le regioni, i comuni e tremonti

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
tre monti
Alla fine le fratture si sono ricomposte, o perlomeno non sono diventate insanabili.
In primo luogo quelle tra regioni e comuni (ANCI). L’ANCI ha ribadito un giudizio fortemente critico sulla manovra del Governo, dissipiando l’idea che avesse rotto il fronte comune con le regioni mediante un “accordo separato”, in cambio, questa era l’accusa, di un piatto di lenticchie. Anche perché le regioni hanno chiarito che buona parte dei tagli del Governo li scaricheranno sugli enti locali.
Hanno incassato la promessa di rivedere entro l’anno il patto di stablilità e soprattutto quella di una maggiore autonomia fiscale in nome del “federalismo municipale”, vale dire una nuova “service tax” che dovrebbe riassumere e trasferire a loro l’insieme delle imposte che gravano, più o meno direttamente, sugli immobili, ferma restando l’abolizione dell’ICI sulla prima casa. Insieme ad una qualche controllo sul catasto e all’emersione degli immobili finora “sommersi”, i comuni potrebbero avere una fonte più cospicua e manovrabile di entrate fiscali, da esercitare sotto la loro reponsabilità di fronte agli elettori.
Promessa tutta da verificare nel merito, perché non si traduca in un semplice obbligo di aumentare la pressione fiscale locale per compensare i tagli.
Ma anche la frattura regioni/Governo è stata in parte ricomposta: nel senso che le regioni hanno rinunciato alla linea dura della restituzione delle deleghe, impraticabile tecnicamente e anche politicamente, perché le regioni governate dal centrodestra non avrebbero aderito, a parte forse la Lombardia di Formigoni.
Hanno ottenuto in cambio di non chiudere la partita e di riconsiderare la manovra nel tavolo del federalismo fiscale, da aprire a breve con l’approvazione da parte del Governo dei relativi decreti delegati.
Per ora, vincono Tremonti e Bossi, che hanno il pallino in mano e l’approvazione della UE (alla quale peraltro interessa solo l’entità della manovra e la sua efficacia ai fini della riduzione del disavanzo).
L’unico risultato positivo è che l’attenzione si concentra sul federalismo fiscale; regioni e comuni, tentate di cavalcare l’opposizione alla riforma e che avevano iniziato la discussione sostenendo che la manovra affossava il federalismo, ora sono spinti a impegnarsi perché la riforma si faccia e si faccia presto, nella speranza di correggere o riequilibrare i tagli con un meccanismo più organico e stabile.
Per parte sua, Tremonti ottiene che il tavolo sulle cifre del federalismo parta da quelle della manovra, comprensiva dei tagli, e che il possibile costo della riforma si riduca.

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