stock 84

by Enrico Turchetti
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Tanti anni fa, al termine di Tutto il calcio minuto per minuto, partiva la pubblicità che così diceva: “Se la squadra del cuore ha vinto festeggiate con Stock, se ha perso consolatevi con Stock. In queste elezioni mi sento di festeggiare per l’avvenuta elezione del candidato che ho sostenuto e mi consolo per il risultato vittorioso delle Marche, per il resto mi pare sia andata piuttosto male.
Ma andiamo per ordine: l’elezione di Gianluca Busilacchi è motivo di soddisfazione per chi lo ha sostenuto; si tratta di un giovane che unisce al dato anagrafico anche competenza e serietà, insomma una faccia pulita che farà bene in un Consiglio Regionale dove hanno trovato posto anche portaborse di professione e “amiche” di deputati.
In secondo luogo sottolineo alcune assurdità: ad esempio l’elezione di due ex sindaci (Loreto e Osimo) che negli ultimi anni hanno fatto della lotta contro la Regione Marche e contro Spacca il loro cavallo di battaglia e ancora oggi sono in piedi i contenziosi legali che i due hanno avviato contro la Regione per le vicende della Sanità; oggi sono alleati, ne prendo atto e, come diceva il comico, non capisco ma mi adeguo.
Rilevo poi una assurdità sulla legge elettorale: i Verdi hanno eletto un consigliere regionale prendendo il 1,7% dei voti; così come mi sembra assurdo che i candidati a Presidente, non vincenti, non entrino in Consiglio, con la conseguenza che sono stati eletti Bucciarelli e Binci, ma non Rossi, che, a mio parere, era anche la persona con maggiore caratura politica e il cui contributo in Consiglio poteva risultare più utile; ma a parte questo che negli anni del bipolarismo ci siano tre forze rappresentate in Consiglio nessuna delle quali arriva al 2,5 % mi pare incredibile.
In fatto di donne elette la maggioranza non sta benissimo è c’è da tremare al pensiero di quelle che potrebbero diventare assessori nella futura Giunta.
Per quanto riguarda l’esito nazionale, detto che se avessimo portato a casa il Lazio e il Piemonte, probabilmente, staremmo festeggiando, a torto, mi pare che un dato sia indiscutibile: l’affermazione della Lega al nord e quella delle “altre liste” che tolgono voti sia al PD che al PDL. La sconfitta nel Lazio e nel Piemonte, anche per come è scaturita, si poteva evitare, quelle in Calabria e Campania mi sembravano ineludibili. La Lega piazza due presidenti, non molto presentabili, che hanno già alzato la voce sul federalismo, dimenticando che questo Governo e questo Parlamento finora hanno dimostrato un centralismo senza pari, dalla abolizione dell’unica imposta federalista, l’ICI, all’intromissione centrale sulla politica scolastica delle regioni: insomma si ha la sensazione che il federalismo sia diventato una specie di foglia di fico, una parola vuota dietro la quale nascondersi.
Va comunque preso atto della affermazione, anche da noi, della Lega che riesce a coalizzare interessi popolari anche se il personale politico che mette in campo non sempre è all’altezza (vedi il figlio di Bossi); cito la testimonianza di un mio amico che lavora a Cremona dove è stato eletto un leghista che interpellato sulle sue competenze ha risposto testualmente che lui non sa un cazzo di politica o amministrazione ma gli stanno sui coglioni gli extracomunitari. E mentre la lega trionfa ti accorgi poi che a Lecco, il vice ministro Castelli viene sconfitto al primo turno nella corsa a Sindaco, come a dire che se si mettono in campo le risorse migliori si vince anche nelle zone più difficili.
Insomma è sempre la storia di Davide contro Golia che ogni tanto torna fuori, ma della quale dovremmo tener conto nella predisposizione delle candidature. Non che sempre chi viene eletto sia il migliore, ma quello che accade in politica va sempre analizzato con attenzione.
In tutto questo i giornali di oggi parlano di prime lotte intestine all’interno del PD e di messa in discussione della leadership di Bersani. Come a dire che i maggiorenti del mio partito non hanno proprio il polso della realtà vivono solo nei salotti romani e/o televisivi e cominciano un po’ a rompermi.

2 thoughts on “stock 84

  1. Condivido abbastanza l’analisi di Turchetti, ma con alcune precisazioni:
    1) Come ha detto (giustamente) Di Pietro a “Ballarò” di Martedì scorso, nelle quattro regioni (Piemonte, Lazio, Campania e Calabria) non è stato il centrodestra a vincere, ma il centrosinistra a perdere, visto che non si è riusciti a convincere gli elettori che cinque anni fa avevano votato i candidati del Cs a rivotarli, anzi non si è riusciti a convincerli ad andare a votare!
    Secondo me, se la vittoria in Calabria e Campania era probabilmente impossibile (anzi secondo me De Luca in Campania è andato benissimo, nonostante la sconfitta); nel Lazio, dove lo scarto è stato di circa 100mila voti, o in Piemonte, dove è stato di neanche 10.000, forse con un maggiore impegno, sia da parte dei candidati, sia soprattutto da parte dei “big” del Pd, si poteva vincere in entrambe. Non mi pare onestamente che i vari Bersani, D’Alema, Veltroni ecc. si siano particolarmente spesi in queste due regioni!Poi forse in Lazio, la candidatura della Bonino non era la migliore, ma ci si è arrivati per l’indisponibilità di altri candidati.
    2) Allargare le alleanze può essere importante, anche in un’ottica Politiche 2013, ma non sempre decisivo: dati alla mano in Piemonte si è perso nonostante l’Udc e di converso nelle Marche si sarebbe vinto anche senza di essa.
    3) Altro dato di rilievo è l’avanzata della Lega Nord anche a Sud del Po (vedi http://www.demos.it/a00411.php) e la perdita di voti di Pdl e Pd (vedi http://www.demos.it/a00413.php).

    Insomma l’analisi di Bersani, che si è perso al 93° dopo aver colpito due pali, non mi sembra molto condivisibile…

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