tre anni persi

by A.L.
tremonti
Con uno dei suoi giochi di prestigio, Tremonti mette d’accordo Berlusconi e la UE e vara la manovra. La UE vuole il pareggio di bilancio entro il 2014 e una manovra di 40-50 miliardi, una cura pesante, Berlusconi pensa che le sue sconfitte elettorali siano causate dal rigorismo del Ministro dell’Economia e vorrebbe la riduzione delle tasse.
Come quadrare il cerchio? In due mosse: la prima è spalmare la manovra suI quattro anni 2011-2014, rinviando agli ultimi due i tagli più pesanti, la seconda varare una legge delega sulla riforma fiscale tutta da vedere, di cui però si annuncia fin d’ora il piatto forte: tre sole aliquote dell’IRPEF, al 20, 30 e 40 per cento.
Una curva delle aliquote che fa venire l’acquolina in bocca soprattutto ai redditi alti, che vedono l’aliquota massima, quella sopra i 75.000 euro, scendere dal 43 al 40 per cento.
Ma come compensare la riduzione di gettito? Riducendo e agevolazioni e deduzioni, aumentando l’IVA e le imposte sulle rendite finanziarie, combattendo l’evasione.
E’ implicito che la pressione fiscale complessiva non potrà scendere e si vedrà alla fine chi ci guadagnerà e chi ci perderà, tenendo anche conto dell’abolizione dell’ICI e della riduzione delle imposte sugli affitti, già approvate. Difficile che ci guadagnino i meno abbienti, basta considerare il commento di Larussa sul previsto aumento della tassa sui SUV: non capisco perchè vogliamo colpire i nostri elettori.
Quanto ai tagli di spesa sono certi, ancora una volta, quelli sugli enti locali e le regioni. Sui tagli ai ministeri si procederà non in modo lineare, ma con analisi specifiche settore per settore; su quelli ai costi della politica, con l’adeguamento ai costi dei maggiori paesi europei: due criteri condivisibili, suggeriti anche dall’opposizione, ma con effetti probabili “a babbo morto”, cioè dopo le elezioni del 2013.
Si sono persi tre anni, dice Enrico Morando della Commmissione bilancio del Senato: se un’azione rigorosa e non indiscriminata sulla spesa fosse stata impostata all’inizio della legislatura, come proposto allora dal PD, insieme a riforme in grado di accelerare la crescita dell’economia, oggi potremmo incassare i risultati in termini di minore debito e più rapido sviluppo, che a sua volta aiuterebbe a ridurre il peso del debito. Invece succede il contrario: l’Italia cresce poco e ciò aggrava il peso del debito. Questo a sua volta, insieme alla debolezza del Governo, riduce la credibilità italiana sui mercati: il differenziale di tasso di interesse tra i nostri BOT e i titoli tedeschi, misura della nostra affidabilità, si allarga e quindi, in una spirale perversa, il costo degli interessi sul debito tende ad aumentare.
E l’opposizione che fa? Ha posizioni contraddittorie, dice Morando: Bersani e Fassina (responsabile economico PD) dicono che il pareggio di bilancio nel 2014 non è realistico, ma criticano il Governo per i suoi giochi di prestigio; Prodi e Letta invece dicono che l’opposizione deve fare proprio l’obiettivo UE e incalzare il Governo a raggiungerlo.
Che l’obiettivo del pareggio sia difficile è incontestabile e la UE, imponendo politiche restrittive a tutti i paesi, rischia di aggravare la spirale recessiva: occorrono politiche di sostegno allo sviluppo di dimensione europea, come sosstiene il PSE. Rimane il fatto che l’Italia ha un debito pubblico molto elevato e un abbassaamento della guardia può aumentare la diffidenza dei mercati e il costo del finanziamento del debito. Un costo aggiuntivo, dice Morando, che potrebbe raggiungere l’1% del PIL.
L’opposizione si trova di fronte il cassico dilemma: avanzare proposte rigorose, prendendosi responsabilità che lo stesso Governo sembra non avere il coraggio di prendere, o cavalcare lo scontento sociale?

3 thoughts on “tre anni persi

  1. Non ho dubbi: avanzare proposte rigorose! Se una moglie apre gli occhi e si rompe le scatole del profumo diverso dal suo che annusa da tempo sulla camicia del marito, non torna indietro e non sente ragioni. Butta fuori di casa chi insiste a prenderla per i fondelli. Be’, l’Italia ha aperto gli occhi ed è perfettamente consapevole di essere nella merda. Si sente tradita dalla “sinistra” che avrebbe dovuto proteggerla e, invece, ha fatto solo il gioco dei marpioni in cerca di potere (e profumi altrui). Non vuole più chi la consola o la compiange. Ha bisogno di qualcuno che dica come se ne esce, quali sono i sacrifici necessari per sperare in un futuro per i propri figli – perché sa bene di doverli fare – e quanto tempo, all’incirca, dovrà ancora restarci. Nella merda, intendo.

  2. Ma tu, Mariangela, hai idea di chi sia questo qualcuno, da che parte è destinato ad arrivare… o secondo te è già in arrivo, o arrivato?

  3. Ce ne sono, ce ne sono, ma in genere hanno poca voce. Anche perché quotidiani e tv preferiscono discorrere delle (e rincorre le) strombazzate giornaliere dei soliti tromboni piuttosto che cimentarsi nel compromettente mestiere del talent scout.

    Renzi, Civati tra quelli che la voce ce l’hanno? Vendola? Zingaretti? Il giovane presidente sardo? Chiamparino? E chissà quanti altri. A Senigallia, piccola pulce, conosco, per esempio, due o tre giovani leve non intruppate davvero in gamba.

    Insomma, non so… aspetto con ansia e spero. Augurandomi al contempo che Bersani si stanchi di fare l’imitazione di Crozza e vada un po’ in vacanza.

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