ci vediamo a cortona

by Amicus Plato
CORTONA
Stasera e domani e dopodomani riunione a Cortona dell’Area democratica, quella nata dalla minoranza che ha sostenuto Franceschini nelle primarie per la scelta del segretario del PD che hanno eletto Bersani.
All’ordine del giorno l’iniziativa dell’area, che è tutt’altro che compatta: ci sono i popolari di Marini e Fioroni, che lamentano lo scarso coinvolgimento nella conduzione del partito e, per bocca dell’ex ministro dell’Istruzione, dichiarano di “sentirsi stretti in un PD dominato dagli ex DS”, e minacciano di tanto in tanto la separazione.
C’è Fassino, che si è organizzato per conto proprio e sembra avere una posizione intermedia tra la maggioranza e la minoranza, ci sono alcuni ex seguaci di Rutelli (Gentiloni), c’è Veltroni, che non si capisce bene quali intenzioni abbia, e il seminario di Cortona dovrebbe chiarirlo: tutti sperano che non voglia riproporsi in un ruolo di leadership politica e si impegni invece nella scuola di politica che ha fondato e che proprio a Cortona ha sede. E ci sono poi i liberal di Enrico Morando e gli ex repubblicani di Enzo Bianco. E c’è lo stesso Franceschini, che stenta a svolgere un ruolo di capo della minoranza.
Tra tutti questi non c’è omogeneità nelle proposte politiche – a cominciare dalla riforme istituzionali e dalla forma del partito – ma si conviene su due punti: che le elezioni regionali sono andate male e che la guida di Bersani è debole e incerta: l’alleanza con Casini non è stata premiata dagli elettori e in alcune situazioni, come la Puglia, si sono commessi gravi errori.
Ma si conviene altresì che non è il caso nè il momento di porre la questione della guida del partito, a meno di un anno dalle primarie. Si tratta invece di prendere atto che se la sinistra è andata male nelle elezioni, anche il PDL ha perso molti voti ed è diviso: anzichè concentrarsi sulle alleanze occorre puntare su un chiaro programma di alternativa che porti il partito nelle migliori condizioni al momento della competizione elettorale del 2013. La riuinione dovrebbe servire a questo.
Politica economica in primis, riforme istituzionali e della giustizia, riforma degli ammortizzatori sociali e dei contratti di lavoro. Su quest’ultimo punto ci sarà discussione e si spingerà su un charimento tra le diverse proposte sul tappeto: quella di Ichino, quella di Nerozzi e quella di Damiano, ritenuta troppo succube delle posizioni della CGIL.
Quanto alla leadership e alla candidatura per la presidenza del Consiglio, se ne parlerà a tempo debito: la proposta di Morando è di anticipare il congresso, previsto per il 2013, al 2012, in modo da decidere allora. La questione è delicata: infatti, nello statuto del PD sta scritto che il capo del partito è automaticamente candidato alla premiership, ovvero candidato unico in eventuali primarie di coalizione, ma nella maggioranza Bersani-D’Alema si pensa di modificare la norma, anche per aprire ad un’eventuale candidatura di Casini.
C’è poi la questione delle primarie per le candidature: più volte Bersani le ha derubricate a scelta solo eventuale, mentre Area democratica le ha difese come criterio generale.
Ci sarà anche Marino. Con la sua area, che si caratterizza su alcuni contenuti – laicità dello Stato, trasparenza nella vita pubblica, ambiente – ma che sembra priva di una linea politica, si aprirà un confronto.

8 thoughts on “ci vediamo a cortona

  1. il risultato di Cortona è ben evidente su tutti i giornali di oggi. del resto gli organizzatori, poichè non sono sprovveduti novellini, avevano già scelto il tiro del dibattito nel momento in cui hanno invitato Marino. altro che proposte di politica economica caro Amicus Plato.
    il risultato, ovvio, è stato un coro unanime delle minoranze contro la gestione Bersani, che di fatto indebolisce tutto il PD già da questa mattina, contestandone anche alcuni scelte congressuali (soprattutto nell’intervento di Veltroni: ma non doveva andare in Africa?).
    Probabilmente questa segreteria potrebbe fare di più e lo stesso Bersani dovrebbe essere più incisivo, lo dice anche un bersaniano.
    ma a leggere gli interventi di oggi sulla stampa di Fioroni, Cofferati, Franceschini e Veltroni mi ritorna in mente il refrain morettiano: con questa classe dirigente non vinceremo mai

  2. Barone Barolo

    Gianluca, è evidente che certi interventi, particolarmente quelli che paventano la scissione, sono molto sgradevoli. Ma vorrei di chiederti: dove sei stato fino ad ora?
    Certe inutili note stonate non sono una novità e hanno bruciato anche i segretari precedenti.

    La questione non è Veltroni o non Veltroni. Certe domande bisognerebbe farsele anche se non le facesse Veltroni. Bisogna chiedersi che tipo di governo costruire dopo aver fatto una coalizione che parte da Ferrero[*] e si conclude (se va bene) con Casini. Bisogna chiederselo: perché un governo incapace di scelte riformiste, ma capace di mantenere i conti pubblici in relativo equilibrio, ce l’abbiamo già ed è (incredibile a dirsi) il governo Berlusconi.

    Trovo infine del tutto gratuito il tuo giudizio su Ignazio Marino, leader di una minoranza certamente molto critica, ma non in cerca di visibilità.

    Nota:
    [*] Ferrero ha criticato Veltroni per essersi ancora una volta opposto a un patto organico con Casini; se ne deduce che il segretario di rifondazione pensa di potersi alleare con l’Udc.

  3. caro barone, tutti condividiamo che il tema di cui oggi dovrebbe occuparsi il PD è il seguente: quale proposta alternativa per il paese sui temi del lavoro, della crisi e dello sviluppo, della riforma del welfare. aggiungerei dei diritti civili.
    su questo costruire un’alleanza per il governo del paese: da SEL all’UDC? benissimo, se il programma di massima è condiviso.

    ieri però non è stata una semplice nota stonata, è stata una riunione a rilevanza pubblica in cui si è sparato contro la maggioranza neoeletta da un congresso.
    non ho dato giudizi su Marino di cui ho massimo rispetto. ho solo detto che invitarlo a una riunione di Area Democratica è stato un chiaro segnale politico sull’obbiettivo dell’incontro: la riunione delle minoranze attacca il segretario.

    continuiamo così

  4. Barone Barolo

    Mi tocca ripetermi: è dall’11 aprile 2008 che la dirigenza del PD viene attaccata, dall’esterno e spesso anche dall’interno, qualunque cosa dica o faccia. E allora si usciva da un risultato elettorale non così modesto, ottenuto da un partito che sembrava aver portato una ventata di novità. Il giocattolo si è rotto allora ed è inutile lamentarsi che ora ci sono parti che non funzionano più.

    Basta dare un’occhiata alla situazione locale per capire che la rottura è molto più profonda, e non si riduce a un “Veltroni sì Veltroni no”.

    Nello specifico. Coalizione con l’Udc? Bene, benissimo, ma vogliamo prima chiarirci le idee su quale tipo di compromesso sia possibile con l’Udc? Oggi il PD ha l’immagine di un buco nero il cui unico scopo è inghiottire altre forze politiche per sopravvivere, facendo sparire per sempre il consenso di cui godevano.

    Non è possibile partire dalle alleanze. Non è questo il modo per costruire il consenso: è il modo migliore per distruggerlo.

    Questa ansia di rivincere le elezioni alla prima occasione utile, a costo di qualunque compromesso, è ciò che sta distruggendo il centrosinistra. I conservatori inglesi hanno impiegato tredici anni a tornare primo partito; prima di loro, i laburisti avevano dovuto aspettare diciotto anni! Il PD deve smetterla di vendersi anche il didietro, e ripartire dai fondamentali. Le coalizioni giuste, prima o poi, verranno da sole.

    Per concludere, non posso che condividere il tuo appello per una minore litigiosità nel partito. Ci vuole uno sforzo sia da parte della maggioranza, sia da parte della minoranza:
    – Bersani abbia pure l’ultima parola sulle decisioni politiche (il congresso lo ha vinto lui), ma si sforzi di capire le ragioni di chi non la pensa come lui e cerchi di non provocare strappi
    – e la minoranza smetta di stracciarsi le vesti, di paventare scissioni, e accetti che se la linea politica non le sta bene, il prossimo congresso si svolgerà dopo le politiche del 2013.

  5. Ignazio Marino, dopo Cortona, ha dichiarato:
    “Ben venga il confronto e il dialogo perché solo in questo modo può esserci il progresso di tutti. Ho partecipato al seminario di Area Democratica con questo spirito e ritengo giusto affermare che in questo momento nel PD il pluralismo democratico non è rispettato, benché in molti ripetano che il partito non è proprietà di una parte e dovrebbe, invece, dare voce e rappresentanza a tutte le minoranze. Area Democratica si lamenta ma è pienamente coinvolta nella gestione del partito. Un partito che nasce riformista ma appare ai più come conservatore perché fatica a rinnovare le sue proposte e il suo gruppo dirigente.”
    Non mi sembra un commento tenero verso Franceschini, Fassino, Marini, Veltroni & Co.
    Certo, Marino non ha tenerezze neppure verso Bersani, ma perché dovrebbe? Sia a livello nazionale che locale il PD non sembra in grado di aprire un dibattito e un confronto tra maggioranza e minoranze, tantomeno con gli alleati. E quando è ora di spartire – dove ancora c’è qualcosa da spartire – si ragiona solo in termini di appartenenze e lealismi.
    Qualche settimana fa a Milano, alla presentazione di “Oltre”, qualcuno disse che siamo come quei nobili decaduti, che per campare vendono un pezzetto di patrimonio ogni tanto. Finché dura.

  6. danilo tittarelli

    Mi permetto di riportare paro paro quanto affermato da Ignazio Marino: “Ben venga il confronto e il dialogo perché solo in questo modo può esserci il progresso di tutti. Ho partecipato al seminario di Area Democratica con questo spirito e ritengo giusto affermare che in questo momento nel PD il pluralismo democratico non è rispettato, benché in molti ripetano che il partito non è proprietà di una parte e dovrebbe, invece, dare voce e rappresentanza a tutte le minoranze. Area Democratica si lamenta ma è pienamente coinvolta nella gestione del partito. Un partito che nasce riformista ma appare ai più come conservatore perché fatica a rinnovare le sue proposte e il suo gruppo dirigente.

    Il PD ha due comportamenti diversi: nella società è come un bradipo che si muove con estrema cautela e talmente lentamente che addosso gli cresce il muschio ma quando sul territorio c’è qualcosa da spartire diventa un rapace predatore, non lasciando spazio a chi ha il diritto ad essere rappresentato. Credo che questo non sia il modello giusto di partito.

    Il PD deve essere un partito contendibile dove i migliori possano sperare di arrivare alla cabina di comando, altrimenti i migliori se ne andranno. Per questo chiedo fin da ora che sia confermato il meccanismo delle primarie e iniziamo subito dalle grandi città, Milano, Torino, Bologna, Napoli, facciamo le primarie ma prima del 2010, con tempi e regole certi per i candidati sindaco. ”
    Il problema fondamentale è che quanto afferma Marino sembra un discorso “troppo avanti” rispetto ad un partito che continua a non guardare più in là del proprio naso: se il partito e i suoi Alti Dirigenti continuneranno a rinfacciasri poltrone, personalismi, rese dei conti interne perderanno quel che di più “nuovo e innovativo” rimane dell’idea di Partito Democratico. Guardiamo per favore all’Europa, a quanto sta accadendo in Inghilterra…e soprattuto….smettiamola di rincorrere i Casini di turno che guarda caso propongono un governo di “salute pubblica”… forse non ha ancora capito che il ruolo di leader della nuova destra italiana se l’è ritagliato qualcun’altro. ma ancora una volta siamo ai personalismi, figli aihmè, della vecchia politica… altrimenti, come ribadisce Marino, i migliori se ne andranno….sempre che “i migliori” siano ancora ( o mai ci siano stati) dentro questo partito. Altro che scissioni o correntismi di convenienza qui serve una vera rivoluzione democratica.

  7. Lo spettacolo di Cortona è stato deprimente.
    Non un solo contributo concreto è venuto al dibattito sui problemi del Paese, solo politicismo, tatticismo di basso profilo, beghe da condominio.

    Penso che Bersani abbia fatto bene a non cadere nella trappola di farsi risucchiare da quel tipo di chiacchiericcio, che era poi il vero obiettivo dei capicorrente e capisottocorrente della Minoranza: costringere il vincitore delle Primarie a scendere a quel livello di discussione autorefenziale e autodistruttiva, come se non si fosse celebrato il Congresso solo pochi mesi fa, come se non ci fosse stato un vincitore indiscusso, come se in quei lunghi mesi di discussioni, incontri, presentazioni delle mozioni e votazioni, avessimo solo scherzato

    Non è un caso che sull’unico tema concreto che hanno affrontato, cioè “l’acqua pubblica”, si siano spaccati.
    Non hanno niente da dire al Paese, sono interessati solo al posizionamento personale
    Lo dico con dolore

  8. Barone Barolo

    Cara Barbara, le tue critiche alla minoranza interna mi sembrano bene inquadrate. Qualche dubbio sul supporto incondizionato a Bersani, tuttavia, ce l’ho. Tu ti sei fatta un’idea di che direzione sta prendendo il partito sotto la sua segreteria? Io non ci sono riuscito, o forse dovrei dire che spero di sbagliarmi…

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