di che parlerà il congresso?

by Amicus Plato
serracchiani
Bersani è “sceso in campo”. Ora si attende Franceschini. Ma quali saranno le differenze? C’è grande aspettativa su un congresso che chiarisca la linea e perfino l’identità del partito, a fronte di una sensazione diffusa di incertezza. Aspettativa forse eccessiva: vedrete, sulla laicità dello Stato e il rapporto tra religione e politica, i due non diranno cose molto diverse, anche perchè ciascuno di loro sarà a capo di uno schieramento trasversale tra ex Ds ed ex Margherita: Bindi e Letta sostegono Bersani, Fassino e Veltroni, Franceschini. E sulla collocazione internazionale del partito, tema già sminato dall’accordo col gruppo PSE nel Parlamento europeo, ugualmente.
Il fatto è che dilemmi come questi non si risolvono con voti a maggioranza: questi possono riguardare singole questioni o atti legislativi, ma non le questioni di principio. Su queste ci vuole invece un patto tra tutti i fondatori e i leader: un impegno unitario sui principi e un altro a non abbandonare l’impresa comune se su questioni specifiche, pure importanti, ci si divide tra maggioranza e minoranza; quali che siano.
Se ci fosse, sarebbe già un grade risultato.
Ciò non toglie che molti si schiereranno con l’uno o con l’altro avendo in mente queste questioni: ma non tanto perchè nelle rispettive piattaforme ci saranno posizioni molto differenti, quanto perchè la provenienza e la storia dei due “alludono” a una diversa sensibilità e rassicurano gli uni o gli altri.
Anche sulle questioni economiche, Bersani sarà bene attento a non passare per statalista e Franceschini per liberale. Casomai, sarà importante la posizione sul rapporto col sindacato. Con ogni probabilità il richiamo all’unità sindacale sarà condiviso dai candidati. Il che non impedirà che la maggioranza di chi sta nella CGIL si sentirà più vicino a Bersani e gli altri a Franceschini.
Al momento, il tema dirimente sembra essere quello del partito e delle sue alleanze. Bersani archivia la “vocazione maggioritaria” di Veltroni, ripropone la centralità delle alleanze e il partito degli iscritti. Derubrica le primarie, già indigeste a molti, a integrazione delle decisioni dl partito (solo primarie di coalizione, ha detto) e propone di abolire l’identificazione del capo del partito col candidato premier, cavallo di battaglia di Veltroni. Franceschini sarà meno netto, ma l’appoggio dei popolari, da sempre sostenitori di forme tradizionali di partito, gli imporrà di mediare rispetto alle idee di Veltroni.
D’altra parte le posizioni dell’ex segretario si sono scontrate con incongruenze e sconfitte (da ultimo quella sul referendum), per cui sarà difficile riproporle pari pari.
Insomma, allo stato del dibattito, che però è solo agli inizi, anche se ha provocato già adesioni entusiaste per l’uno o per l’altro, l’impressione è che Bersani sia chiaro nel proporre la sicurezza di un passato che non c’è più, mentre Franceschini avrà difficoltà a indicare un futuro che è difficile da individuare o progettare.
Per chiudere, va da sè che conterà molto l’idea che ciascuno che parteciperà al dibattito e alla scelta ha e si farà sullo spessore e l’autorevolezza dei candidati. O magari sulla simpatia, come ha detto Debora Serracchiani. A prescindere dalla sua piattaforma.

5 thoughts on “di che parlerà il congresso?

  1. Il Riformista

    Non credo che sia solo una scelta tra candidati ma soprattutto una scelta di “agibilità” politica.
    Veltroni e quindi Franceschini ci propongono un partito che non c’è, se ci fosse, probabilmente sarebbe bello ma purtroppo è una chimera che troppe volte ha coperto individualismi e “fughe” in avanti, a volte quasi un berlusconismo di centrosinistra in cui si decide in pochi ed, a volte, non si sa neanche chi decide, tutto annegato all’interno di un liquido paludoso. Bersani propone un partito vero e concreto, tali ingredienti da soli non possono bastare ma almeno consentono la partecipazione anche di chi non ha il numero di cellulare dei “soliti” noti.

  2. mariano guzzini

    C’è un passato che non c’è più, e ci sono cose del passato che vanno recuperate. Tanto per dirne una facile, “fare politica”, avere rapporti continui e sistematici con pezzi di società scelti come riferimento della propria identità, è un metodo del passato oggi abbandonato che va ripreso. E la stessa cosa è la struttura di partito radicata nella società.
    Dire che i vecchi partiti erano in crisi e che le sezioni non funzionavano non vuol dire che non si debba contrastare quella crisi abbandonandosi alle scorciatoie berlusconiane. Ci sono “fondamentali” della politica che vanno ricostruiti e ripristinati. E se Bersani proponesse questo sarebbe cosa buona e giusta equa e salutare.

    Secondo punto, il partito federale. Se questo primo congresso del partito democratico partisse dal basso invece che muoversi per atti di fede su personaggi nazionali sarebbe la vera svolta della quale ci sarebbe bisogno. Le Marche e Sara Giannini a furia di appiattirsi sul modello di partito liquido e centralista non hanno nè uno statuto nè una carta fondante.
    Ci sarebbe l’occasione per proporre il metodo opposto. Un metodo federalista, che si costruisca dal basso. A suo tempo ci ho provato, in Osimo e dintorni, ma l’infarto e l’involuzione della politica (che poi portò all’amalgama non riuscito) fermò il mio esperimento. Si può riprendere quel ragionamento, magari in Ancona, magari a partire dalla Voce di Ancona democratica?
    Forse no. Ma sarebbe bello.

  3. mariano, penso che i commenti dovrebbero riguardare quello che c’è scritto nei post e non riferirsi a discussioni avvenute altrove e presentate in modo deformato e incomprensibile per i lettori.
    Questo vale anche per il tuo commento a “warm up”.

  4. mariano guzzini

    Sempre più surreale. Questo non è un commento, dici tu.

    Grazie per il deformato e l’incomprensibile.

    Per la verità mi pareva di aver chiaramente citato una espressione (naif) senza riportare alcun ragionamento, per traferirila a Gramillano, del quale, se non ho letto male, si occupava il post. Ma se tocca difendersi a questi livelli forse è il caso di non abusare dell’ospitalità.

  5. Amicus Plato

    mariano, invece io ti ringrazio per “le scorciatoie berlusconiane”, che mi sembra deformante e incomprensibile, tranne a me e a pochi altri.

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