il partito che non c’è 5: laicità e obbedienza

by A.L.
ruini
Altrettanto importante ma perfino più complessa la seconda questione, quella della laicità del partito e dello Stato. Mi pare che sia la mozione Franceschini che quella Bersani la affrontino in modo corretto e convincente. Il che non significa che non ci saranno problemi, sia che vinca l’uno sia che vinca l’altro, ma significa che non è su questo punto, a mio parere, che dovrà vertere la scelta tra i due. Perchè per un partito all’interno del quale militano cattolici e “laici”, socialisti e liberali, quella della laicità è una questione “costituzionale”: nel senso che sul modo di affrontarla deve esserci un’ampia convergenza tra tutti; altrimenti, rischia di essere distruttiva.
E questo modo deve rispettare alcuni principi: la religione ha uno spazio pubblico, nel senso che posizioni motivate dal magistero religioso hanno diritto di partecipare alla pubblica discussione; la politica è autonoma da qualsivoglia magistero religioso ed è compito dei politici trovare le opportune soluzioni e mediazioni sul piano legislativo; nel PD deve esserci uno sforzo sincero a trovare su tutte le questioni eticamente sensibili una posizione unitaria; laddove questo non sia possibile, deve essere accettato il principio della decisione a maggioranza, senza che divisioni in questi casi comportino rottura del “patto costitutivo” del partito.
Nella pratica, le difficoltà non mancheranno. Infatti, la costituzione del PD ha trovato sulla sua strada un ostacolo davvero ingombrante, che si chiama Ratzinger. Intendo dire che la convivenza tra laici e cattolici all’interno di uno stesso partito si fa difficile quando nella Chiesa italiana si affermano indirizzi molto netti e “non negoziabili” sui temi della famiglia, della difesa della vita e e dei limiti da porre alla ricerca scientifica. E quando questo si accompagna ad una ripresa di interferenza nella vita politica e parlamentare che arriva a dettare i contenuti della legislazione e a chiedere obbedienza ai politici cattolici.
Trovo sorprendente – tanto quanto l’ambiguo silenzio sul rapporto con il socialismo italiano, passato e presente – che nel dibattito nel PD sia assente una riflessione sugli indirizzi attuali dell’episcopato. E anche una strategia con cui misurarsi con essi. Si oscilla tra l’appeasement, la rivendicazione della laicità
e la puntata polemica anticlericale, senza mai affrontare un interrogativo di fondo: come ci rapportiamo agli orientamenti, e anche alle inquietudini, nella Chiesa e nelle comunità ecclesiali?
A me sembra che da Ruini in poi ci sia stata un’esplicita ostilità al PD. Questa è motivata dagli indirizzi di cui sopra sulle materie specifiche, ma più in generale da una ragione “politica”: la CEI vede con grande diffidenza un partito come il PD, all’interno del quale non soltanto ci sono laici e cattolici insieme – perchè questo accade anche in molti partiti socialisti – ma nel quale ci sono persone impegnate nella vita delle organizzazioni cattoliche e nel dibattito al loro interno sulle questioni etiche e perfino teologiche; cattolici che hanno come punti di riferimento nella gerarchia Martini e Tettamanzi piuttosto che Ruini e Bagnasco.
Non solo disobbedienti in Parlamento, ma “all’opposizione” dentro la Chiesa.
Sostenitori di una diversa interpretazione del Concilio Vaticano II rispetto a quella che Ratzinger sta cercando di affermare con le sue encicliche.

3 thoughts on “il partito che non c’è 5: laicità e obbedienza

  1. condivido l’analisi, vedo scarso interesse nel blog per questo dibattito ma del resto si sa che della vita e della morte, oltre che in generale dell’etica, piace a tutti discutere in generale e nella propria ognuno fa un pò come gli pare.
    Trovo però azzardato pensare che possa essere accettato il principio di accettare le decisioni della maggioranza su queste questioni da parte dei fondamentalisti nostrani che non si vogliono contare ma vogliono contare. Comunque bene così, noi non mandiamo via nessuno, non facciamoci tentare quindi dall’idea della libertà di coscenza sulle questioni etiche, che di solito è la via di fuga preferita in queste circostanze e che ci fa restare scoperti agli schiaffoni da tutte le parti. Si potesse, darei un doppio voto, Marino e Franceschini.
    Sono daccordo che l’opposizione dentro la Chiesa preoccupa più del partito mischito in sè, soprattutto perchè è evidente che Ratzinger vince ma non convince; del resto per fare bene il papa, e Woytila docet, ci vogliono le palle.

  2. Invito a leggere questo editoriale:
    http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20090813&ediz=20_CITTA&npag=3&file=AC_152.xml&type=STANDARD

    non ho altro da aggiungere e penso sia chiaro perché appoggio Marino!

  3. P.S. Veramente qualcosa da aggiungere lo avrei, questo sondaggio.
    Cito da L’Unità: “Il 59% dgli intervistati è d’accordo con la sentenza del Tar del Lazio che vieta ai docenti di religione di partecipare agli scrutini. È quanto emerge dal sondaggio quotidiano di Sky Tg24, secondo il quale, solo per il restante 41% dei partecipanti, l’ora di religione dovrebbe concorrere ai crediti per la maturità”.
    Ho ragione di credere che se il sondaggio fosse stato distinto per appartenenza politica, ben più del 59% dei votanti Pd avrebbero concordato con la sentenza.

    vedi
    http://www.unita.it/news/politica/87297/ora_di_religione_il_sta_con_il_tar

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