il macropresidente

by Amicus Plato
spacca
L’unica cosa concreta che la Regione Marche ha fatto per l’Adriatico è avervi localizzato un rigassificatore al largo di Falconara. E non c’è stato bisogno di nessuna Macroregione adriatica o Iniziativa adriatico ionica. Eppure la Giunta regionale compra pagine intere sui giornali nazionali per pubblicizzare…il nulla; cioè l’inaugurazione ieri ad Ancona di una mostra composta da una serie di pannelli lungo il Viale della vittoria sulla Macroregione adriatico ionica: frasi vuote di Spacca ripetute in ogni pannello e elencazione in incomprensibile burocratese di vaghi progetti di collaborazione internazionale.
Sarà bene chiarire ancora una volta che la Macroregione non esiste, sarà forse istituita nel 2014 e comunque non è niente per cui valga le pena di bombardare l’incolpevole opinione pubblica marchigiana e nazionale con pagine a pagamento sui giornali, manifesti 3×2 e inaugurazione di mostre utili solo per la photo opportunity per le autorità.
La Macroregione non è una nuova istituzione e non ha finanziamenti: è, o sarà, un modo per coordinare tra paesi e regioni l’utilizzo di fondi europei per progetti in campo economico, turistico ambientale e culturale. Una metodologia, insomma, che innovi quella tradizionale basata, sul rapporto verticale UE-stati-regioni.
Un modo tecnicamente e giuridicamente complesso, “vino vecchio in botti nuove” nel migliore dei casi, dice uno studio del CESPI (Centro studi di politica internazionale), tanto più se, come nel nostro caso, dovrebbe coinvolgere stati che attualmente non fanno parte della UE.
Chi conosce i documenti dell’unica Macroregione istituita, quella baltica – i cui risultati sono tutti da verificare – è impressionato dalla mole burocratica della sua implementazione e dovrebbe preoccuparsi di quello che potrebbe accadere nel nostro caso, tra stati, europei e non, regioni e istiituzioni europee.
Forse sarebbe meglio dedicare qualche risorsa a studiare questi problemi anzichè per campagne promozionali del tutto premature e sicuramente inutili. E anche per mettere ordine nelle molte iniziative analoghe, promosse da regioni – vedi l’Euroregione adriatica, presieduta da Governatore del Molise.
L’esperienza maturata con la IAI (Iniziativa adriatico ionica, istituita dal Ministero degli Esteri undici anni fa, con segretariato nella Cittadella di Ancona) è deprimente da questo punto di vista: è stata occasione per convegni, forum, elaborazione di protocolli e niente più. Basta andare sul sito web della IAI per rendersene conto.
Insomma, va bene promuovere la conoscenza reciproca e la collaborazione, ma non c’è NESSUNA RAGIONE per battere la grancassa.
Questo serve solo all’immagine del nostro Governatore, sempre più proiettato ad affermare un suo ruolo nell’ambito internazionale, sproporzionato rispetto alle forze e alla dimensione della Regione.
I pellegrini e i turisti che saranno ad Ancona in occasione del Congresso eucaristico – anche per questo evento, pubblicità a tutto spiano, cofinanziata dalla Regione e dalla CEI, senza che nessuno si preoccupi di spiegare che cosa sono stati nella storia e sono i congressi eucaristici e quali siano le finalità di questo in particolare – vedranno la mostra lungo il Viale e se ne allontaneranno dopo avere letto tre righe dei pannelli, ma il nome di Spacca lo ricorderanno.

5 thoughts on “il macropresidente

  1. La Macroregione è uno strumento molto interessante, perché presuppone una visione strategica e un approccio di sussidiarietà, due dei principi alla base dell’Unione Europea. I Baltici lo sanno bene, perché praticano ambedue da tempo e hanno capitalizzato nella loro macroregione quanto costruito prima.
    C’è anche una seconda macroregione già costituita, quella danubiana. Che tra l’altro include tutti i Balcani occidentali, compresa buona parte del territorio di quella adriatica. La DG Regio di Bruxelles ha già chiarito di non avere niente in contrario all’overlapping, cioè alla sovrapposizione di due macroregioni. Anche se è bizzarro che Belgrado e tutta la Serbia siano nella macroregione adriatica e l’Umbria e la Toscana no (ma Piacenza sì). E che la Slovenia, la costa dalmata della Croazia e il Montenegro siano parte della macroregione danubiana.
    La macroregione adriatica nel 2014 potrà diventare una realtà, ma dovrà sottostare alla regola dei tre NO della Commissione Europea: no a nuovi finanziamenti, no a nuova legislazione, no a nuove istituzioni. Potrà essere uno strumento per attuare una strategia e per usare al meglio le risorse disponibili. I Baltici ci lavorano già da tempo, i Danubiani hanno appena cominciato. Ambedue hanno un approccio molto concreto e costruttivo, no frills.
    Noi per adesso peroriamo una causa, la strategia è tutta da costruire. La regione Marche ha deciso di investire risorse importanti, il presidente Spacca ci crede davvero. L’opportunità non può essere sprecata, non si tratta di un diploma da incorniciare ma di qualcosa di innovativo dalle enormi potenzialità.
    Chi ha l’incarico di avviare il processo e di riempire la scatola di contenuti sembra invece occuparsi essenzialmente di iniziative di rappresentanza. Molta visibilità ma non così tante cose da vedere. Ad esempio si annuncia come cruciale un prossimo passaggio al Comitato delle Regioni, che è solo un organismo consultivo della Commissione e che naturalmente darà il suo benestare senza problemi.
    C’è ancora tutto il tempo per rimediare. Converrebbe non concentrarsi sui redazionali e sulle rassegne stampa ma piuttosto sul lavoro capillare in rete, sul coinvolgimento reale degli enti locali e del settore privato, su una piattaforma strategica operativa, su una serie di obiettivi prioritari e sui tempi in cui raggiungerli, sulla sinergia con le altre istituzioni comprese le macroregioni già costituite.

  2. Cosa farà Spacca dopo la sua seconda legislatura? Tornerà finalmente alla Merloni dietro una scrivania a toccare con mano cosa significa oggidì tirare la carretta per quattro spiccioli? Ne dubito. Cosa farà il rettore Marco Pacetti alla definitiva scadenza – grazie alla legge Gelmini, altrimenti avrebbe tentato di emulare Carlo Bo – del suo mandato? Tornerà finalmente in aula a far lezione come il suo predecessore, quel grande uomo che è stato Bossi, toccando con mano i risultati del suo governare? Ne ri-dubito.

    Forse le risposte al perché dell’incomprensibile e imbarazzante campagna pubblicitaria per la Macroregione-Isola che non c’è, ma che potrebbe burocraticamente esserci in futuro, stanno tutte in quelle domande…

  3. Il Riformista

    Spacca come Berlusconi? Credo che sia il momento giusto per porsi questa domanda, chi hanno eletto i cittadini del centro sinistra marchigiano? Un presidente che si fa “cura” dei problemi dei cittadini (lavoro, salute,sviluppo, ambiente) per risolverli all’interno delle sue competenze o per imbastire iniziative che rischiano di risolversi soltanto a livello mediatico con grande sovraesposizione sua personale? O forse bisognerebbe scomodare il Marchese del Grillo?

  4. Riformista, ormai il governare sembra consistere tutto (e soltanto) nell’arzigogolare fantasiose soluzioni di bilancio, magari rimandando all’aldilà dell’oggi e subito le soluzioni vere, e nel rinsaldare l’immagine di Unto dal Signore di chi si trova in quel momento a comandare. Insomma, tremontismo da un lato, da noi impersonato da Marcolini, e berlusconismo dall’altro, da noi impersonato da Spacca. Fine della storia, della democrazia e di una progettualità che odori appena appena di valori a cui il governante di turno esplicitamente s’ispira. Facciamo la riprova: quali valori ha in mente Spacca a giudicare dal suo comportamento? L’unica risposta possibile è: i “valori” del marketing (peggiore). Tutto può essere venduto, pure una regione d’Italia e non soltanto Fontana di Trevi, basta creare il bisogno. Banale “mission” di un direttore commerciale, direi.

    L’opposizione, dal canto suo, in questa commedia degli orrori gioca il ruolo del facciamo finta che pure noi ci siamo. Da noi è la destra, in Italia è la sinistra (idem). Poi c’è l’UDC. Corteggiata come Belen, ma con un lato B molto meno attraente in quanto usurato da troppi spasmodici balletti per occupare sedie ora di qua ora di là. Per non farci mancare niente, noi disponiamo pure di Duca che ad Ancona sta dando il meglio di sé, a giudicare dalle cronache. Il fatto è che i marchigiani sono parchi e non buttano via mai niente. Aspettano che Duca diventi modernariato e poi, magari, lo andranno a vendere al mercatino delle pulci. E’ la saggezza contadina.

    Occupazione, equità sociale, ambiente, condizione femminile e giovanile, sicurezza, salute, ricerca (quella vera, non le “marchette” che dimostrano al committente ciò che lui vuole sia “scientificamente” dimostrato), stimoli alla crescita delle imprese migliori (ce ne sono, eccome se ce ne sono. Ma chi le conosce?), tutela del territorio… Bah, ma che è ‘sta robba?

  5. Mariangela, è da molto tempo che sono convinto che Spacca passi più tempo a cercare di “vendere” la sua immagine che a risolvere concretamente i problemi. D’altra parte sarebbe sufficiente analizzare la sua squadra di governo (politica ed amministrativa) per rendersene conto. I nodi verranno al pettine ed a pagare saranno, come sempre, i cittadini.

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