post: le nomine del futuro sindaco vengano principalmente (non dico esclusivamente per non apparire naif) sull base della competenza del nominato rispetto al ruolo specifico che va a ricoprire. e vengano giustificate illustrando pubblicamente perchè il “nominato” ha un profilo curriculare particolarmente adatto a ricoprire il tal ruolo in modo efficace.

    2) non farlo. ma non ci credo, perchè Gramillano è persona intelligente oltre che persona perbene.

  8. Lo sai, L.nicc., perché i contadini bruciano le stoppie? Per rendere la terra più fertile.

  9. mariano guzzini

    Lucilla, tu hai il diritto di non essere d’accordo. Ovviamente. Io ho il diritto di avertirti che mi riferivo a Perilli, e che la mia era una stanca e annoiata battuta.
    E che Ezio non l’ho ancora letto.
    Quanto a Mariangela mi divide da lei la stravagante sua pratica di essere tuttora componente di una serie di assemblee costituenti del PD (nazionale, regionale, provinciale) e di far parte dello staff della lista di Renato.
    Inoltre abbiamo una evidente differenza di genere.
    Se però tu pensi che siamo simili, fai pure. Me ne farò una ragione.

  10. Mariano, sono anche componente dell’assemblea comunale. Non ho la tessera del PD e dunque i capoccia non possono prendersi la soddisfazione di espellermi (cosa che tra l’altro avrebbe una importanza pari a zero, per me).

    Perché non mi dimetto? Non so… Dovrei essere certa che chi ha votato la lista che mi ha nominato sia d’accordo con la politica dei tromboni e non con la mia, di Bernardo Becci, di Gloria Sordoni, di… eccetera, eccetera, eccetera. Se il PD fossimo noi?

  11. mariano guzzini

    Cara Mariangela, intanto buona pasqua. E’ una festa che ricorda passaggi e metamorfosi, sicchè tu ti ci dovresti ritrovare alla grande. Io voglio bene a Renato, a te, e a molti che si stanno impegnando nella lista di Renato. L’affetto ha a che fare con le nostre storie individuali, e prescinde – fortunatamente – dalle stravaganze della politica.
    Il PD è un progetto pressochè abortito, per errori che alcuni di noi dissero fin dai congressi di scioglimento dei Ds, inascoltati.
    Se ti aiuta pensare di esserne la verità primigenia, non troverei la cosa scandalosa.
    E’ successo a tanti nel movimento socialista internazionale che si sono fatti i loro partitini giurando di essere la verità mentre gli altri erano tromboni. Arriveresti ultima, di quella serie. Ma non credo che ti preoccuperebbe.

    Il mio problema è trovare una T.A.Z. Una Themporary Autonomous Zone.
    Come di certo saprai mi riferisco all’ipotesi messa in campo nel 1985 con un libro pubblicato da Autonomomedia, Brooklin, N.Y. e firmato da Hakim Bey. Il progetto del PD non fu mai, neppure nelle versioni più idealizzate, una T.A.Z. e neppure la lista Vola Ancona lo è, a mio trombonesco modo di vedere.

    Si restava all’epoca (e si resta oggi) alla leopardiana Batracomiomachia, con le ranocchie contraposte ai sorci, senza alcuna speranza che vincesse il migliore, che proprio non c’era.
    Tuttavia io non sparo dai tetti su nessuna e su nessuno, e se mi chiamano gioco volentieri a quel gioco senza prospettive e senza speranze, avendo acquisito la lezione di Giacomo e quella di Monaldo.

    Come ripeto, a molti voglio sinceramente bene. E sono più che certo che non sia colpa loro se la Politica è tragicamente in crisi, e che tutti annaspiamo nella medesima maleodorante fogna. La T.A.Z. sarebbe una eccellente soluzione. Temporaneamente.
    A volte mi sembra di intravederla. Ma si tratta di miraggi, e di giochi di specchi. Temporanei, molto, troppo temporanei. Buona pasqua, Mariangela. E buon divertimento. Beata te che hai così tante certezze …

  12. Mariano caro, io non ho certezze, ci mancherebbe. Anzi, agli studenti che seguono i miei modesti insegnamenti, nel corso della prima lezione dico sempre che mi auguro di generare in loro così tanti dubbi da farli diventare appassionati studiosi di economia. Io spiego il funzionamento degli strumenti. Del martello, insomma. Teorie, dati disponibili, tecnicaglie varie. Starà a loro darsi le risposte, quando vorranno porsi le domande.

    La mia dunque, non è certezza “politica”. Le certezze non mi sono congeniali. E’ battere un’altra via possibile per tentare di ottenere il medesimo risultato: tanti passi indietro da parte di chi col PD sperato nulla c’entra. Vale a dire, tutti quelli che ora lo governano. Una via alternativa, insomma, per ricominciare da capo. Ché la via bazzicata finora mi pare obiettivamente poco proficua, oltre che una presa per il culo di tutta quella gente che c’aveva creduto.

    P.S. Vedessi che meraviglia il mio giardino e il campo in primavera. Sta per fiorire anche il glicine che praticamente mi entra in camera da letto… Stupendo!

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