scenari di ferragosto

by Amicus Plato
casini
E’ prematuro parlarne ma visto che siamo in Agosto si può parlare anche di cose premature. Come, per esempio, chi sarà il candidato del centrosinistra nel caso si vada, a Novembre o a Marzo, ad elezioni anticipate senza cambiare la legge elettorale.
Lo Statuto del PD dice una cosa chiara, che il PD propone il segretario del partito come candidato alla Presidenza del Consiglio. Perciò il candidato è uno solo, Bersani, a meno di un congresso straordinario, che ci pare da escludere.
La formula è però abbastanza vaga: dice infatti che “il PD propone”. Dato che non è immaginabile che vada da solo alle elezioni, si intende che Bersani viene proposto ai partiti alleati. Ma la proposta può non essere accettata, ovvero ritirata per convergere su un’altra candidatura. Che può essere di un altro PD oppure di un esponente di un altro partito o indipendente. Non si parla di primarie, ma nemmeno vengono esplicitamente escluse, per cui è possibile che i partiti alleati concordino di tenerle: in questo ultimo caso, il PD andrebbe alle primarie con il candidato Bersani, ma nemmeno è da escludere che Bersani si ritiri da evenutali primarie concordate o che la partecipazione sia aperta a più autocandidature.
Insomma, tutte le opzioni sono aperte, ferma restando una “primogenitura” di Bersani, che può essere accantonata solo col suo consenso.
Decisiva è la scelta delle alleanze. Possiamo immaginare due ipotesi: che il PD, con o senza la sinistra radicale e Vendola, si allei con il centro di Casini e Rutelli (difficile immaginare anche Fini), ovvero che sinistra e centro vadano divisi. Nel primo caso è molto probabile la scelta di un candidato centrista per attirare voti moderati: il PD proporrebbe pro forma Bersani come candidato ma poi lo ritirerebbe per convergere su Casini o un candidato simile. Mi sembra da escludere che i centristi sarebbero disposti a partecipare a primarie di coalizione.
Allo stato, Vendola, che chiede a gran voce le primarie, non ci starebbe; ma, un po’ paradossalmente, non è escluso che invece sarebbe della partita la sinistra radicale: infatti proprio oggi sull’Unità Cesare Salvi dice che la sinistra radicale sarebbe pronta a formare un’alleanza anti Berlusconi per la salvezza della democrazia, parteciperebbe alla maggioranza ma non al Governo nel caso di vittoria e non farebbe grande differenza tra Bersani e Casini, visto che si tratterebbe comunque di un governo moderato che la sinistra radicale appoggerebbe solo per liberare il paese dal Cavaliere. Da vedere l’atteggiamento di Di Pietro e la compatibilità tra lui e i centristi.
Se sinistra e centro andassero invece separati, la richiesta di Vendola di primarie sarebbe difficile da respingere. Ma in quel caso anche Chiamparino ha detto che vorrebbe partecipare. Il PD si troverebbe a dovere scegliere se contrapporre Bersani a Vendola o consentire primarie a più candidati di partito, con il rischio che a vincerle sia proprio Vendola.
D’altra parte, andare separati avrebbe vantaggi e svantaggi: il centro potrebbe forse aggregare Fini e raccogliere più voti moderati, ma con ogni probabilità le elezioni le vincerebbe l’alleanza PDL-Lega. Dicono però gli analisti che se sinistra e centro separati non potrebbero vincere potrebbero però impedire che vinca la destra: nel senso che probabilmente al Senato non sarebbe possibile nessuna maggioranza.
Per questo, qualcuno nella maggioranza pensa di modificare le legge elettorale del Senato. Ma è difficile che abbia i voti necessari per farlo….alla Camera.
Un bel casino.

One thought on “scenari di ferragosto

  1. mariano guzzini

    Per restare al casino faccio notare come nessuno, ma proprio nessuno, colleghi la verifica in corso al comune di Ancona con il dibattito nazionale sulle alleanze in caso di elezioni politiche.
    Eppure non sarebbe difficile. Uno potrebbe dire che se la prospettiva fosse il famoso allargarsi verso il centro poniamo di Speciale sarebbe un modo di avviacinarsi all’obbiettivo quello di lavorare per un PD-IDV e cespugli intermedi verso la recalcitrante UDC.

    Al contrario, se piacesse Vendola e l’estrema sinistra dura e pura, si dovrebbe provare a convincere Favia della utilità di un rapporto con Duca e quant’altro esistesse alla sinistra del medesimo. E sarebbe una linea politica diversa, da mettere in campo e da votare in qualche sede deputata a decidere le linee politiche.

    A prima vista nessuno si azzarda a metterla così per non dare l’impressione di venire da fuori.
    Ma non è poi così vero che proprio nessuno escluda dal dibattito questi astrusi dilemmi. Esiste un modo per dare l’impressione di tenere conto del dibattito politico restando tuttavia – come dire? – con i piedi per terra.

    In una piega del dibattito dell’ultima segreteria comunale Pd si è venuto a sapere che un segmento sostanzialmente ex margherita avrebbe chiesto a Gramillano una sua maggiore rappresentanza in Giunta allo scopo di controbilanciare eventuali aperture verso Duca.
    La cosa va vista con ironica simpatia, naturalmente. Soprattutto perchè sempre in segreteria la “posizione” veniva venduta come il modo alto e nobile di fare finalmente politica, evitando i personalismi, fatti da altri che chiedevano posti in giunta a prescindere. Siamo messi così.

    Concludendo.
    Se andremo a votare tra pochi mesi per perdere con qualsivoglia candidato oggi immaginato (anche se forse il tiket Chiamparino Vendola potrebbe contenere le perdite, e magari rendere il Senato ingovernabile) io consiglierei di andare a votare soltanto nel caso che la segreteria nazionale proponesse in cima alla lista decisa a Roma uno o più deputati e uno o più senatori degni (o degne) di essere eletti, perchè capaci di fare politica e leggi opportune e certamente legati alla politica anconetana possibilmente da un vincolo di nascita, o almeno di formazione e di antica residenza.

    In caso contrario credo che non sarebbe obbligatorio votare, e che seguirei con maggiore interesse sui giornali di Barcellona il dibattito che prepara le elezioni catalane dove “noi” rischiamo di perdere anche lì, ma ancora siamo un partito e ci chiamiamo compagni. Che niente non è.

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