le carte in tavola

by il nostro corrispondente da Londra
downing street
Sono passate poche ore dalla chiusura dei seggi – qualcuno deve ancora essere assegnato – e i maggiori leader hanno parlato, mettendo le carte in tavola. Lo hanno fatto con dichiarazioni impegnative davanti alle TV.
Clegg è stato il primo, ha riconosciuto il risultato deludente per il suo partito e ha detto che spetta ai Conservatori, che sono arrivati primi in voti e seggi, la prima mossa per formare il nuovo governo; e ha sollevato il problema cruciale della riforma elettorale.
Poco dopo ha parlato Brown. Davanti al n.10 di Downing street, a significare che lui rimane primo ministro e non si dimette finchè non sarà formata una nuova maggoranza, ha riconosciuto che spetta ai Conservatori discutere con i Lib-Dem la possibilità di formare un nuovo governo; ma che se questa discussione non darà frutti, è pronto a sua volta ad aprire una trattativa con Clegg e ha messo sul tavolo l’intenzione di riformare il sistema politico, verso cui i cittadini hanno perso fiducia, compresa la riforma elettorale, che è già nel Manifesto del Labour, anche se non è quella che i Lib-Dem vogliono (legge elettorale proporzionale).
Ma lo statement pù atteso era quello di Cameron. Ha sottolineato la sua vittoria e la sconfitta del Labour, come a dire che sarebbe contro la volontà degli elettori se i laburisti rimanessero al governo, e ha aggiunto di avere due opzioni: un governo di minoranza che ottenga i voti dei Lib-Dem e un’alleanza organica con loro.
Ha riconosciuto che tra i due partiti ci sono divergenze importanti e di non essere disponibile verso nessuna proposta che comporti maggiori poteri per l’Europa, riduzione dell’impegno nel campo della difesa, debolezza verso l’immigrazione clandestina: tutti temi importanti del Manifesto di Clegg, che proponeva referendum sull’euro, disarmo nucleare, sanatoria per gli immigrati illegali. Si è invece detto disponibile sulla politica economica, specie sulla riforma fiscale in senso progressivo proposta dai Lib-Dem, ma ha ribadito che i tagli alla spesa devono partire subito.
Sul punto cruciale della riforma elettorale, ha dichiarato una disponibilità molto generica.
Nell’insieme, ha dato l’impressione di una reale volontà di confronto, ma con pochissime concessioni.
Il che mette Clegg in posizione difficile: sa che la sua base non gradisce l’accordo con Cameron e che vedrebbe con maggiore favore quello con Brown, più vicino sul piano del programma, ma d’altra parte non può non tenere conto che il Labour è stato battuto. Consapevole di ciò, Cameron ha lasciato aperta l’opzione di un governo di minoranza (noi diremmo, appoggio esterno) che potrebbe togliere dall’imbarazzo i Lib-Dem.
Stasera i due leader si vedranno a quattr’occhi.

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