manifesti e slogan

by Peggy
FRONTE POPOLARE
Comincia la campagna elettorale per le regionali e già le vie, i viadotti e i parcheggi delle nostre città sono invasi dai poster dei candidati.
Quello di Spacca è molto ben fatto: colori autunnali ma rassicuranti, il candidato si sporge sorridendo come da un sipario. Sembra il vicino di casa che passa a salutare e se l’inquadratura fosse intera non ci sorprenderemmo di vedergli in mano un mazzo di fiori o un vassoio di castagnole. Se fosse Berlusconi, farebbe cucù. “Il buon governo che pensa a te” è lo slogan corrispondente. L’altro “La storia del nostro futuro”, come molti slogan, non dice niente: un mezzo ossimoro come rinnovamento nella continuità o tradizione e innovazione. Viene da pensare che il suo significato è che abbiamo la DC nel nostro passato e ce l’avremo anche nel futuro. Non ce ne libereremo mai.
Molto meglio di quello del suo avversario Marinelli: lui è un po’ ingessato con un sorriso poco naturale, i capelli di un colore improbabile. Per fortuna, ha abbandonato l’orrenda mìse Daks, giacca e cravatta a quadri, che aveva messo in occasione della presentazione della sua candidatura. Lo slogan “insieme per cambiare la scena” (se non ricordo male) è debole. Bisogna cambiare gli attori, dal suo punto di vista, più che la scena. Brutta copia del “Voltiamo pagina” di Bugaro nelle elezioni di Ancona.
E’ interessante che la sinistra abbia imparato più della destra, che pure ha avuto come insegnante un maestro come Berlusconi. Ancora gli inguardabili sfondi azzurri della prima Forza Italia (Bugaro, Silvetti), i sorrisi piacioni, gli slogan vuoti: “Idee e fiducia” (Bugaro), “Un nuovo orizzonte (Silvetti), “Un nuovo punto di vista” (Zinni) che non evocano nè un’idea delle Marche nè un punto di programma.
Invece Badiali ha un bel manifesto stile Spacca che richiama al lavoro – è assessore al Lavoro e l’occupazione è la priorità del programma. Busilacchi si propone con l’aria del professorino intelligente e un po’ saputo e scrive “new” in stile faceboook sulla sua foto. Lo slogan “La nuova politica al lavoro” è abile: si batte sulla novità in una lista che ne ha poche e ancora sul lavoro, giocando sulla polisemia. D’altra parte, Busilacchi è il direttore dell’IRES CGIL e conta sull’appoggio del sindacato.
La nuova politica richiama Veltroni e il lavoro la parte laburista del PD: un colpo al cerchio e uno alla botte gli daranno i voti che gli mancano per entrare tra gli eletti?
Non facile, c’è Stefania Benatti con la sua aria da boy scout e c’è Marco Luchetti: bel poster con colori scuri, lui è di profilo col mento appoggiato sul pugno chiuso. Atteggiamento un po’ artificiale, ma trasmette il messaggio: attenzione e energia. Come lo slogan: un voto forte. Anche la pancia dà una sensazione di potere.
Era la mossa tipica di Gianni Agnelli, ma lui era seduto con le gambe accavallate e l’orologio sopra al polsino.
Luchetti non detterà la moda ma verrà eletto.

One thought on “manifesti e slogan

  1. danilo tittarelli

    Interessante analisi. Piuttosto condivisibile. purtroppo nell’era berlusconiana la politica (aihmè non solo quella), intesa come propaganda, è infestata da questa sgradevole modalità di tappezzare le città di manifesti (mega) con faccioni spesso ritoccati, artefatti, innaturali, smorfiosi, ammiccanti. L’epoca dell’apparire impera su tutto. La tragedia più grande è che questa modalità del tutto berlusconiana ha fatto scuola. Dramma principale è che i risultati in termini di impatto cultural-sociologico lo vedremo fra qualche anno quando Berlusconi, forse, avrà tolto il disturbo, ma il berlusconismo scorrerà torbido nelle nostre vene. Peccato non essersene accorti prima. Avremmo forse dovuto spendere più tempo e denaro a procurarci il vaccino. D’altra parte gli anticopri di cui parlava Montanelli sembrano ancora non aver reso immuni gli italiani. Di destra e di sinistra. O sedicenti tali.

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