homo novus

by il nostro corrispondente da Londra
clegg
Primo dibattito televisivo tra i candidati premier del Regno Unito, ieri sera alle 20.30, ora locale, su ITV. Primo nel senso che ce ne saranno altri due, ma soprattutto perchè, strano a dirsi, è la prima volta nella storia.
Molta curiosità (quasi 10 milioni di spettatori), molta attenzione, al punto che si pensa che la novità provocherà un aumento dell’affluenza alle urne. Anche perchè il dibattito non è stato appassionante, le domande ovviamente concordate, ma comunque vivace e ben diretto.
E i contendenti erano tre – Brown per il Labour, Cameron per i Conservatori e Clegg per i Liberaldemocratici -, a segnalare anche con l’impatto visivo una possibile svolta storica nella politica inglese, vale a dire il passaggio da un sistema bipartitico a uno tripartito, con la formazione possibile di una maggioranza di coalizione. La Regina di solito dà il mandato di formare il Governo al primo arrivato, ma non è detto che questi sia in grado di avere una maggioranza nella House of Commons senza l’accordo con un altro partito.
Dico le mie impressioni prima di vedere quella degli esperti e dei sondaggi. Brown, che non è particolarmente telegenico, è apparso concreto e competente: ha segnato punti sostenendo, contro Cameron, la necessità di sostenere l’economia per evitare la crescita della disoccupazione e quando ha parlato di difesa e di guerra in Afghanistan.
Più “carini” e giovani gli altri due, ma un po’ più leggeri. La sorpresa è stato Clegg: a suo agio di fronte alle telecamere ha sfoderato una buona retorica, parlando spesso di esperienze personali, e proposte di impatto, come il disarmo nucleare o nuove tasse sulle banche. Ma la sua carta migliore non riguarda il programma, quanto il proporsi come la vera alternativa, non solo rispetto al governo uscente, ma all’intero sistema politico, dominato da 65 anni dai due maggiori partiti.
Cameron, in vantaggio nei sondaggi fino al dibattito, è rimasto un po’ schiacciato tra la maggiore affidabilità del premier e la maggiore “novità” di Clegg. Ha squadernato la classica piattaforma dei conservatori: più poliziotti nelle strade, più disciplina nelle scuole, meno spese e meno tasse.

I sondaggi fatti immediatamente dopo sono sorprendenti: stravince Clegg con percentuali tra il 50 e il 60% e addirittura il 15% dei consultati ha detto di avere cambiato intenzione di voto durante il dibattito. Penso che, come ho detto sopra, i motivi di questa affermazione siano nella maggiore disinvoltura televisiva – che per gli inglesi è importante trattandosi del primo dibattito della storia – e nella stanchezza degli elettori che tocca non solo chi ha governato, ma l’intero sistema, e che è stata accentuata dallo scandalo delle spese private finanziate con fondi pubblici che ha coinvolto molti parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione.
Ma la vittoria nel sondaggio post-dibattito non è la vittoria nelle elezioni. Chi dice che Clegg ha vinto non necessariamente lo vota e da oggi al 6 maggio il leader del Lib-Dem sarà incalzato dagli avversari e dai media.
Se non arriva primo, si tratterà comunque di vedere a chi sottrae più voti e con chi vorrà allearsi in un eventuale hung Parliament (senza maggioranza definita).
Il vero handicap di Brown è dato dai 13 anni di governo Labour e dalla conseguente stanchezza degli elettori. Ma la crisi gli dà la possibilità di giocare la carta che qui chiamano “the devil you know”: non ci piace ma almeno lo conosciamo.
Si replica il 22 (Sky) e poi il 29 (BBC).

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