si volta pagina

by Amicus Plato
candidati
No, non alludo al manifesto elettorale di Giacomo Bugaro, candidato del PDL a Sindaco di Ancona, che lo mostra mentre si rimbocca le maniche: per lavorare o per menare? Mi riferisco alla nuova fase della campagna elettorale che si apre con la definizione delle alleanze e delle liste.
Ieri, atto finale delle primarie del PD: in un’affollata assemblea dei propri sostenitori, Stefania Benatti e Pierfrancesco Benadduci hanno assicurato a Fiorello Gramillano, vincitore delle primarie, il loro appoggio. Cinquemila partecipanti, assemblee affollate, molti contatti riallacciati o nuovi, le primarie sono state un successo che ha fatto uscire il PD dallo stato comatoso in cui era precipitato dopo la crisi della Giunta Sturani. La mobilitazione non si è spenta e coinvolge un numero di persone dieci volte superiore a quello che possono muovere gli altri candidati. Ora bisogna dargli seguito, a cominciare dalla formazione di una lista autorevole e aperta alle nuove energie attivate.
Se la partecipazione è una risorsa che, come nota Gramillano in conclusione, può più che compensare lo svantaggio dovuto ai maggiori mezzi finanzari degli altri e all’appoggio che hanno da una parte della stampa, l’impressione generale è di una campagna in salita. E non solo per il difficile momento che attraversa il PD a tutti i livelli, per i contraccolpi della crisi di Giunta o la defezione di Galeazzi, ma per un ritardo nell’avvio della campagna e un’impressione di debolezza dei suoi aspetti più “professionali” : organizzazione, comunicazione e rapporto coi media, finanziamento, agenda dei contatti con le categorie e le associazioni.
Invece, la questione della coalizione sembra risolta: chiusa la partita con Duca – che poneva condizioni inaccettabili e proponeva una campagna all’insegna della recriminazione e del giustizialismo contro le giunte degli ultimi quindici anni – l’alleanza sarà ampia, si spera non confusa e non condizionata dall’invadenza dell’IDV, che parla troppo, e spesso a sproposito. Ma anche in questo caso, ciò risalta per l’afasia del PD e del Candidato.
Molti insistono sul tema del rinnovamento. La pagina della Giunta Sturani deve essere voltata, non perchè sia impresentabile – e bisognerà rispondere nel merito su risultati ed errori, se necessario – ma perchè la città, colpìta dalle brutte immagini dell’ultimo anno di mandato, si aspetta un cambiamento.
Una campagna propositiva, aggiungono molti, che sfrutti una superiorità di idee e di progetti rispetto alle vaghe, talvolta demagogiche, promesse degli avversari, e i legami stabiliti, ad esempio nel campo della politica sociale, con la città in molti anni di governo. E su Galeazzi? Resistere alla tentazione di dargli del traditore e sottolineare invece il fatto che la sua iniziativa divide il centrosinistra e rischia di consegnare la città alla destra.

9 thoughts on “si volta pagina

  1. mariano guzzini

    Ieri è successa anche un’altra cosa. I repubblicani hanno deciso di appoggiare il PD. E tutti i partiti del centro sinistra, meno ovviamente Eugenio Duca ed i suoi supporter, hanno firmato per Gramillano. Sicchè si volta davvero pagina.
    Naturalmente non è il momento per fare commenti. Ne parleremo forse al mare, verso ferragosto, se non avremo di meglio da fare.

  2. “I gradi di libertà esprimono il numero di dati effettivamente disponibili per valutare la quantità d’informazione” (nuova) “contenuta in una statistica” (programma elettorale). “Infatti, quando un dato non è indipendente, l’informazione che esso fornisce è già contenuta implicitamente negli altri”. Fuor di metafora statistica, per sapere cosa farà Gramillano basta chiedere agli altri. A quelli che stanno “facendo l’accordo” dentro e con il PD. Ne verrà fuori un pasticciato puzzle, come sempre nella politica politicante. Una politica politicante che ha l’obiettivo di non scontentare chi porta voti. Si invertono le variabili. La variabile dipendente (i voti) non è funzione, come dovrebbe essere, delle indipendenti: i contenuti di un programma da sottoporre agli elettori, ma è il contrario. La variabile indipendente sono i voti dei portatori di interessi (non i cittadini, come dovrebbe essere, ma i politicanti) e quella dipendente è il programma che ne risulta. Insomma, il programma come tanti insiemi che si intersecano e alla fine partoriscono un cerchietto comune, grande quanto una cacatina di mosca. La politica politicante che ha ingessate e riempite di debiti la società e l’economia italiana è proprio questa. Sursum corda (defendemo la alegria…).

  3. No, certo, la vera politica la fanno gli ex onorevoli che credono di rifarsi la verginità dietro la bandiera della lista civica, in odore di “società civile”, assieme ai pensionati dell’amministrazione e con i notabili che non vogliono “sporcarsi le mani” con la destra ufficiale.

  4. Può darsi, Mario. Ma tra la certezza del nulla e l’incertezza del forse, io scelgo il forse.

  5. Bella posizione, da economista illuminata.
    Chiederò delucidazioni a Matteo Motterlini, “Economia Emotiva”, Rizzoli

  6. mariano guzzini

    Mariangela, per defender la alegria bisogna intanto individuare chi produce tristezza, e tentare di limitarne i danni. Non so quanto sia utile il futurismo del già visto, il dada del moralismo populista, e via andando nel flusso della chiacchiera da bar dello sport.
    Nella politica anconitana di queste ore non vedo alegria difendibile. Forse uscirà dal cappello di qualche prestidigitatore a metà mago e a metà folletto. Tu scegli il forse. Forse esiste un cappello magico e una bacchetta magica. Io non vedo niente del genere, ma “forse” è colpa del diabete.

  7. Se vogliamo continuare a buttarla sui Baci Perugina, eccone un’altra: “Scartato l’impossibile, il resto, per quanto improbabile” (non provabile) “dev’essere la verità” (Sherlock Holmes).

    Per me è impossibile che questo PD, il “PD che non c’è”, ci porti da qualche parte. Eccola, Mariano, la tristezza. E a me piace l’allegria (e non temo i cambiamenti). Baci, 🙂

  8. mariano guzzini

    Ancora per arricchire la faretra di Mariangela. Ho trovato una frase di Nietsche, in “Al di là del bene e del male”, niente male, appunto.

    Le voilà:
    “L’opposizione, l’allegra diffidenza, il gusto della burla, sono sintomi di salute: tutto ciò che è definitivo è indizio di una patologia”.

    Visto con questi occhiali, il Partito Democratico è in rigogliosa e scoppiettante salute. Forse.

    Sempre che non sia definitivamente defunto e nessuno si azzardi a redigere l’atto di morte. Ma perfino in questo caso saremmo nel gusto della burla. O no?

  9. …di papi e capoccia sovietici tenuti sotto formalina per mesi, tanto quanto bastava per sistemare la discendenza, sono piene le carte segrete, Mariano. O sbaglio? E allora: scoppiettante salute o timore di chiudere la cassa? Chissà. L’allegra diffidenza e il gusto della burla dovrebbero farcelo capire. Io spero.

    P.S. Stefano, che tu “rinfacci” a Galeazzi addiritttura il suo primariato mi pare un po’ “inelegante”. Non è da te. Piuttosto, io combatterei il sistema a causa del quale i primariati li decide la politica. Questo sì che fa vomitare. In quanto ai personalismi, ti sei guardato in giro? Da quando ho cominciato a bazzicare le eminenze del PD, io non ho visto altro!

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