un posto per due

by Amicus Plato
sumo
I due non si amano, anzi non si possono soffrire: per Bugaro, Ciccioli è un postfascista, residuato della prima Repubblica, per Ciccioli, Bugaro è un fighetto che ha avuto la pappa fatta invece di fare la gavetta attaccando manifesti (come avrebbe detto Cossiga).
Costretti a stare insieme, dapprima nella Casa delle libertà, poi addirittura nello stesso partito, alternano litigi e false riappacificazioni. Due anni fa, il PDL (leggi Berlusconi) scelse Bugaro come candidato Sindaco di Ancona, contro Ciccioli che avrebbe voluto una personalità di centro indipendente o dell’UDC. Ciccioli abbozzò, anche perchè sapeva che Bugaro avrebbe perso. Ora, lo scontro è esploso: casus belli la scelta del candidato Sindaco a Loreto, la classica goccia che fa traboccare il vaso. E Bugaro, accusando Ciccioli, coordinatore provinciale del PDL, di autoritarismo e di manipolazione degli organi del partito, si è dimesso dal suo incarico di vicecoordinatore trascinandosi dietro una ventina di membri del direttivo provinciale.
Ora la questione è nella mani del coordinatore regionale (Ceroni) e dei coordinatori nazionali che tenteranno l’ennesima riappacificazione.
Ciccioli era in passato uomo di Fini, poi si è legato ai suoi colonnelli berlusconiani e al momento della separazione ha seguito La Russa e abbandonato il Presidente della Camera. Bugaro è legato a Scajola e ha subito l’oscuramento del suo capo dopo la vicenda della casa al Colosseo. Ora che Scajola cerca di rientrare in campo suscitando l’opposizione di altri berlusconiani (Dell’Utri) e pretende spazio nel Governo e/o nel partito, si agita anche lui. Nega che la sua iniziativa abbia un legame con quella di Scajola, ma c’è perlomeno una coincidenza non casuale. Il fatto è che nella previsione di futuri appuntamenti elettorali (le elezioni politiche ssranno al più tardi tra due anni) cominciano le manovre e i posizionamenti.
Tre anni fa, al momento delle elezioni, Scajola disse a Bugaro che non era ancora il suo turno e lui ha lavorato per consolidarsi come vicepresidente del Consiglio regionale e poi con la candidatura a Sindaco di Ancona.
Ora pensa che il suo turno sia arrivato, ma Scajola non è forte come allora, deve muovere le acque per difendere la sua posizione e quella dei suoi. Nelle Marche ci sarò posto per Bugaro e Ciccioli insieme nelle liste bloccate del Porcellum? I vertici del PDL rassicurano: con la fuoriuscita di Baldassarri e La Malfa dal PDL (entrambi eletti nelle Marche) ci sarà posto per tutti, ma il PDL vincerà le elezioni? Di sicuro, non al Senato, dove dovrebbe perdere un seggio, ma forse neanche alla Camera, almeno secondo i sondaggi più recenti. E poi ci sono altri pretendenti nelle altre province e chissà quanti che aspirano ad essere paracadutati nelle Marche. E c’è il sen. Saltamartini, eletto in Sardegna ma poi diventato Sindaco di Cingoli. La lotta sarà dura.
Nel frattempo, dovrebbe esserci il primo congresso del PDL, preteso da Fini quando era nel partito e poi dimenticato. Fino a questo momento, il PDL è un partito completamente top-down, si decide tutto al centro. Così come avveniva in Forza Italia, che in 15 anni di vita non ha mai celebrato un congresso.
Oggi, non solo sono nominati dai tre coordinatori nazionali (Verdini, La Russa e Biondi, a loro volta nominati da Berlusconi), i deputati e i senatori, ma anche i coordinatori regionali, che poi nominano queli provinciali, i quali a loro volta nominano i membri dei direttivi, secondo la formula 70-30, 70% a Forza Italia e 30% a Alleanza nazionale. Un partito che non ha alcuna forma di partecipazione democratica.
Ci sarà il congresso? E cambierà questo stato di cose? Gli ex di Forza Italia contano sul loro maggiore seguito elettorale, gli ex di Alleanza nazionale sulla loro più forte rete di militanti.
Comincia la partita e sarà senza esclusione di colpi.

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