vota sì al referendum

by Amicus Plato
si
Difficile che si raggiunga il quorum al referendum del 21 giugno. La possibilità era già compromessa dalla decisione del Governo, premuto dalla Lega, di non concedere l’abbinamento tra elezioni europee e referendum il 6 e 7 giugno, che avrebbe portato sicuramente al raggiungimento del quorum e alla vittoria del sì. Ora, con la ritirata di Berlusconi, che ha promesso a Bossi di non impegnarsi, è ancora minore.
Ma anche a sinistra, le cose non sono andate meglio: alla ovvia contrarietà dei partiti minori si è accompagnata l’afasia del PD. Franceschini si è correttamente schierato per il sì, ma subito contestato e intimidito, ha finito per tacere o quasi, nel timore di mostrare altre crepe nel suo partito proprio in concomitanza di importanti ballottaggi.
Su che si vota, chiedono in molti? Al di là di ogni altra considerazione sugli schieramenti, sulle convenienze politiche di questo o di quello, la risposta è molto semplice. La domanda del referendum può essere formulata così: preferite che il premio di maggioranza sia dato ad un partito (lista) o ad una coalizione di partiti? Se preferite la prima opzione votate sì, altrimenti votate no. Nel primo caso si va ad un rafforzamento del bipolarismo intorno a due forze maggiori, a destra e a sinistra, nel secondo l’argine contro la frammentazione è più debole. Lo dimostra il fatto che, nelle ultime elezioni politiche, la decisione di Veltroni di “andare da solo” – o, per meglio dire, di semplificare di molto la sua coalizione – poi imitata da Berlusconi, ha portato ad una forte riduzione di gruppi nel Parlamento e ad una più forte governabilità. In sostanza, Veltroni ha anticipato con una decisione politica un possibile effetto del referendum; o, se si preferisce, il referendum istituzionalizzerebbe la decisione di Veltroni.
Il referendum favorisce la semplificazione che riduce il potere di contrattazione dei piccoli partiti quando si formano le coalizioni.
Sia chiaro, la legge elettorale, il famigerato porcellum, anche se emendata dal referendum, rimane brutta, specie per le liste bloccate, e andrebbe cambiata, ma la possibilità che ciò avvenga è sicuramente maggiore nel caso di vittoria dl sì.
Il voto al referendum ha un significato anche per la strategia politica che il PD vorrà scegliere per il futuro: la semplificazione bipolare favorisce la linea del partito “a vocazione maggioritaria”, la vittoria del no la linea tradizionale delle coalizioni e delle alleanze più larghe possibili.
Ma allora, come mai uno come D’Alema, da sempre sostenitore della seconda linea, si è schierato per il sì al referendum? Bella domanda, si usa rispondere i questi casi. Sentito l’altro ieri a “Mezzora” di Lucia Annunziata, è stato sconcertante: ha detto che non è vero che se vincesse il sì, poi il premio di maggioranza andrebbe ad un singolo partito, perchè, secondo lui, si formerebbero due listoni, uno di centrodestra e uno di centrosinistra, con tutti dentro.
Ditemi voi se si può sostenere il sì con un argomento del genere!

10 thoughts on “vota sì al referendum

  1. Meno male che D’Alema c’è! 🙂

  2. Considerato che nell’attuale panorama la lista che ha il maggior numero di voti, non è di un partito del centro sinistra, e non sembra che questo possa esserlo a breve, credo che occorra pensare molto bene prima di ritirare le schede che si riferiscono al quesito n.1 e n. 2. Infatti ci potremmo ritrovare una maggioranza assoluta composta da un solo partito di centro destra, è vero anche oggi abbiamo la maggioranza di centro destra, ma il fatto che, anche se compatta, sia composta anche da un altro partito (la lega) è comunque una situazione leggermente migliore che avere nella maggioranza un solo partito (quello). Oppure qualcuno pensa che potrebbe un partito del centro sinistra avere più voti e quindi il premio di maggioranza? Oggi è veramente troppo difficile, il rischio che si corre è troppo alto.
    Non è questo il momento migliore.
    Occorre rimandare per accordare il 55% alla lista con più voti.
    Ritiriamo solamente la scheda verde (terzo quesito)e votiamo “si” per evitare la duplicazione delle candidature nei vari collegi!
    Per quanto riguarda la posizione di D’alema..non è più convincente, da tempo.

  3. Il Riformista

    Piccola riflessione: perchè ogni volta che si ha la possibilità di cambiare veramente manca il coraggio ? (solo questione di coraggio?)

  4. katia, penso che chi è della tua opinione dovrebbe fare campagna per il no, non per l’astensione. A me non pare corretto che si faccia leva, per non fare vincere il sì, sull’apatia di una parte degli elettori che non vanno a votare. Così come fece la CEI in occasione del referendum sulla procreazione assistita.
    In secondo luogo, penso che non dobbiamo rassegnarci alla situazione odierna: alle ultime elezioni politiche – quelle europee fanno meno testo perchè non c’è l’effetto polarizzante del premio di magguioranza e della competizione per il Governo – il PD ha preso 4-5 punti in meno del PDL, uno svantaggio niente affatto irrecuperabile.

  5. Avete letto il messaggio per il “SI” che è arrivato a molti di noi dal PD provinciale a firma di Federica Mogherini (della segreteria nazionale)? Il “Si” è sostenuto da motivazioni che riguardano l’abolizione della lista bloccata e quindi la vittoria dei “Si” potrebbe consentire in seguito, secondo lei, la realizzazione della possibilità di poter esprimere la preferenza! Ma che c’entra con i quesiti oggetto del referendum?

    E perchè parla di abrogazione della legge elettorale, quando invece l’abrogazione è riferita solo ad alcuni articoli della legge?
    Se vincesse il “SI” non rimaniamo senza legge elettorale, rimarrebbe la stessa ancora peggiorata.
    Se mi sfuggisse qualcosa, apprezzerei dei lumi.

  6. Non voterò neanche io al referendum perchè non condivido:
    1) che il partito che prende più voti prenda il 55% dei seggi; lo ritengo una cosa assolutamente antidemocratica;
    2) perchè resterà comunque un parlamento di nominati, non di eletti.
    Faccio notare che se una simile legge fosse esistita un anno fa, il PdL avrebbe preso DA SOLO il 55% di voti pur avendo preso solo il 37%, potendo o governare da solo o, insieme alla Lega sfiorare il 66% maggioranza necessaria per modificare la Costituzione.
    Vi fa sentire tranquilli una simile prospettiva?
    Se vincessero i no, significherebbe invece che agli italiani il porcellum va benissimo e guai a chi lo tocca.
    E’ un referendum davvero senza senso.
    La proposta sensata è la legge di iniziativa popolare di Grillo che ricordo:
    1) ineleggibilità dei condannati in via definitiva;
    2) max due legislature;
    3) ripristino delle preferenze.

    Naturalmente si potrà discutere sul limite delle due legislature piuttosto che tre o un limite di anni; sul tipo di condanne che precludono l’ineleggibità ecc. ma quella sarebbe la strada.
    Ovviamente nell’attuale situazione di contrapposizione, qualsiasi ipotesi di accordo su una nuova legge elettorale è pura fantascienza, per questo ci toccherà tenerci la porcata di Calderoli, ahimé.

  7. mariano guzzini

    L’ultima volta che un referendum mi ha dato emozioni positive è stato ai tempi della sconfitta di chi voleva abolire il divorzio. Che, peraltro, avendola utilizzata, resta una legge farraginosa e malfatta.

    Io credo che una classe politica (e una società civile che la metta in campo e ne determini la costante qualità senza giocare il gioco suicida del prendere le distanze dopo averla votata) non abbia bisogno dei referendum abrogativi perchè deve essere in grado di fare buone leggi.

    Se non nascono buone leggi, i referendum abrogativi non le inventano e tutto si deteriora e si degrada ulteriormente. Stavolta voterò tutti si, per rispetto a un partito al quale sono iscritto senza una seria ragione, ma ormai le cose stanno così e un iscritto è bene che rispetti una delle pochissime decisioni prese a Roma con metodo democratico.

    Ma se dovessi fare quello che credo giusto non ritirerei le schede.

  8. insisto, chi è contrario alla vittoria del sì, dovrebbe andare a votare (no o scheda bianca), invece di allearsi con gli apatici per invalidare il referendum.
    Convengo che le possibilità di cambiare la legge elettorale siano molto poche, sia che vinca il sì sia che vinca il no. Ma se vince il sì, c’è qualche possibilità in più, perchè forze come la Lega diventeranno sostenitrici della riforma.
    E allora, sarà inevitabile cassare le liste bloccate.
    Sulla riforma, le proposte di Grillo mi sembrano poco significative: l’ineleggibilità dei condannati va riservata a chi viene interdetto dai pubblici uffici; meglio i collegi uninominali, con un turno o con due turni, che il ritorno della preferenza: e infatti, i deputati referendari hanno presentato una proposta per tornare ai collegi uninominali; il limite ai mandati lo vedrei meglio nello statuto dei partiti.
    Quanto al premio di maggioranza, c’è già e ci sarebbe, indirettamente, coi collegi uninominali, che hanno un effetto maggioritario (vedi Inghilterra). Inoltre non è corretto dire che se il PDL prende il 37% dei voti e il 55% dei seggi e poi si allea con la Lega, può cambiare la Costituzione senza bisogno del referendum confermativo: voti e seggi vanno riproporzionati per tenere conto del premio di maggioranza, e la Lega, per raggiungere l’effetto descritto, dovrebbe prendere circa il 18% dei voti.

  9. Ricordo ad Amicus Plato la legge Acerbo che garantiva alla lista che otteneva il maggior numero di voti di avere i 2/3 dei seggi.
    Per chi ha bisogno di rinfrescarsi la memoria, rimando all’apposito lemma su Wikipedia
    http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Acerbo

    A me fa venire qualche brivido sulla schiena. E a voi?
    Per quanto riguarda la rimodulazione del premio di maggioranza, di cosa parli?
    Il referendum modifica la legge Calderoli in modo che il premio di maggioranza viene dato alla lista che prende più votiinvece che come ora alla coalizione. Se PdL e Lega si presentano uniti in una sola lista tale premio verrà ripartito tra loro. Altrimenti va solo al PdL e i seggi della Lega (o di altri alleati) SI SOMMANO al 55% del Pdl.
    Da dove ricavi quel 18% di cui parli A.P. Faccelo sapere!

  10. Forse bisognerebbe andare un po’ oltre wikipedia. La legge Acerbo faceva parte di un disegno fascista di conquista del potere, non aveva niente a che vedere con il bipolarismo e l’alternanza che ispirano i nostri referendari e che guardano ad altre esperienzse democratiche nelle quali un premio di maggioranza, o un effetto maggioritaro del sistema elettorale, è ammesso. Non capisco perchè dobbiamo guardare a Mussolini e non all’Inghilterra, agli USA o alla Francia di oggi.
    Quanto ai numeri, mi sembrava chiaro: se un partito prende il 55% dei seggi col 37% dei voti, tutti gli altri prendono meno seggi dei loro voti; quindi, perche PDL e Lega insieme raggiungano i due terzi dei seggi, la Lega dovrebbe prendere circa il 18% dei voti.

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