lotta dura a macerata

by il nostro corrispondente da Macerata
giannini bersani
Se ad Ancona e Pesaro i congressi provinciali del PD sono scontati, perchè i capi si sono messi d’accordo, non così a Macerata, dove si prospetta una competizione tra due candidati. Da un lato, Broccolo, sindaco di Urbisaglia, dall’altro Montesi, ex capogruppo in Provincia.
Il primo è sostenuto da un alleanza tra le mozioni Franceschini e Marino, il secondo da quella Bersani. In realtà, lo schema è più complesso e frastagliato, ma tanto per farmi capire dai non maceratesi. Forse è più chiaro se ci si riferisce ai leader locali: con Broccolo ci sono il deputato Cavallaro, il consigliere regionale Sciapichetti, entrambi di provenienza Margherita, e il consigliere regionale Comi. Con Montesi l’assessore regionale Giannini, storica avversaria di Comi, così come prima di lei lo era Silenzi, oggi più defilato.
Insomma, la divisione passa dentro i banchi del Consiglio regionale e riflette gli attuali equilibri nella federazione, dove la mozione Franceschini è maggioritaria. Anche se in occasione delle primarie per il segretario nazionale dell’anno scorso, fu Bersani a prevalere.
La candidatura di Broccolo è stata benedetta da una riunione romana tra Silvana Amati, Marina Sereni (area Franceschini, lato Fassino) e Fioroni (ex area Franceschini, oggi Movimento democratico insieme a Veltroni).
Fin qui i conflitti di aree e persone. Ma ci sono anche questioni politiche e di programma. Le ha poste un documento emanato qualche settimana fa e promosso dalla Daniele Salvi, che ha raccolto 50 firme di dirigenti locali. Il documento chiede per le elezioni provinciali un’alleanza simile a quella regionale, con un’intesa privilegiata con l’UDC, che, come è noto, attualmente in Provincia è alleata della destra. Si fa forte cioè della alleanza regionale, senza per questo ottenere il sostegno di Ucchielli, che si guarda bene dal prendere partito. I sostenitori di Broccolo invece sono più sfumati sul punto, non si oppongono all’intesa con l’UDC ma la considerano aggiuntiva. Dietro questa differenza c’è probabilmente la questione della scelta del candidato presdiente, che Comi, Scapichetti e Cavallaro avrebbero individuato in Meschini, ex sindaco di Macerata, mentre gli altri non avrebbe preclusione per un candidato dell’UDC, se fosse necessario a convincerla di lasciare il centrodestra.
Quanto ai programmi, i bersaniani lamentano una direzione provinciale debole che non riesce a fare prendere posizioni chiare nelle diverse assemblee elettive: così, ad esempio, sulla questione delicata della fusione tra le università di Camerino e Macerata; così sulla gestione dei rifiuti dal consorzio Cosmari, per la quale gli amministratori del PD vanno in ordine sparso, o sull’unificazione degli ERSU, proposta dalla Giunta regionale.
Le questioni politiche, le lotte personali e i ruoli istituzionali si intrecciano in una competizione che si preannuncia aspra e serrata. Sulla carta è favorito Broccolo, ma la partita è aperta.

4 thoughts on “lotta dura a macerata

  1. mariano guzzini

    A Macerata degrada anche il Broccolo. Chi ha la mia età ricorda Alessandra Broccolo, comunista, consigliera regionale e impegnata professionalmente alla Lega del Filo d’Oro di Osimo. La decadenza generale fa sì che stavolta si tratti di un genere maschile, e peggio ancora di provenienza margheritica. Poi dice che non esiste l’entropia …

  2. Piergiorgio Carrescia

    “… e peggio ancora di provenienza margheritica” è proprio inaccettabile; è come dire che venire da quell’esperienza politica è un disvalore dentro al PD. Altro che partito nuovo! Qui siamo tornati indietro di venti anni. Purtroppo la tesi involutiva di Mariano che altri stanno concretizzando nei Congressi ai vari livelli di partito porterà alla dissoluzione del PD e la destra continuerà a governare per anni e anni. Rispetto l’opinione di Guzzini ma come ultimo segretario comunale della Margherita di Ancona non potevo tacere.

  3. mariano guzzini

    Perchè saremmo tornati indietro di vent’anni? Vent’anni fa era il 1990. L’anno che Achille Occhetto chiuse il Pci e inventò il PDS. In quell’epoca si poteva serenamente dire male dei democristiani. Ma la cosa durò fino a pochi anni fa.
    Carrescia continua a ritenersi segretario post democristiano, e ha addirittura il “dovere” di intervenire a difesa della categoria. Per dire quanto sia avvenuta la fusione tra i vecchi partiti!!!
    Comunque anch’io rispetto le idee e i sentimenti di Piergiorgio. Soltanto non capisco perchè io sarei indietro di soli vent’anni. Già che la vuole mettere così, gli consiglio di scrivere che siamo tornati indietro di 62 anni, al 18 aprile 1948. Non mi offenderei neppure in quel caso.

  4. Temo che i danni fatti da coloro che hanno forzato sullo scioglimento di DS e Margherita (Veltroni e Prodi più di tutti), di coloro che pur non essendo d’accordo non vi si sono opposti (D’Alema e Fassino più di tutti) e di coloro che hanno dato quel tipo di impalcatura poltica e organizzativa al nuovo Partito (di nuovo Veltroni) siano difficilmente sanabili con gli strumenti attualmente in essere nel PD. Soprattutto se non si ha il coraggio di ammetere il madornale errore. Si finisce così: tra lotte locali per il potere (finchè c’è) sullo sfondo nebuloso di poltiche che mettono d’accordo tutti solo nell’essere contro Berlusconi e gli scontri sempre più duri tra iscritti, molti di loro straordinarie ed appassionate persone, ma mai convinti dell’appartenenza totale ad una forza politica che non esiste, perchè non può esistere. Prima si ripensa radicalmente il PD, come un nuovo rassemblement che include tutte le culture progressiste, vecchie e nuove, con la stessa dignità ( non c’è bisogno di crearne di artificiali rastrellando citazioni di Santi e Presidenti americani ) meglio è per lo sconfortato popolo della sinistra riformista e per il Paese. Solo nella chiarezza delle idee si può costruire un nuovo gruppo dirigente, perchè in questo modo si fa solo finire in graticola giovani che hanno voglia di impegnarsi. Così sì che siamo invece agli stereotipi tragicomici della prima repubblica: socialisti e democristiani malandrini, comunisti indottrinati da Mosca, repubblicani massoni, i “capibastone” e i “cacciavoti”, Don Camillo e Peppone.

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