variare la variante

by Amicus Plato
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La variante Umberto I riapre il conflitto nella maggioranza che governa il Comune di Ancona? Favia, che si era dedicato ad altro dopo avere sistemato il rimpasto con l’ingresso in Giunta di Marcello Pesaresi, attacca di nuovo.
Come è noto, la variante Umberto I riguarda l’area dell’ex ospedale cittadino, che sarà trasformata dopo una gara vinta dall’impresa Santarelli, che ha offerto 70 milioni per la proprietà degli immobili, indirettamente aiutando la Regione a sistemare il suo bilancio.
Ora la Giunta, su proposta del Sindaco e dell’assessore all’Urbanistica Pasquini, propone una variante, che, modificando la destinazione d’uso di alcuni edifici, ne aumenta il valore in modo considerevole. In cambio, il Comune avrà un parcheggio nella piazza antistante l’ospedale.
E qui nascono la discussione e lo scontro, con l’opposizione e anche nella maggioranza: Favia contesta la convenienza e anche il metodo seguito da Pasquini (“la maggioranza non ne sapeva niente”), insinua l’esistenza di un asse Pasquini-Benadduci (presidente della Commissione urbanistica); vuole vederci chiaro.
Ma non c’è Pesaresi in Giunta in rappresentanza dell’IDV? Pesaresi risponde ad Ezio Gabrielli su Facebook e si chiama fuori: non c’ero, non avevo capito che sarebbe stata approvata. Benadduci nega l’esistenza di qualsiasi asse, dice che è suo dovere mettere all’ordine del giorno le delibere di Giunta, non sposa la variante e si riserva di approfondire insieme alla Commisssione. Si chiede se Favia voglia ricominciare il gioco di tenere sulla graticola la Giunta; solo sospeso dopo il rimpasto, ma non abbandonato. Ciccioli e Duca affilano le armi. C’è aria di speculazione.
Gramillano e Pasquini negano ogni opacità: non c’è aumento dei volumi e la variante è obbligata, perchè gli enti che avrebbero dovuto utilizzare gli immobili (ASUR ed ERSU) si sono tirati indietro.
Forse, le destinazioni ai due enti era stata fatta un po’ a capocchia, senza i necessari approfondimenti. E comunque rimane il problema dell’entità della plusvalenza che in questo modo l’impresa realizza e della contropartita a favore del comune; e anche quello della stessa utilità del nuovo parcheggio. L’impresa Lanari, soccombente nella gara, fa sapere che alle nuove condizioni previste dalla variante avrebbe fatto un’offerta maggiore.
Di sicuro non ci sono interessi illeciti, solo un altro infortunio, che potrà essere rimediato con un’analisi seria del progetto. Ma sotto accusa sono l’Assessore all’Urbanistica e il suo metodo opaco di condurre trattative e di portare alla luce le decisioni all’ultimo momento, mettendo tutti di fronte al fatto (quasi) compiuto e Consiglio e maggioranza con le spalle al muro. Meglio un metodo più aperto e trasparente su questioni così delicate, che faccia partecipare gli interlocutori istituzionali e l’opinione pubblica fino dal primo momento, fugando dubbi e suscitando contributi competenti; sia sulle cifre che sulle destinazioni.
Se si considera quanti progetti di variante sono in cantiere, che interessano molti “contenitori” cittadini e la loro destinazione, il metodo Pasquini si rivela quanto mai inopportuno.
L’urbanistica rimane un punto dolente: si procede “a spizzichi” e in modo incerto e poco chiaro. E la maggioranza resta fragile.

4 thoughts on “variare la variante

  1. In primis alcune questioni di merito vanno chiarite. La variante da usi pubblici (studentato, casa protetta) a residenze private comporta un consistente aumento degli oneri di urbanizzazione. Se la variante fosse approvata, questi tributi (quasi 5 miliomi di Euro) dovrebbero essere versati nelle casse del comune. Invece la proposta dell’amministrazione è che la somma venga spesa per realizzare un parcheggio da circa 70 posti in Piazza Cappelli, che tra l’altro comporta modifiche robuste alla viabilità per costruire due rampe di ingresso e uscita.
    Il parcheggio sarebbe realizzato dalla stessa impresa che ha acquistato il complesso dell’Umberto I, che quindi per eseguire i lavori incasserebbe i soldi da essa stessa versati.
    Non conosco la stima delle opere, ma sarebbe interessante sapere il costo di ogni posto auto ricavato. Per fare un po’ di demagogia, i cinque milioni di Euro di oneri equivalgono a circa 50 Euro per ogni anconetano.
    Lasciando il merito da parte, trovo deludente il metodo adottato: si discute e si tratta con un soggetto privato, si predispone un percorso di variazione delle norme, lo si sottopone agli organi amministrativi come un atto dovuto.
    La partecipazione, l’informazione ai cittadini, la condivisione degli obiettivi sono altrove.

  2. Ma fino ad oggi, quanti appartamenti sono stati venduti dall’impresa Santarelli?

  3. mariano guzzini

    Sta cominciando una fase, del resto largamente annunciata, di predominio della cosiddetta “urbanistica” sulla cosiddetta “politica”. Dopo i posizionamenti (il vice sindaco, il presidente di commissione) arriva la direzione comunale, che ci spiegherà qualche dettaglio e assumerà qualche orientamento anche allo scopo di superare la fase del “ma dov’è il partito?”.

    Vabbè. Ci tocca anche questa discussione.

    Sempre rasoterra. Sempre nel quadro insuperabile del sistema di borghi che non vuole diventare città, tantomeno capoluogo di provincia e di regione, e meno che mai segmento centrale della macro regione adriatica.

    Se, al contrario, si volesse essere questo, servirebbe una premessa al ragionare sull’ex Umberto primo che ricordasse tendenze più generali in atto nelle varie aree di riferimento (provinciale, regionale e macro adriatica), e inserisse il nostro comune ragionare in quelle tendenze e nelle più generali speranze di modernizzazione legate ai vettori(non gli avvocati: le automobili), all’inquinamento, e a quanto da tempo tutti sappiamo sulle opzioni meno reazionarie da coltivare per entrare nel futuro con le carte in regola.

    Invece l’impressione che si avverte è che “finalmente” può scorrere il sangue (metaforico) su qualche maldicenza o su un eventuale accordo di basso profilo.
    E che basterà prendere le misure appropriate per evitare sospetti sulla moglie di Cesare per tornare a dormire sogni tranquilli. Com’è riposante essere anconitani!

  4. vittorio salmoni

    La variante al piano di recupero ex Umberto I contiene numerose altre modifiche all’originario progetto approvato anni fa, oltre a quelle su cui si è concentrata l’attenzione in questi giorni.
    Nasce innanzi tutto per evitare che l’impianto storico dell’ex complesso ospedaliero venga stravolto:il piano vigente prevede infatti l’allargamento di circa 2 metri della strada interna per renderla una pubblica strada urbana, la conseguente demolizione degli attuali bordi stadali, costituiti da muretti, cordoli, caditoie originali dell’inizio ‘900, l’abbattimento di numerosi alberi e la riduzione delle aree verdi.
    Prevede inoltre la demolizione di un ala del padiglione 1 di proprietà Asur, per circa mq 400, per far posto, appunto alla strada.
    Salterebbe cosi l’originario equilibratissimo rapporto tra edifici, sistemazioni esterne e parco
    che ha reso il complesso “il luogo salubre” per eccellenza della città, il sanatorio di novecentesca memoria e che il vincolo apposto dalla competente soprintendenza si propone di tutelare. La variante ripristina l’originario assetto e si allinea alla posizione della soprintendenza. Di questi aspetti, giustamente cari a mariano e a molti altri, non si è proprio parlato, segno che la lettura della variante è stata superficiale e “speculativa”, volta cioè a trovare l’occasione per innescare un conflitto piuttosto che per entrare nel merito e risolvere problemi. Analizzando, come fa Emilio, il merito dell’aspetto più complicato della variante, siamo di fronte a questa situazione: i programmi di utilizzo di due grandi padiglioni di proprietà del soggetto attuatore, destinati ad usi “regolati”, residenze collettive e servizi sociosanitari, non trovano più attuazione per mancaza di interesse da parte dei possibili utilizzatori, Ersu e aìAsur; è necessario quindi individuare un altro uso.
    Qualsiasi uso diverso da quello previsto determina una “rendita differenziale”, cioè un valore di mercato differente da quello originario; quindi la scelta è tra lasciare le cose come stanno a danno del soggetto attuatore che non riesce a realizzare il programma, ovvero allargare le destinazioni d’uso, con creazione di maggiore rendita. E’ evidente che la scelta vada nella seconda direzione e che la destinazione d’uso aggiunta per i due padiglioni sia, coerentemente con il piano, la residenza. Il problema quindi si sposta nel trovare il nuovo equilibrio economico tra la maggiore rendita determinata e la compensazione pubblica. Si tratta di fare piani economici e, trovato il valore della compensazione, individuare l’opera pubblica da realizzare.
    Il processo seguito penso sia stato più o meno questo. Purtroppo, come sempre accade in questi casi, si è sottovalutata la necessaria comunicazione che, in trasformazioni complesse come questa, va introdotta da subito e aggiornata passo dopo passo.

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