good bye gordon brown

by il nostro corrispondente da Londra
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Sempre più appassionante la situazione politica inglese: una manna per politologi e commentatori.
Poco fa Gordon Brown ha annunciato le sue dimissioni da leader del Labour party. Non da primo ministro, perchè deve garantire la continuità fino a che un nuovo governo sarà pronto, ma di fatto, con la sua decisione ha rinunciato a succedere a se stesso.
Un gesto molto dignitoso, ma anche una mossa politica forse decisiva nella partita che si è aperta con le elezioni di giovedì scorso. Da allora è cominciata una serrata discussione tra le tre forze politiche maggiori che in pochi giorni porterà alla formazione del nuovo governo e forse al cambiamento del sistema politico inglese.
Visto che i Conservatori erano arrivati primi in voti e seggi, il leader dei Lib-Dem Nick Clegg, che è l’arbitro della formazione del governo, ha aperto la trattiva con loro, senza però chiudere ad un’alleanza con il Labour, se l’accordo con Cameron si fosse rivelato impossibile. Anzi, pare che la decisione di Brown sia anche il frutto di un incontro segreto tra i due, nel quale Clegg ha spiegato a Brown che non avrebbe potuto fare un’alleanza con il suo partito – per la quale propendono i dirigenti e gli elettori dei Lib-Dem – se lui non si fosse fatto da parte: malgrado che Brown sia riuscito ad evitare la disfatta è fuori dubbio che le elezioni le ha perse e gli elettori non capirebbero che presiedesse il nuovo governo.
Brown si è reso dunque conto che non aveva chance: Clegg non avrebbe fatto un governo presieduto da lui e anche come capo dell’opposizione al prossimo congresso del Labor sarebbe stato sostituito.
Perciò si è fatto da parte, togliendo ogni ostacolo ad un’eventuale alleanza con Clegg. Che a questo punto sarebbe guidata da un nuovo leader del Labour, probabilmente David Miliband, vicino a Tony Blair e quindi politicamente più affine ai Lib-Dem.
Ma non è detto che vada a finire così. Infatti, la trattiva Cameron – Clegg va avanti, e anzi qualcuno sostiene che la decisione di Brown potrebbe consentire a Clegg di ottenere da Cameron concessioni che finora non ha ottenuto.
La questione più spinosa è quella della nuova legge elettorale che i Lib-Dem vogliono, Cameron non vuole accettare, ma su cui i laburisti sono pronti a trattare.
A questo punto, ci sono due possibilità: o un governo conservatore di minoranza con appoggio esterno dei Lib-Dem,che comporterebbe, si ritiene, elezioni entro 18 mesi, dopo l’avvio del necessario risanamento del bilancio dello Stato; ovvero alleanza organica Labour/Lib-Dem con accordo per una nuova legge elettorale e Miliband primo ministro.
Comunque soluzioni non facili, perchè se quello di Cameron si reggerebbe sull’appoggio esterno di Clegg, quello di Miliband avrebbe bisogno dei voti dei piccoli partiti nazionalisti.

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