chi ha vinto?

by Amicus Plato
nixon kennedy
Questo post non piacerà ai sostenitori di Bersani che lo considereranno di parte, ma con l’obiettività di cui sono capace penso che se c’è un perdente nel dibattito su YOUDEM tra i candidati alla segreteria del PD, questo è Bersani. Non c’è da stupirsi se al termine è stato il meno entusiasta all’idea di farne un altro su una rete nazionale. E che, contrariamente a quello che è sembrato a me, Il Riformista, che sostiene Bersani, scriva oggi che il dibattito è stato noioso e praticamente inutile.
A me è parso interessante, corretto e ben condotto da Tiziana Ferrario e Maurizio Mannoni.
E Bersani ha fatto un po’ la figura di Nixon contro Kennedy nel famoso dibattito del 1960 che inaugurò la stagione dei dibattiti televisivi tra candidati: testa pelata e capelli troppo neri, sembrava quasi che non ci tenesse a vincere o che snobbasse il confronto; occhi al tavolo, iniziava ogni risposta con un “mah”, tipico modo del rifomismo emiliano dei tempi del PCI, quando si doveva annacquare il radicalismo ideologico di qualche interlocutore riportandolo alla concretezza.
Ma qui non c’erano Ingrao o Bertinotti, bensì Franceschini e Marino, ben altrimenti a loro agio col mezzo televisivo: affermazioni nette, sguardo diretto e tono deciso, tanto quanto Bersani, magari per onestà intellettuale, dava risposte più sfumate, consapevole di quanto sia difficile fare seguire azioni conseguenti a impegni troppo netti. Poi, consapevole del rischio di apparire troppo “moscio”, scandiva le parole e gesticolava troppo.
Sorprendente la disinvoltura di Marino, che ha il difetto di apparire un po’ “secchione” e anche sgradevole quando elenca la lista di proscrizione dei “cattivi” del PD. E contraddittorio quando loda Di Pietro, colpevole, a suo dire, solo di qualche eccesso verbale. Ma comunque efficace. Come pure Franceschini.
I sostenitori di Bersani diranno che quello che conta sono i contenuti, ma su quelli le differenze non sono poi grandi e gli avversari non sono stati da meno dell’ex ministro.
Sulle prospettive politiche, Bersani ha preso l’applauso quando ha detto che il più “antiberlusconiano” è chi Berlusconi lo manda a casa, ma poi si è incartato in un confuso appello ad una grande alleanza e in un richiamo all’Ulivo, che Franceschini ha avuto gioco facile a contestare richiamando la stagione triste delle alleanze “da Diliberto a Mastella”.
Marino ha attaccato spesso Franceschini e il segretario in carica l’ha rimbeccato chiedendogli di accettare il principio secondo cui chi prende più voti nelle primarie è il segretario, a prescindere dal fatto che raggiunga o meno la maggioranza assoluta. Il principio, a giudicare dall’applauso, piace, ma non ha giustificazioni: uno statuto non è per una sola competizione e così come è congegnato consente fino a sei candidati di competere e se si accettasse il principio caro a Franceschini uno di loro potrebbe vincere anche solo col 20% dei voti.
Ma l’insistenza di Franceschini sottende probabilmente il timore che in caso di ballottaggio Marino si schieri con Bersani.
Tutti e tre hanno considerato molto positiva l’esperienza delle primarie, come occasione di partecipazione democratica ed è curioso che nè Franceschini nè Marino abbiano sfruttato il tema. Sarebbe bastato dire: “cari elettori che andrete a votare il 25 ottobre, sappiate che se vince Bersani non sarete più chiamati a farlo”.

5 thoughts on “chi ha vinto?

  1. Al di là degli esiti del “triello” di ieri, è abbastanza surreale che i tre candidati, per potersi finalmente confrontare, abbiano dovuto farlo su un canale satellitare di nicchia nel primo pomeriggio di un giorno feriale.
    La conseguenza è che quasi nessuno ha assistito direttamente, a parte una schiera ristretta di aficionados sfaccendati e di addetti ai lavori.
    Così il giudizio dul confronto che si formerà un normale elettore delle primarie è in realtà un giudizio sui resoconti come questo di antelitteram, peraltro acuto e puntuale come sempre.
    Non si può replicare su RAI3 in prime time?
    Nel PD siamo tutti democratici, ma non esattamente.

  2. danilo tittarelli

    Caro Amicus Plato, non so chi si cela sotto questo, suppongo, pseudonimo, ma devo ammettere che questo tuo post è veramente obiettivo. E non lo dico solamente e ovviamente da sostenitore di Marino. Credo che veramente la tua disanima sul confronto Tv sia non solo condivisibile ma palesemente corretta. Aggiungo però, grazie a Marino questo è stato possibile. Una grande prova di democrazia, di confronto e finalmente di visibile e, aggiungo, inevitabile differenza tra i tre leaders, e quindi tra le tre mozioni, a questo punto, tra le tre “visioni” di Partito Democratico. Nel corso del campagna pre- congressuale molti avevavno tentano (invano!) di omologare, o meglio di omogeneizzare le tre mozioni spacciandole per interscambiali. Non è affatto così. E il confronto Tv ne è la riprova. Mi spiace che Bersani non abbia colto l’importanza che ha e avrà questo confronto liquidando il tutto dicendo: “Mah, spero che la gente non si sia annoiata. Un prossimo incontro? Non so. Un partito è una cosa seria, non è spettacolo” (questo più o meno sono state le sue affermazioni e mi assumo la responsabilità di eventuali inesattezze). D’accordissimo sulla serietà. La politica è una cosa seria (discussi con Andrea Gramillano a tal proposito nelle precedenti elezioni Comunali) e un confronto come quello visto e ascoltato non è spettacolo, non è reality show, non è giornalismo da novella 2000 stile Vespa, o da maccartismo stile Feltri e Canale 5, non è nemmeno talk show sguaiato come molti programmi degli ultimi anni detti di “approfondimento politico”(?!?!). Questo è servizio pubblico, come la Rai non sa fare da molto tempo, e come mediaset non vuole fare ovviamnete per motivi commerciali (nel senso più becero del termine). Bersani non si è accorto che la storia è cambiata, e che quindi un senso deve essere dato, tenendo conto che la televisione se “ben ustata” è imprescindibile per comunicare. Cosi come le nuove tecnologie. E questo Marino lo sa bene e Franceschini pare lo abbia imparato. Ribadisco che il 25 ottobre dobbiamo votare in tanti. Fieri di essre Democratici. E, permettetemi, ma votare Marino farà veramente una gran bella differenza.

  3. Buon commento. Franceschini è quello che riesce ad ntusiasmare di più. Bersani, è bravo e lo sappiamo, ma di questi tempi non è adatta: roppo accomodante. Marino mi piace, eccome. Penso, però che devo favorire Franceschini per escludere la segreteria a Bersani che, mi sa, continuerà a battere le vecchie strade e non farà pulizia nel PD… e ce n’è bisogno. Marino è il più adatto a quetsa operazione. Gli elettori premieranni chi ripulirà il Pd, specie in Campania. E’ uno schifo! Sono ancora inediciso tra Franceschini e Marino. Vedrò di chiarirmi ancora meglio. C’è una settimana.

  4. mariano guzzini

    Ma l’avete visto Bersani da Santoro? Sembrava un pugile suonato. Non reagiva a provocazioni facili facili.

    La vignetta di Vauro riassumeva bene i termini del nostro problemazzo: “che vinca il migliore, purchè esista”. Defendemos ecc ecc

  5. Il Riformista

    Per fortuna che il dibattito tra i tre candidati non lo ha visto quasi nessuno perchè, forse, non è questo il momento di continuare a farsi del male. Per Guzzini: a casa vostra avete gli specchi?

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