le cordate

by Amicus Plato
cordata
Pochi l’hanno notato, ma in questa campagna elettorale sta succedendo una cosa che non era mai successa, perlomeno nel PD o in alcuni dei partiti progenitori, di sicuro i DS: vengono i leader nazionali, ma non a sostenere il candidato presidente e la lista del PD punto e basta; no, sostengono questo o quel candidato.
D’Alema è andato a San Benedetto a sostenere Perazzoli, a Urbino a sostenere Mezzolani; Fassino invece è andato ad Ascoli a dare una mano a Colonnella e Giommi, a Macerata a sostenere Comi. E non so quali altre tappe mirate abbiano fatto.
Anche Spacca si è unito a D’Alema nel sostegno a Perazzoli, impegnato in una dura competizione con Colonnella, Giommi e gli altri candidati ascolani.
Ora, io non ho ragione per preferire l’uno all’altro, ma questo metodo nuovo non mi piace. Che ci siano le correnti non è un mistero, che ci siano collegamenti tra i diversi livelli nemmeno. E non penso che fare parte di una corrente sia un delitto. Ma se i leader nazionali si comportano in questo modo, i candidati non sponsorizzati sono svantaggiati, la protezione delle cordate sarà sempre più ricercata, si creeranno obblighi di obbedienza e crediti da riscuotere successivamente e l’autonomia regionale (il partito a forma federale) va a farsi benedire.

4 thoughts on “le cordate

  1. Condivido totalmente, è un malcostume che va combattuto

  2. Gentile A.P. credo che sia presente un difetto di fabbricazione insito nel PD che inevitabilmente viene fuori sempre di più. Quando il progetto, tanto più se politico e di dimensione non localistica, non ha concreti riferimenti e neanche un respiro sulle grandi questioni allora l’approdo non può che essere il “si fa ma non si dice; si dice ma non si fa”. Che serva una rifondazione dopo le elelzioni, comunque vadano?

  3. mariano guzzini

    Proprio così. Va anche notato che il filtro del partito (regionale e provinciale) impedisce che le medesime operazioni accadano in Ancona.
    SArà per preservare Ancona città dai difetti del correntismo?
    Io non credo. Credo invece che alcune correnti che in REgione e in Provincia sono organizzate nella città di Ancona sono in crisi al punto di non avere più referenti autorizzati a gestire i rapporti.
    Esiste una crisi delle “cordate” anconitane che forse, dopo le elezioni, potrebbe diventare una occasione di crescita e di novità ma che allo stato è solo deriva, delusione e depressione, o quasi.
    Il “quasi” è quello che si rappresenta sulla stampa a proposito del percorso della giunta comunale e dei rapporti politici con le altre forze cittadine, dove quasi sempre la sigla “PD” equivale al gruppo consiliare, anzi al capogruppo.
    Ci fossero anche in Ancona i bersaniani, i fassiniani e quant’altri forse le cose non andrebbero diversamente. Ma almeno i leaders verrebbero ad appoggiare i nostri Lucchetti e Busilacchi, come succede altrove.
    Del resto, per defender la alegria, si potrebbe perfino sostenere che senza i big si raccolgono più voti. Quando li conteremo lo scopriremo.

  4. Ma siamo sicuri che i leader nazionali avvantaggino i candidati, forse agli occhi degli apparatcnik; nella base o tra i simpatizzanti potrebbero essere anche controproducenti qualcuno, di questi cardinali del partito, viene vissuto come il capo di una quinta colonna

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