l’area democratica è un po’ dissestata

by Amicus Plato
fassino
L’Area democratica sarebbe quella della minoranza uscita dal congresso e dalle primarie per la scelta del segretario PD, nelle quali gli elettori hanno preferito Bersani a Franceschini.
Ma lo schieramento che la compone era raccogliticcio fin dal principio. C’è Franceschini, di provenienza popolare ma scelto da Veltroni, c’è appunto Veltroni, c’è Fassino e ci sono gli ex popolari di Fioroni e Marini.
La linea Veltroni – per intenderci vocazione maggioritaria, primarie, ecc. ecc – non è mai stata realmente condivisa in questa aggregazione. Gli ex popolari appoggiarono Veltroni perchè egli era appunto minoranza tra gli ex DS e questo li garantiva da un imprinting DS troppo evidente e dava loro una golden share nella conduzione del partito; appoggiarono Franceschini perchè era uno di loro, ma sono sempre stati più vicini a Bersani su molti punti – politica delle alleanze, forma partito – che non a Veltroni. Quanto a Fassino, si schierò più che altro contro D’Alema che non a favore di Veltroni: sulle questioni dirimenti è sempre stato tiepido.
D’altra parte, anche l’altro schieramento non era così omogeneo, visto che al suo interno c’era la componente Bindi, anche questa schierata più contro i popolari, compagni di partito nella ex Margherita, che non per adesione alla linea Bersani – D’Alema: lo si vede ora che la nuova presidente del PD non manca di differenziarsi dalla segreteria su questioni importanti, come l’alleanza con l’UDC (vedi nelle Marche).
Non è quindi una sorpresa che l’area rischi di sfasciarsi: già l’accettazione da parte di Franceschini della carica di capogruppo alla Camera, che gli dovrebbe impedire di guidare l’area di minoranza, era fonte di ambiguità.
Ora, la scelta del candidato presidente nella Regione Umbria sta facendo precipitare le cose. Dapprima, la presidente uscente Rita Lorenzetti (dalemiana) ha accarezzato l’idea di candidarsi per la terza volta, malgrado che lo statuto regionale del partito lo vieti. L’area democratica ha contestato questa intenzione e ha candidato Mauro Agostini, deputato e già tesoriere del partito con Veltroni. Si andava verso le primarie – i bersaniani avrebbero candidato Katiuscia Marini, deputato europeo – quando scoppia lo scandalo: Agostini si ritira dalla competizione accusando di tradimento molti della sua area, e cioè i popolari, che con l’aiuto dei fassiniani gli hanno contrapposto un altro candidato, Bocci, uno dei loro, venendo meno alla promessa di appoggio.
Giochi locali, direte voi. No, in primo luogo perchè l’Umbria è una delle regioni sicure per il centrosinistra e l’unica in cui sarebbe stato candidato un veltroniano; in secondo luogo, perchè nella faccenda si sono direttamente impegnati i leader nazionali, a dimostrazione che il dissesto dell’area di minoranza del PD non è un fatto locale.
Già subito dopo l’elezione di Bersani, erano cominiciate le grandi manovre: un po’ per le affinità politiche di cui sopra, un po’ perchè alcuni in minoranza non ci vogliono proprio stare, si sta formando ormai una larghissima maggioranza intorno a Bersani, che esclude soltanto Veltroni, i prodiani e in parte la stessa Bindi. Naturalmente, in attesa dei risultati elettorali, che daranno una misura della forza del segretario e delle prospettive dell’alleanza con l’UDC.
Le Marche hanno fatto scuola. Qui infatti si sono anticipati i tempi con la candidatura unitaria di Ucchielli che ha visto convergere tutti, tranne Veltroni, che nelle Marche di fatto non c’è, e l’area Bindi. Il piglio con cui Ucchielli ha subito dato seguito alla linea dell’alleanza con l’UDC e all’affossamento delle primarie sono il segno di questa larga convergenza, che è in nuce anche a livello nazionale. E come ad Ancona è stata Silvana Amati a condurre l’operazione, in Umbria è un’altra stretta collaboratrice di Fassino, Marina Sereni, a segare Agostini.
Nessuna sorpresa: nel 1994 Fassino sostenne Veltroni contro D’Alema per la segreteria del PDS, ma il giorno dopo la vittoria di D’Alema era già passato armi e bagagli con il vincitore. Fu compensato quando D’Alema divenne capo del Governo e gli cedette la poltrona di segretario, ma poi ci litigò quando D’Alema gli preferì Veltroni come primo segretario del PD e alle primarie dell’anno scorso si schierò con Franceschini. Ma questo ha perso e Fassino in minoranza proprio non ha voglia di starci.

3 thoughts on “l’area democratica è un po’ dissestata

  1. …Amicus, sarà per la questione del carro del vincitore – sempre particolarmente affollato e prontamente assaltato – che le nostre e i nostri sono tanto preoccupati per le fermate dei treni soppresse nelle Marche?

  2. Il Riformista

    Perché nel PD c’è un’area non democratica?

  3. …sì, Riformista. E’ la classe dirigente.

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