la carifac e la vocazione maggioritaria

by Amicus Plato
merloni
Bruciante sconfitta per Francesco Merloni e la sua cordata nell’assemblea dei soci della Cassa di risparmio di Fabriano. In pochi lo hanno seguito e l’assemblea ha approvato a larga maggioranza la proposta che di fatto porterà la Cassa sotto il controllo di Veneto banca.
D’altra parte la sua posizione era poco credibile: avrebbe dovuto chiedere un’azione di responsabilità per gli amministratori che hanno portato la Cassa sull’orlo del dissesto imponendo il salvataggio da parte dei veneti. Ma come farlo se il Presidente della Cassa era proprio un uomo di sua fiducia?
Non è detto che sia finita qui, ma intanto che Merloni sia battuto nella sua Fabriano da un’intesa tra Fondazione e Cassa, da sempre molto sensibili alla sua influenza, è un segno dei tempi. Che si unisce alla crisi della ARDO del fratello Antonio e al passaggio di mano delle aziende di famiglia alla terza generazione degli imprenditori fabrianesi.
Un passaggio di fase, il cui significato va oltre Fabriano per ripercuotersi su tutta la regione.
Merloni e la sua famiglia erano già protagonisti della vita economica e politica dell e Marche negli anni Ottanta, ma allora c’era in prima fila Arnaldo Forlani. Con la scomparsa di Forlani, Merloni assume una leadership nell’area centrale dell’arena politica che si accompagna a quella che esercita nel mondo imprenditoriale.
Nel momento convulso del 1995-1996, quando per gli effetti di Tangentopoli il PDS si ritrova il potere in mano, Merloni pilota il partito popolare verso il centrosinistra e Spacca entra nella Giunta D’Ambrosio. Da allora Merloni svolge una funzione fondamentale di cerniera e di garanzia verso l’elettorato di centro e soprattutto verso il mondo imprenditoriale, che per parte sua sarebbe in grande maggioranza con Berlusconi, ma che non si pone mai in aperto contrasto col centrosinistra.
E’ chiaro che sia per i cambiamenti economici sia per il semplice passare del tempo, questa situazione sta cambiando e la crisi proprio nel fabrianese, con i suoi riflessi sul dissesto della Cassa, ne è una dimostrazione. Spacca se ne rende conto e si impegna molto per mantenere i legami con gli imprenditori e tamponare la crisi che colpisce proprio a casa sua. Per ora ci riesce e vincerà le elezioni, ma poi ci vorranno nuovi equilibri.

Beh, ma che c’entra la vocazione maggioritaria, parola d’ordine di Veltroni e del PD, poi ridimensionata e messa nel cassetto da Bersani? C’entra perchè la sfida per il PD era ed è quella di conquistare il consenso di ambienti centrali, sia dal punto di vista economico che politico, senza intermediari e garanti.
Vocazione maggioritaria vuole dire appunto questo: che il PD, per il profilo, il programma, la leadership, le relazioni sociali è in grado di compiere questa operazione senza delegarla ad altri.
Quando Veltroni mise in lista e negli organi dirigenti del partito persone come Colaninno e Maria Paola Merloni, al di là degli aspetti di immagine, il messaggio che voleva mandare era appunto questo: il PD non “si allea” con l’industria, secondo un tradizionale schema di politica delle alleanze, ma apre direttamente le porte a suoi rappresentanti, magari quelli della nuova generazione.
E’ chiaro che l’operazione Ucchielli va in un’altra direzione, parla all’elettorato più tradizionale della sinistra, quella delle vallate marchigiane rosse. L’alleanza con l’UDC sembra più una composizione che una sintesi.
Nella prossima legislatura le cose si chiariranno ma di certo non rimarranno come prima.

One thought on “la carifac e la vocazione maggioritaria

  1. …meno male che Silvio c’è… (non “quello”, l’altro)

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