la voce della chiesa

by A.L.
papa
Buona organizzazione, disagi contenuti, bel tempo, anche troppo. Alla vigila è arrivata, è il caso di dire provvidenzialmente, la notizia che il cantiere avrebbe avuto qualche commessa, e così anche l’ultima preoccupazione, quella di una contestazione dagli operai senza lavoro, è rientrata.
E’ andato tutto bene, ma perchè non avrebbe dovuto? Possibile che Ancona non sia in grado di reggere qualche migliaio di disciplinati congressisti e una messa del Papa da settantamila partecipanti? Eppure per un anno questo evento, la sua organizzazione, le sue ricadute, sono stati al centro dell’attenzione (e delle preoccupazioni) cittadina e perfino regionale.
La città è stata ospitale, non direi coinvolta. Colpa della sua freddezza, ha accennato dscretamente il Vescovo in un’occasione? O il congresso non ha parlato al popolo? Intendo non solo la comunità tutto sommato ristretta delle associazioni e delle confraternite, ma la massa dei cattolici tiepidi e abitudinari, fino ai non credenti.
Ho seguito con interesse il congresso, sfiorato come tutti dalle manifestazioni religiose e leggendo sul sito le relazioni, gli interventi, alcune omelie. Con l’attenzione di chi non è credente ma non è digiuno nè della liturgia nè della dottrina. Lo sforzo era quello di legare le verità di fede, in particolare l’Eucaristia, al centro del credo cattolico, alla vita quotidiana, la testimonianza e la pratica dell’impegno sociale. Alcuni interventi interessanti, molte richiami e sollecitazioni a che la fede non sia intesa solo come devozione, molte sottili disquisizioni teologiche o esegetiche delle scritture.
Tutto molto paludato, preordinato, per nulla dialettico. E tutto tenuto ben lontano dal toccare i dilemmi, i drammi, gli interrogativi. Non era solo un congresso a tema, era un tema già svolto. E accompagnato da grandi manifestazioni, per commuovere e impressionare. Nello sforzo di tenere insieme dogmi religiosi, potere politico e pratica evangelica, la vita quotidiana delle persone entra solo in parte sulla scena, oscurata dal pesante apparato teologico, liturgico, mediatico.
E’ questo il dramma della Chiesa: sembra che non creda nemmeno lei di potere davvero parlare a tutti. Ripiegata in una riflessione interna, mai problematica, sempre unilateralmente critica verso le culture della società moderna, inquinate dall’individualismo e dall’ateismo. E poi protesa verso il pubblico con ostentazioni di fede, paga dell’ossequio acritico dei media e dei poteri pubblici. E’ questa l’evangelizzazione?
Alla fine, la sintesi l’ha fatta Benedetto XVI, quando ha detto che “dopo avere messo da parte Dio o averlo tollerato come una scelta privata che non deve interferire con la vita pubblica, certe ideologie hanno puntato ad organizzare la società con la forza del potere e dell’economia” (coinvolgendo nella condanna non solo, come si vede, i regimi apertamente atei, ma anche quelli liberali) “mentre la storia dimostra come l’obiettivo di assicurare a tutti benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione si sia risolto in un dare all’uomo pietre al posto di pane”. Il che contrasta con l’evidenza storica e mette un grande ostacolo al comune impegno di credenti e non credenti per la soluzione dei problemi sociali.
Come riaffermare quindi il primato di Dio? si chiede il Papa: con la spiritualità eucaristica, antidoto all’individualismo e all’egoismo, via per ridare dignità all’uomo e quindi al suo lavoro, nell’impegno a superare l’incertezza del precariato e il problema della disoccupazione. Passaggio che i giornali hanno sottolineato trascurandone la premessa.
D’altra parte già il Cardinale Bagnasco aveva affermato che “senza una visione antropologica e quindi trascendente non si va lontano nei vasti e molteplici campi della società: dall’economia alla finanza, dalla solidarietà sociale alla giustizia, dalla salute, alla pace, all’ambiente” e che “la ragione scevra da pregiudizi arriva a riconoscere i tratti costitutivi della nostra civiltà umanistica: la vita senza alcuna decurtazione, il matrimonio, la famiglia, la libertà religiosa e educativa. Ogni altro principio, senza i primi, non germoglia o finisce per essere distorto da ideologie e interessi mercantili”.
Lo aveva già detto il Papa nella “Caritas in veritate”: fuori dalla Chiesa non solo non c’è salvezza, ma non cè neanche sviluppo, giustizia, lavoro, pace. Che differenza con Paolo VI, che nella “Populorum progressio”, pur ribadendo le verità di fede, chiamava tutti, al di là delle fedi e delle ideologie, al comune impegno per combattere le ingiustizie planetarie!
Anche la democrazia è fragile. Lo spiega Il prof. Ornaghi nella sua relazione su “Eucaristia e cittadinanza”. Cita il giurista cattolico Bockenforde, secondo il quale “lo Stato liberale secolarizzato vive di premesse che esso, di per sè, non può garantire”. Il paradosso della liberaldemocrazia starebbe nel fatto che fonda la propria legittimazione sulle promesse di benessere materiale e quindi risulta precaria perchè priva di una visione autenticamente antropologica della vita, oltre che della vita politica. La risposta viene ancora una volta dall’Eucaristia, che consente almeno ai cristiani di fornire quel supplemento etico di cui lo stato liberale e democratico ha bisogno ma che i laici evidentemente non sono in grado di offrire.
Da tutto questo si capisce perchè il Congresso eucaristico ha parlato, e non poteva date le premesse fare diversamente, solo ai suoi “militanti”, riservando agli altri la spettacolarità delle liturgie e l’ossequio dei media e dei politici.

2 thoughts on “la voce della chiesa

  1. Grazie A.L., ho cercato invano una relazione sull’evento come la tua.

  2. Complimenti A.L. per la solita convincente analisi ed a proposito vorrei raccontare un aneddoto che mi è successo in un paese arabo di stretta osservanza Musulmana. Mi capitò di assistere ad un banale incidente stradale tra due automobilisti che ritenevano di essere ambedue nella ragione, allora il poliziotto prese il Corano ed interpretando alcuni versetti decise di chi era la colpa e la sanzione relativa. Mi sembra che anche nel caso della Chiesa Cattolica ci sia lo stesso approccio, la verità sta nei suoi testi si tratta solo di interpretarli bene.

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