c’è anche il referendum

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
referendum
Ma c’è anche il referendum. E su questo le idee sono ancora confuse. Ricordiamo di che si tratta. Se il 21 giugno vincerà il sì – e i sondaggi dicono che vincerebbe, per cui il vero interrogativo è se si raggiungerà il quorum del 50% più uno di voti – la legge elettorale sarà modificata soprattutto in due punti: il premio di maggioranza sarà dato alla lista e non alla coalizione vincente, e non sarà possibile candidarsi in più di una circoscrizione. E’ il primo punto al centro del dibattito, e si capisce perchè i piccoli partiti siano fieramente contrari: non perchè sparirebbero, sia chiaro, ma perderebbero il proprio potere contrattuale nei confronti dei partiti maggiori, i quali potrebbero competere per la maggioranza in Parlamento senza essere obbligati ad allearsi.
In sostanza, si rafforzerebbe il bipolarismo: effetto che per molti aspetti si è già raggiunto nelle elezioni dello scorso anno in conseguenza delle decisioni di Veltroni di escludere alleanze con la sinistra radicale e di Berlusconi di non allearsi con Casini. La legge incoraggerebbe ciò che è già stato avviato per via politica.
Si capisce perchè Franceschini e il PD abbiano deciso di votare sì e Berlusconi abbia preso la stessa posizione: si capisce anche perchè la Lega sia fieramente contraria (oggi essa è determinante in Parlamento, domani potrebbe non esserlo più) e minacci di fare cadere il Governo.
Ma ci sono contrarietà anche dentro i maggoiri partiti: in particolare, nel PD sono contrari coloro che, come Rutelli, vogliono un sistema proporzionale – i malevoli dicono per favorire iniziative di formazione di una forza di centro insieme a Casini -, magari alla tedesca. Anche altri avversano il sì al referendum con un altro argomento: se passa, dati i rapporti d forza attuali in Parlamento, si farebbe un favore a Berlusconi, che potrebbe diventare ancora più forte. Convergono su questa opinione quelli che disperano che il PD possa diventare in poco tempo competitivo con la destra e che sono convinti che “da solo” e senza alleati il PD non potrà mai vincere.
Fin qui, lo scontro tra bipolaristi e proporzionalisti sulla legge che emergerebbe dalla vittoria del si al referendum. Un altro aspetto del dibattito riguarda gli effetti indiretti che la vittoria del sì avrebbe. In sostanza, essa favorirebbe una modifica parlamentare della legge elettorale e in quale direzione? Tutti infatti concordano sul fatto che l’attuale legge dovrebbe essere modificata ed a tutti è evidente l’obbrobrio delle liste bloccate che ha consegnato alle segreterie dei partiti la composizione del Parlamento. Obbrobrio che la vittoria del sì non eliminerebbe. Che la legge elettorale sia cambiata, con o senza la vittoria del sì al referendum, non è facile, sia perchè le liste bloccate sono criticate da tutti ma convengono a tutti i partiti, nessuno escluso, sia perchè le differenze tra proporzionalisti e bipolaristi si ripropongono puntualmente nel dibattito parlamentare. Ma se dovesse essere cambiata, è chiaro che l’esito del referendum indicherebbe la direzione di marcia che il Parlamento dovrebbe prendere: in altre parole, dopo la vittoria del sì, che accentuerebbe l’effetto bipolarizzante e maggioritario della legge elettorale, sarebbe molto difficile riproporre una legge di impianto proporzionale. Anche per questo i proporzionalisti non andranno a votare il 21 giugno.

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