la lezione pugliese

by Amicus Plato
vendola
Difficile immaginare un modo peggiore di gestire la candidatura del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia di quello seguito dal PD, nazionale e locale.
Si è pensato di rimuovere un presidente uscente con un’operazione verticistica voluta e guidata da Roma in nome di un’alleanza con l’UDC di cui il sacrificio di Vendola doveva essere il prezzo. Poi, resisi conto che il presidente uscente non si sarebbe fatto da parte di buon grado, si sono accettate le primarie, pensando che la mobilitazione del PD e l’impegno personale di D’Alema in quella che è considerata una “sua” regione sarebbero stati sufficienti a ribaltare il risultato delle primarie di 5 anni fa, quando Vendola aveva battuto Boccia.
Mostrando di non avere affatto il polso del consenso e ficcandosi in un vicolo cieco: con le primarie era evidente che Vendola avrebbe vinto, e senza di esse il presidente uscente si sarebbe comunque candidato e avrebbe portato via un sacco di voti al candidato del PD e dell’UDC.
Il risultato è stato uno smacco grave per il PD pugliese, per D’Alema e anche per Bersani, che ci aveva messo la faccia, accanto a quella di D’Alema.
Ancora una volta, si è visto come la logica delle primarie sia indigeribile al vertice del PD: le snobbano, convinti che in fondo la politica la fanno i vertici e che l’intendenza segue, poi le accettano convinti che gli elettori siano disposti a seguire il vertice qualsiasi cosa proponga.
Ora, avendo proposto la Puglia come una specie di laboratorio dell’alleanza con l’UDC, rischiano di dare un colpo ad un progetto politico che ha la sua ambiguità e le sue controindicazioni, ma ha anche le sue ragioni e giustificazioni.
Molti leggeranno il voto pugliese come un segno che gli elettori del PD preferiscono la sinistra radicale all’UDC e sono più “a sinistra” della loro dirigenza. Può darsi che in qualche misura questo sia vero – d’altra parte è ciò che accade normalmente nelle primarie, perchè gli elettori che partecipano alle primarie sono più sensibili ai temi identitari dell’elettore medio – ma la lezione a me pare soprattutto un’altra: gli elettori hanno voluto contestare un modo arrogante di fare politica e guidare il partito. Bersani si era presentato come quello che voleva ripristinare regole di vita democratica rispetto al leaderismo di Veltroni: questa vicenda, come altre in giro per l’Italia, ha suscitato il sospetto che per il gruppo dirigente del PD ciò significasse sostituire al leaderismo pratiche oligarchiche e centralistiche ancora meno accettabili.

8 thoughts on “la lezione pugliese

  1. Neanche io credo che il voto per Vendola debba essere necessariamente interpretato come manifestazione di preferenza verso la sinistra radicale, piuttosto che verso l’UDC. Credo, invece, che sia stato il frutto della ribellione del “popolo delle primarie” verso una oligarchia sempre più ristretta – tra defaillance, autoesclusioni, espulsioni, distinguo e “prudérie” – che va facendo troppe pernacchie alla società civile che l’aveva imprudentemente legittimata due anni e mezzo fa’…

  2. La candidatura di Boccia era non giusta ma giustissima, perché delineava un’idea di democrazia alternativa a quella populista berlusconiana.
    Purtroppo non c’è il PD e non c’è classe dirigente per sostenere una battaglia così in questo Paese.

    Leggere le dichiarazioni di autorevoli esponenti della corrente di Franceschini che invitavano a votare Vendola e poi apprendere che hanno festeggiato per la sconfitta di un candidato del loro stesso partito non fa solo tristezza, ma denota tutta la miseria di questa classe dirigente

  3. stefano perilli

    Un mio amico pugliese, convinto sostenitore del PD, mi dice che Vendola in questi anni ha governato bene, con polso e saggezza. Per questo lo ritiene in grado di vincere le elezioni e di ripetere la sua buona performance, purché goda dell’aiuto di tutto il centrosinistra, PD compreso.
    Si conferma quella percezione della frattura enorme tra il popolo delle primarie, che ha sostenuto Franceschini come anche Bersani e Marino, e la classe dirigente, con la testa incastrata in strategie da salotto che, a volte, falliscono miseramente.
    Non vorrei inquadrare la nota di Barbara il questo contesto e faccio fatica a capire perché Boccia sarebbe l’unico in grado di rappresentare un’idea alternativa di democrazia rispetto a Berlusconi. Aggiungo che le primarie del centrosinistra le ha vinte il Presidente uscente di una coalizione dove il PD aveva, e potrà ancora avere, un ruolo determinante: a lui deve andare tutto il nostro convinto sostegno, altrimenti ci giochiamo le ultime briciole di credibilità!

  4. Di male in peggio. Quello che racconta Barbara è l’aspetto più truce di un partito che non ha né capo né coda, forse perché è frutto di un matrimonio di convenienza. Ed è condotto da gente che in realtà non ci ha mai creduto.

  5. Populista o popolare, Barbara? Con quello che scrivi, delinei bene il “far politica” della classe dirigente del PD – ma non solo – insulsa, arrogante, autoreferenziale, inzuppata di superbia, che considera il “popolo” un insieme di bambini irresponsabili e giocherelloni: “Al vostro bene ci pensiamo noi e manco vi diciamo come!”

    Boccia sarà pure un personaggio eccellente, e chi lo mette in dubbio? Ma è lontano dal popolo, quello stesso popolo che è arcistufo di farsi prendere in giro da chi, palesemente, ha trasformato la politica in un mestiere per pochi cooptati politicanti, meglio se mediocri (ringraziano e non rompono), incompetenti (non si accorgono delle scemenze che dicono e fanno i capi), supinamente ubbidienti e intruppati.

    La “gente”, anche a costo di sbagliare, vuole riappropiarsi di ciò che è suo: decidere del proprio destino. E in Puglia lo ha dimostrato. Prima lo capite, meglio è…

  6. Ho già espresso in altre occasioni il mio convinto sostegno alle “Primarie” come metodo migliore per scegliere i candidati alle cariche monocratiche (Sindaco, Presidenti di province e regioni, Presidente del Consiglio): del resto lo prevede anche lo Statuto del Pd, che se non vuole essere “Partito Disastro” come titola oggi “Il Fatto Quotidiano”, ma appunto Partito Democratico, non può che adeguarvisi.
    Anche in questa occasione c’è stata una larghissima partecipazione – segno evidente che gli elettori gradiscono lo strumento – e il risultato non mi sorprende: da spettatore esterno, visto che non abito in Puglia, mi sembra che Vendola abbia ben amministrato e comunque gli elettori pugliesi avranno la possibilità col loro voto tra due mesi di giudicarlo.
    Per quanto riguarda Boccia, sicuramente era un candidato preparato come dice Barbara, ma evidentemente gli elettori del Pd in Puglia hanno ritenuto Vendola più adatto al ruolo.
    Mi si permetta la banalità, ma non tutti i bravi musicisti sono adatti a fare i direttori d’orchestra, così come non tutti i calciatori bravi sarebbero dei bravi allenatori: non è solo questione di carisma, ma anche di attitudini personali.
    Insomma, non credo affatto che Boccia avrebbe avuto maggiori chance di vittoria grazie all’appoggio dell’Udc: dovrebbe essere evidente che per vincere le elezioni si tratta innanzitutto di “fare il pieno” di voti nel proprio bacino elettorale senza illudersi di poter strappare molti consensi con una candidatura adatta allo schieramento avverso.
    Comunque proprio il caso Puglia, con la candidatura della Poli Bortone da parte dell’Udc potrà, in base ai consensi che otterrà, dimostrare quanti voti si possono strappare all’avversario. Secondo me la Poli Bortone, pur essendo un candidato valido e popolare, non andrà oltre il 10%. Comunque vedremo tra due mesi se ho ragione.
    Le Primarie oltre che uno strumento di democrazia dal basso, possono essere utili anche in tutte quelle situazioni in cui personalismi o disaccordi tra i partiti della coalizione, rendono difficile raggiungere decisioni condivise sul candidato presidente: vedi ad esempio Umbria o Calabria.
    E proprio il caso Vendola dimostra anche che non è affatto vero che le Primarie vedrebbero giocoforza la vittoria dell’esponente del Pd, cioè del partito maggiore della coalizione, purché si proponga un candidato valido.
    In definitiva penso che la vera ragione dell’avversione di molti nel Pd e negli altri partiti del centrosinistra per le Primarie risieda innanzitutto nella volontà di avere le mani libere nel tessere le loro alleanze, talvolta anche sottobanco e, soprattutto, nello spingere verso un superamento del bipolarismo, come dice bene Massimo Franco in questo editoriale di ieri sul Corriere della Sera

    http://www.corriere.it/politica/nota.shtml

  7. Il Riformista

    Chi ha gestito l’operazione Boccia ha perso. Saprà capire? Ma soprattutto saprà capire la classe dirigente del PD che non si può continuare a gestire il partito senza ascoltare i suoi iscritti? A proposito il segretario Fontana quando pensa di convocare l’Unione Comunale di Ancona?

  8. Se posso inserirmi nell’interessante dibattito desidererei chiedere anche io a Barbare perchè ritiene Boccia l’unico in grado di contrastare Berlusconi e la sua politica. A tal proposito un ragionamento l’avrei sviluppato, ma spero di sbagliarmi.

    Altrove, magari dove la politica di professione ha fatto bene il suo compitino, non si sono fatte primarie con la sola scusante del secondo mandato e della scorrettezza che risiede nel chiedere ad un eletto ad una carica monocratica uscente di passare per il, apparentemente grande, travaglio delle primarie che agli occhi del popolo qualcuno racconta essere una sorta di sfiducia.
    Solitamente si tratta di luoghi dove il rinnovo della candidatura è sinonimo di elezione, feudi di sinistra sempre più radi.

    La situazione di Vendola, che diciamocelo ha meritatamente strappato la Puglia alla destra anche grazie alla congiuntura politica di allora, è diversa perchè si teme che la coalizione uscente non sia più sufficiente e quindi pur di portare a casa un’altra regione, nel tentativo di limitare i danni si ricorre anche a rimangiarsi quanto detto altrove.

    Qui bisogna chiarirsi, non si era detto che era finita l’era del Partito che si alleava con chiunque da Occidente ad Oriente pur di governare? Non si era detto che contava l’etica e che era meglio restar fedeli alle proprie idee che l’elezione a tutti i costi?

    Per caso qualcuno comincia a notare che mancano troppe poltrone e comincia a far caldo al governo di questo partito?

    Forse, ma forse, qualcuno comincia a vedere che questo non è più il Partito del Bengodi?

    Forse, ma forse, la strada per uscirne però non è questa.

    Per quando è prevista la nascita del Nuovo Partito?
    Magari scopriamo che è come per gli allenatori di calcio, basta cambiare il volto che la squadra si riprende.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *