cameron in testa

by il nostro corrispondente da Londra
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L’effetto novità che ha lanciato la candidatura del “terzo uomo” Nick Clegg, leader dei lib-dem, dopo il primo dibattito televisivo per le elezioni di giovedì prossimo nel Regno unito, si è un po’ sgonfiato.
Clegg è ritornato terzo nei sondaggi ed è stato scavalcato dal premier uscente Gordon Brown. Ma l’arretramento di Clegg ha favorito soprattutto Cameron, che adesso è in testa nei sondaggi abbastanza chiaramente: Cameron 35%, Brown 29, Clegg 27.
E’ successo che, dopo il primo dibattito, Clegg è diventato l’uomo da battere e il suo programma è stato sottoposto allo scrutinio della stampa e alle critiche degli avversari, specie dei conservatori. In particolare le sue proposte più innovative: la sanatoria per gli immigrati illegali, il referendum per l’adesione all’euro – Cameron ha scandito: “non entreremo mai nella moneta unica!” -, il disarmo nucleare.
Brown martella i conservatori sulle loro proposte di riduzione della spesa, che, nella situazione di recessione, dice il premier uscente, minacciano i posti di lavoro e la ripresa, oltre che lo stato sociale. Ma deve contrastare una certa stanchezza dell’elettorato dopo tredici anni di governo Labour, le critiche all’intervento in Iraq, gli effetti della crisi con l’aumento preoccupante del debito pubblico. Di questi sentimenti si sono fatti interpreti il Times e l’Economist che hanno dato il loro endorsement ai conservatori, giudicati più capaci di ridurre l’indebitamento e rilanciare l’economia.
A questi elementi si deve aggiungere anche il minore appeal televisivo del leader del Labour party, che appare più competente ma meno capace di entusiasmare: è significativo che Brown vinca tra gli ascoltatori della radio, ma perda tra i telespettatori.
Interessante in questa campagna vedere come il gioco politico si rimodella e si complica, ora che i contendenti sono tre e non due. Brown deve a tutti i costi impedire che i Conservatori, che sono in vantaggio, conquistino la maggioranza assoluta dei seggi e quindi concentra le sue critiche su di loro, mentre risparmia i lib-dem coi quali potrebbe essere necessario fare un’alleanza dopo il voto; al contrario, Cameron deve consolidare il vantaggio che finora non gli darebbe la maggioranza assoluta, malgrado l’effetto maggioritario del sistema elettorale inglese (collegi uninominali e turno unico), e quindi gioca la carta del cambiamento nella sicurezza: Brown, dice, è il passato negativo, Clegg il salto nel buio.
A sua volta, Clegg deve fermare lo scivolamento che rischia di relegarlo di nuovo in una posizione ininfluente e quindi concentra l’attacco sui Conservatori: é una partita a due, dice contro l’evidenza, tra me e Cameron.
Da notare infine che gli inglesi non votano direttamente per il Capo del Governo, ma per i candidati del collegio uninominale del loro distretto: i candidati nei collegi sono importanti e il voto può riservare delle sorprese rispetto ai sondaggi.
Giovedì sapremo.

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