convergenze

by Amicus Plato
ceric
“L’Occidente deve passare per una rivoluzione spirituale. L’attuale collasso economico non è una questione di crisi finanziaria: è una crisi morale. Credo che l’Occidente sia colpevole di sette grandi peccati: benessere senza lavoro, educazione senza morale, affari senza etica, piacere senza coscienza, politica senza princìpi, scienza senza responsabilità, società senza famiglia”.
Chi dice queste parole? Il cardinale Caffarra o lo stesso Benedetto XVI in una sua enciclica? No, le dice in un’intervista anticipata sul Sole 24 ore di ieri Mustafà Ceric, Gran Mufti di Bosnia, uno dei religiosi musulmani più impegnati nel dialogo interreligioso. Come dire, non un fondamentalista.
Le assonanze con gli insegnamenti attuali della Chiesa Cattolica, e del Papa in particolare, sono impressionanti. E se Benedetto XVI attacca i princìpi del 1789 – del 1789, si noti, quelli della Dichiarazione dei diritti, non quelli del Terrore – Mustafà Ceric dice che se le religioni hanno imparato dall’Illuminismo, ora bisogna “illuminare l’Illuminismo” restituendogli la moralità di cui è privo.
Immaginate se gerarchia della Chiesa cattolica e autorità religiose islamiche si unissero in una comune battaglia sul piano etico contro l’Occidente e le sue stanche truppe liberali e democratiche. E se dal piano etico si passasse a quello direttamente politico, dal momento che Mustafà dice che “la politica è troppo importante per lasciarla ai politici”.
Per fortuna, le due grandi religioni monoteiste si fanno concorrenza per il monopolio di quella verità che secondo entrambe dovrebbe vivificare la ragione. Addirittura, la Chiesa rivendica in chiave esclusivista e anti islamica le radici cristiane dell’Europa. Altrimenti ci sarebbe da avere paura che i due antiilluiminismi si unissero.
C’è materia di riflessione per tutti quelli che, anche a sinistra, plaudono alle encicliche del Papa e per quegli ex liberali divenuti teocon, pronti a sacrificare princìpi della libertà e della laicità in nome della difesa del continente nella prossima “guerra di civiltà”.

One thought on “convergenze

  1. stefano perilli

    E’ lecito che le Chiese, tutte quante, offrano alla società una loro interpretazione delle patologie che la affliggono, effettuino la diagnosi e propongano la cura: in questo modo assolvono ad un compito che nessuno, anche il più laico tra i laici, può ragionevolmente ritenere di esclusiva competenza della “sfera temporale”. Per nulla lecito è invece comportarsi come l’unico medico di Corte, ovvero imporre, seppur indirettamente, diagnosi, cura e persino profilassi: in questo caso si opera per un sistema sociale squilibrato che nulla ha a che fare con una Società che si ritiene “Moderna”, figlia non solo della Rivoluzione Francese, ma prima e soprattutto del Diritto Romano, laddove –se non erro- nella Repubblica il Console era un Magistrato ma non certo un Sacerdote.

    Questo improprio atteggiamento delle Chiese tradizionali è un vizio che appartiene in generale alla natura umana -in tutte le sue forme organizzative- e vale anche per i Partiti politici, quando nel nome del “Bene Comune” pochi autorevoli esponenti decidono a nome di tutti anche se nessuno li ha delegati a farlo e, magari, compiono scelte contrarie al comune buonsenso.
    Il Partito Democratico sembrava dovesse esistere anche per contrastare questi vizi congeniti, ma l’autoreferenzialità che i vertici regionali e nazionali continuano a manifestare sostenendosi e legittimandosi vicendevolmente pare non tener conto di questi alti obiettivi, anzi tende ad intimidire ogni slancio teso a perseguirli, umiliando un mondo che ha testa e cuore ma continua a non avere voce.

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