l’udc contesa

by Amicus Plato
province
Dopo il secondo turno delle amministrative, nel centrosinistra marchigiano si tirano le somme. Non c’è stata la debàcle temuta e si sono ridotte le perdite. Le coalizioni di centrosinistra si confermano al governo dei comuni di Ancona, Pesaro, Urbino, mentre a Fano vince la lista civica del sindaco uscente Aguzzi, alleato del centrodestra, e a Osimo la lista civica di Simoncini, successore del sindaco uscente Latini. Ad Ascoli Piceno il centrosinistra perde ma sfiora la vittoria. In sostanza, la geografia politica dei grandi comuni non cambia.
Diversa la situazione nelle province: il centrosinistra vince al primo turno a Pesaro e al ballotaggio a Fermo, ma perde al primo turno a Macerata e al secondo turno ad Ascoli Piceno. Se prima tutte le quattro province erano governate dal centrosinistra, ora ne governa tre su cinque. Danni notevoli, ma limitati. Una eventuale sconfitta anche nel comune capoluogo e a Fermo avrebbe aperto scenari inquietanti per le regionali del prossimo anno. Ora invece, la situazione è più equilibrata e lo scenario futuro meno nero.
Il che non è detto che sia un bene, perchè la tentazione di dimenticare la scoppola subita dal PD nelle elezioni europee, con le sue possibili conseguenze sul vertice regionale del partito, è forte.
Si affaccia allora un’analisi rassicurante: ad Ascoli si è perso per le divisioni nel centrosinistra e per colpa di Agostini che ha voluto la rottura col presidente uscente Rossi, che si è vendicato annunciando che non avrebbe votato Mandozzi, candidato del centrosinistra, nel ballottaggio. I risultati sono eloquenti da questo punto di vista: l’astensione massiccia dei sostenitori di Rossi ha provocato la sconfitta di Mandozzi, mentre nelle comunali di Ascoli, l’appoggio dell’estrema sinistra, insieme a quello di Ciccanti (UDC) ha consentito a Canzian di sfiorare la vittoria. Anzi, se l’alleanza con l’UDC fosse stata fatta prima, i risultati sarebbero potuti essere anche migliori.
Insomma, la sconfitta viene derubricata a errore e infortunio. Lo conferma per converso il risultato di Fermo, dove invece la coalizione di centrosinistra è stata compatta intorno a Cesetti, che ha vinto contro un centrodestra diviso fino al ballottaggio tra Di Ruscio e Basso: l’accordo in extremis tra i due non ha convinto gli elettori, tant’è che a Montegranaro, patria di Basso, Cesetti è andato molto bene.
Quanto a Macerata, la sconfitta viene addebitata oltre che alla cattiva performance nazionale del PD, all’alleanza del PDL con l’UDC.
Insomma, gli insegnamenti delle elezioni sarebbero i seguenti: tenere unite le coalizioni e allearsi con l’UDC (modello applicato da D’Alema in Puglia). Da questo punto di vista, il ruolo dell’UDC diventa centrale e i suoi risultati interessanti ancorchè ambigui: ad Ancona e Fermo si allea con la destra e perde, ad Ascoli con la sinistra e perde ugualmente, mentre vince a Macerata con la destra. Tutte queste scelte, peraltro, hanno provocato divisioni: Ceccanti ed altri del gruppo dirigente dell’UDC hanno criticato la scelta anconetana e il contributo dell’UDC a Bugaro è stato limitato. A Fermo, Massucci, che viene dall’UDC, ha contribuito alla vittoria di Cesetti.
Insomma, la lotta per allearsi con l’UDC è aperta. E bisognerà vedere l’atteggiamento della sinistra radicale: RC ha contestato finora una possibile alleanza regionale con l’UDC, ma probabilmente solo perchè teme un cambio di cavallo, mentre non sarebbe contraria ad un semplice allargamento della maggioranza, una volta riassorbita la divisione ascolana.
In questo balletto di alleanze, quella che rischia di restare ancora una volta fuori è una seria riflessione sulle ragioni per cui il centrosinistra, e il Pd in particolare, perde molti consensi nelle Marche dopo 14 anni di governo.

2 thoughts on “l’udc contesa

  1. mariano guzzini

    Tre erano i soci fondatori della segreteria Giannini. Quello di Ascoli, Agostini, per mettere in provincia un suo fedelissimo ha regalato la medesima al centro destra. Canzian, che ha perso con onore la corsa all’Arengo arrivando vicinissimo al successo era un avversario di Agostini e di Sara Giannini, e alle primarie votò per la candidata di “a sinistra per le Marche” Daniela Montali. Quello di Macerata, Silenzi, ha perso la sua Provincia. Quello di Pesaro, Ucchielli, non è andato al Parlamento europeo, mentre Fano si è confermata “civica”.
    A occhio e croce Sara Giannini non è uscita rafforzata dalle elezioni.

    Quanto all’UDC a me pare un discorso di là da venire. Le svolte nelle alleanze non si improvvisano, ma si preparano mesi ed anni prima. Trento docet.
    A voler essere sgarbati e saccentelli si potrebbe osservare che in Ancona, a Recanati e alla nuova provincia di Fermo abbiamo vinto con l’UDC alleata del PDL. E che in Ascoli l’alleanza, pur preziosa, non è bastata a farci vincere. A me pare che occorre dialogare meglio e senza soluzioni di continuità con tutte le aree dello schieramento democratico, costruendo alleanze credibili ed evitando di cercare gli altri soltanto all’ultimo momento, in zona Cesarini.

    Il PD potrebbe trarre utili insegnamenti dalla campagna elettorale che si è conclusa. Purchè si dia regole credibili per praticare la democrazia interna. Se queste regole non ci saranno nessuna analisi servirà ad irrobustirci, ma solo a spaccare ancora quello che è già abbondantemente lacerato.

  2. enrico turchetti

    mai come oggi sono d’accordo con Mariano. Per il momento non aggiungo altro, ma mi ripropongo di sviluppare il ragionamento sui tre punti esposti.

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