il dibattito sulla patrimoniale

by A.L.
paperone
Non solo di Ruby. In questi giorni si parla anche di tasse e in particolare della proposta, avanzata da Giuliano Amato e ripresa da Veltroni al Lingotto, di un’imposta patrimoniale straordinaria per abbattere il debito pubblico.
La contestano Berlusconi e Baldassarri, ma anche, sorprendentemente, il responsabile economico del PD Fassina. L’annullamento della Conferenza programmatica del Pd a Napoli ha impedito di dire la sua a Bersani. Tace Tremonti, si dicono non contrari Prodi e Dini, è perplesso oggi sul Corriere della sera Dario De Vico, più possibilista Massimo Mucchetti. Capaldo, per l’UDC, la sostiene in una forma particolare, una parziale privatizzazione del debito pubblico.
Enrico Morando spiega il senso della proposta di Veltroni. Se si trattasse solo dell’imposta, dice, sarei il primo ad essere contrario, perchè non si può chiedere una nuova imposta, sia pure straordinaria e sia pure concentrata solo sul 10% dei contribuenti con maggiore reddito e patrimonio, senza inserirla in una programma che dia garanzie sull’uso e le finalità di questa manovra. Le tre mosse di cui parla Morando sono: una regola ferrea per la crescita della spesa corrente ad un tasso che sia la metà di quello della crescita del PIL e la costituzione di una società a cui conferire parte del patrimonio pubblico, da alienare o da gestire in modo redditizio per le casse dello Stato. Solo così si può dare ai contribuenti la garanzia che il sacrificio straordinario che si chiede vada a buon fine e che il gettito dell’imposta non sia usato per finanziare nuove spese. Va da sè che una manovra del genere richiede un governo credibile: in altre parole, questa manovra può essere parte del programma di un nuovo governo, non certo di quello in carica.
All’origine della proposta sta la consapevolezza che il peso del debito pubblico non può essere ridotto in modo significativo con la sola politica dei risparmi. Ci si è provato, anche con grossi sacrifici, negli anni Novanta, coi governi Amato e Prodi, riducendo il rapporto debito/PIL di circa 10 punti, ma è bastata la recessione per riportarlo al 125%. E per fortuna che i tassi di interesse sono bassi, altrimenti il peso degli interessi sarebbe difficile da sostenere.
Ecco dunque l’idea di una cura d’urto, che nel giro di qualche anno possa abbattere il rapporto debito/PIL di alcune decine di punti, portandolo al di sotto del 100%, innescando un circolo virtuoso attraverso la riconquistata credibilità sui mercati finanziari, che oggi fanno pagare ai nostri titoli di stato un interesse nettamente superiore a quallo preteso sui titoli tedeschi.
Le obiezioni avanzate hanno il loro fondamento: quale sarebbe l’effetto macroeconomico sull’andamento dell’economia? Da un lato, un’imposta deprime reddito disponibile e consumi, dall’altro, se i mercati e gli operatori si convincono che è un segno di svolta nella politica economica può stimolare fiducia e investimenti.
I risparmi sugli interessi, dice oggi Mucchetti, potrebbero essere usati per immediati sgravi; anche Veltroni li ha proposti per imprese, lavoro e famiglie numerose.
De Vico obietta che, con l’evasione che c’è, non si sa bene su chi finirebbe per ricadere l’imposta; Fassina che il patrimonio, specie finanziario, è in mano a investitori esteri. Per rafforzare la credibilità della proposta, Mucchetti suggerisce un impegno alla tedesca per il pareggio del bilancio dello Stato, da inserire nella costituzione. Ma la regola suggerita da Morando, ancorchè politica e non costituzionale, sarebbe ancora più stringente.
Insomma, la discussione è aperta. La cosa curiosa è che quello più deciso a chiuderla sembra proprio il responsabile economico del PD.

One thought on “il dibattito sulla patrimoniale

  1. Il Riformista

    Bersani a Ballarò ha detto ufficialmente che il PD è contro la patrimoniale.

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