fini o casini?

by Amicus Plato
fini casini
Gianfranco Fini non è di sinistra, come provocatoriamente dice Feltri – impegnato a mazzolare tutti quelli che non si allineano a Berlusconi – che lo invita a “rientrare nei ranghi”. Terminologia vetero-fascista che scandalizza perfino Il Secolo d’Italia.
Piuttosto, il suo modello è Sarkozy: gollismo modernizzato, laico e costituzionale. Un interlocutore con cui si può immaginare di fondare quel bipolarismo maturo che era nei progetti del PD: competizione anche aspra per il Governo, ma in quadro di regole condivise e di rispetto reciproco tra destra e sinistra.
Le sue prese di posizioni sul ruolo del Parlamento, significative per chi ha sempre sostenuto il regime presidenziale (alla francese, appunto), sulla laicità dello Stato e sulla legge sul testamento biologico o sulla politica per l’immigrazione, vanno in questa direzione. E gli procurano la diffidenza della CEI, i rimproveri della Lega e di molti del PDL, compresi molti ex AN, che ormai hanno portato il cervello all’ammasso di Berlusconi.
Su un altro versante c’è Casini, certo più affine al centrosinistra per la sua storia di democristiano, che invece ripropone sistema proporzionale e partito di centro, di ispirazione cattolica e ago della bilancia tra gli schieramenti, destinati a scomporsi. La sua politica dei due forni in questo momento appare vincente: sul tavolo da gioco delle elezioni regionali del 2010, PD e PDL fanno a gara per allearsi con lui e l’UDC.
Casini rifiuta un’alleanza strategica, rinvia alle decisioni caso per caso, regione per regione, che possono massimizzare il risultato. Lo fa anche perchè un’alleanza organica ridurrebbe il suo potere contrattuale, che vuole spendere per una legge elettorale che la faccia finita col bipolarismo. Che considera innaturale per l’Italia.
E poi, no si sa mai: se di qui a qualche mese il Cavaliere fosse travolto dagli scandali?
Nel PD, le azioni di Casini sono in salita, specie sul versante Bersani. Il fatto è che la carta Casini può essere spesa subito, quella Fini è più problematica: vale se davvero Berusconi, come dice D’Alema, ha raggiunto il culmine di popolarità e potere e ha iniziato la china discendente. Ma chi lo sa? E se l’ex capo di AN fosse abbandonato dai suoi? E poi nel PD non manca chi condivide l’idea che il bipolarismo abbia fatto il suo tempo.
Intanto ci sono le elezioni regionali. E il breve termine prevale sempre sulla prospettiva.

2 thoughts on “fini o casini?

  1. danilo tittarelli

    Nei giorni scorsi più volte ho pensato: che fine ha fatto Casini? Come mai non si vede, non si sente nonostante gli apparati ecclesiastici siano alla ribalta nello stomachevole Caso-Avvenire-Boffo, nella ben più ampia e vituperata vicenda Berlusconi-Papi-Escort. Ebbene in men che non si dica è riapparso, o meglio, non che fosse scomparso, anzi… come pensavo era più che presente ed impegnato.. a preparare il Grande Centro (Centro di che cosa?). Nei mesi scorsi a chi, ostinatamente Berlusconiano, e permettetemi, ottusamente e ciecamente venerando del Padrone, diceva che “è tutto un complotto della sinistra” rispondevo: “Beh, non so. Ma credo che oltre alla ormai deriva autolesionista di Berlusconi e alla sua improvvida epopea di Superman (attento Signor Presidente, prima o poi anche la criptonite si esaurisce!), contribuisca certamente il minuzioso e laborioso pro-getto di una coalizione di Alti Prelati e annessi adepti-delfini-rifiutati….” Forse la mia era un’analisi mica tanto azzardata, a quanto viene ipotizzato(?) nelle ultime ore. Così come alcuni gironi fa ho scritto sulla mia Bacheca di Facebook: “Ginafranco Fini scalda i motori…”. Ebbene prima del Caso -Giornale-Feltri, avevo sentore che l’aria stesse definitivamente prendendo una brutta piega. Chi quindi sarebbe il successore del dopo Berlusconi. Credo che, come dice ancora il “devoto” Casini, sia iniziato il dopo Berlusconi. Certamente non grazie ad una opposizione ferma, coerente e alternativa al berlusconismo imperante da quasi vent’anni, ma soprattutto grazie all’implosione di Berlusconi stesso, trafitto dalla propria sconsiderata megalomania che l’ha portato a minare le basi della sua esistenza: gli affetti familiari ribellatisi a cotanta tracotanza incontenibile. E allora in questo caldo inizio autunno, dove la precarietà, in senso ampio, sta travolgnendo la nostra Nazione, e dove mi sto appassionando sempre più alla vera rivoluzione democratica che propone Ignazio Marino, mi auguro che venga presto un governo istituzionale, e, da italiano, spero proprio che sia rappresentato da Gianfranco Fini.

  2. Sul caso Fini, segnalo la risposta data da Bersani al giornalista che lo intervistava alla festa nazionale del Pd di Genova.
    Alla domanda sui fragorosi applausi ricevuti da Fini, Bersani ha detto: “Lo hanno applaudito perché ha detto cose assolutamente condivise dal nostro popolo”.
    Peccato che certe cose su laicità dello stato, integrazione degli immigrati ecc. le dica il “compagno Fini” e non l’ex compagno Bersani…

    Riguardo all’Udc e Casini, vedo un gran ragionare in termini puramente aritmetici in vista delle Regionali 2010: se nella regione A il Pd ha preso alle Europee x e l’Udc y allora basta sommare x+y per avere oltre il 51% e vincere.
    Alle elementari si insegna che non si sommano le pere con le mele! Siamo sicuri che i due elettorati siano complementari e sommabili?
    Si parla poco o nulla invece di programmi e di buongoverno.
    Poi ovviamente che si cerchi di portare l’Udc dalla nostra parte è ragionevole e opportuno, ma se il prezzo da pagare è lo snaturamento della linea politica del Pd o lo scaricare IdV, alla fine il risultato rischia, anche solo aritmeticamente, di essere zero o addirittura meno di zero!

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