ventuno

by Amicus Plato
ventuno
Sono venti, non ventuno i voti attualmente a disposizione di Gramillano, mi fa notare Guzzini nel suo comment al post “E’ tempo di decidere”. E ha ragione, mai refuso fu più colpevole: la vita politica cittadina ruota intorno a questo numero magico, senza il quale non c’è maggioranza.
Perilli ci ha provato a mettere insieme i ventuno voti ma non ci è riuscito a causa dei veti incrociati.
E il documento approvato ieri dall’Assemblea del PD passa la mano a Gramillano: “provaci tu”, gli dice e presentati tra qualche settimana coi ventuno voti. Se no, conseguenza implicita, si chiude.
Ma Gramillano si inalbera: “come faccio? Missione impossibile”. Ma come? Da mesi lamenta di non avere una maggioranza stabile per governare ed ora vorrebbe andare avanti con venti voti e raccattandone qualcuno di volta in volta in Consiglio? E il PD, che chiede le dimissioni di Berlusconi anche se ogni volta che si vota la fiducia la ottiene, dovrebbe convalidare una maggioranza che non è tale?
In verità, il documento votato ieri è molto generoso con il Sindaco: il partito di maggioranza relativa rinuncia al principale dei suoi compiti, quello di indicare una maggioranza e si rimette a Gramillano, che può farla con chi vuole, purché la faccia e non pretenda di andare avanti al buio. E sulla carta sarebbe già pronta coi voti dell’UDC, se il Sindaco si sciogliesse dall’abbraccio di Duca: ma lui non vuole rinunciare all’appoggio di Duca e preferisce tirare avanti con venti voti, proprio quando si profila, di fronte ai tagli del Governo, un bilancio difficilissimo per il 2012.
Gli dà man forte la sen. Magistrelli che contesta il voto che ha diviso l’Assemblea. “Io penso al partito”, dice proprio chi a suo tempo riuniva segretamente i “dissidenti” contro Sturani.
La riunione rimescola maggioranza e minoranza uscite dal congresso nel quale Perilli sconfisse Sediari. Ora il voto è promosso da un documento proposto da Sediari, accolto e mediato da Perilli. Adesso, la divisione è tra chi vuole andare avanti costi quel che costi e chi, in mancanza di una maggioranza stabile, vuole chiudere.
Sullo sfondo, il giudizio sull’amministrazione. La colpa non è di Gramillano, mi fa notare Raniero in un altro comment al post precedente, ma della partitocrazia. Penso anche io, e l’ho scritto più volte, che le vicende attuali siano il prodotto di una profonda crisi della classe dirigente politica cittadina, e segnatamente del PD, maturata, anzi esplosa, negli ultimi anni. Gramillano ci ha messo, e ci sta mettendo, del suo, e sempre più è apparso chiaro che anziché essere la soluzione dei problemi, era egli stesso parte di essi ed un ostacolo alla loro soluzione.
A parte i limiti gravi dell’azione strettamente amministrativa, non è stato capace di essere il sindaco di tutti, non dico dell’intera città, ma neanche del suo partito: certo senza volerlo, è stato strumento di un gruppo minoritario del PD, che tra l’altro lo aveva contrastato nelle primarie, e ha tagliato i ponti con le amministrazioni precedenti. Così facendo ha rinfocolato, invece di superare, antiche e recenti divisioni politiche e si è trovato privo di consensi e di idee di fronte alla sfida del governo.
Ma le sue dimissioni di per sè non risolvono i problemi: spero che la maggioranza del PD ne sia consapevole, ma non mi pare che abbia idee chiare sul che fare dopo.

26 thoughts on “ventuno

  1. Hanno fatto bene Perilli e Busilacchi a cambiare maggioranza; alla fine se c’è un limite nella politica anconetana è il mero richiamo all’unanimismo e all’unità del partito che, da sempre, le maggioranze dei partiti fanno per giustificare le proprie condotte e che, nella nostra città, la Magistrelli e Gramillano continuano a proporre senza offrire prospettive di senso.

    Certo apparirà un po’ cinica la scelta del segretario e tuttavia mettere il Sindaco alle strette, credo, sia l’unica strada per porlo nelle condizioni di fare un po’ di politica; o inizia a comportarsi da sindaco o la poltrona gli salta per aria.

    Cerco di vedere il senso positivo di quanto è successo all’assemblea di domenica affidandomi al giudizio personale nei confronti di diversi compagni che hanno scelto quella strada e rispetto ai quali, per stima personale, credo si debba offrire un po’ di credito senza condannarli a un giudizio di mera utilità individuale.

    Il test per vedere il vero spirito che anima questa iniziativa rimane comunque l’andamento della discussione rispetto a cosa fare della nuova maggioranza.

    Se ho capito bene quello che è successo si è consolidato un gruppo composto da personaggi animati da idee storicamente diverse – e storicamente alternativi – che, davanti al nulla dell’amministrazione, hanno trovato ragioni forti di coesione.

    C’è chi è terrorizzato – a ragione (?) – del trio Magistrelli/Pacetti/Duca – chi cerca, in buona fede, di dare una linea politica al partito e a un gruppo alla deriva; chi tenta di galleggiare e chi vuole guadagnare posizione di vantaggio per il dopo Gramillano.

    Il problema che si pone rimane tuttavia aperto: se è evidente che quello formatosi domenica è un gruppo di fuoco “contro” qualcosa – non c’è giudizio di valore, nei casi di emergenza anche i plotoni di esecuzione servono – non si vede ancora quale sia il progetto per il futuro.

    A breve ci saranno appuntamenti importanti e nomine di peso forse anche quella del nuovo sindaco.

    Come funzionerà la nuova maggioranza? è intenzione di fare una mera sostituzione di gruppi dirigenti o ci sarà la prospettiva anche di una “sistemazione” del partito e della politica anconetana?

    Il mio timore è che a fronte del tentativo di liquidazione dell’esperienza Gramillano ci sia un progetto di profilo non troppo alto e un tentativo spartitorio già visto.

    Se questo sarà Gramillano e c. avranno buon gioco per reagire, viceversa, se la proposta saprà convincere – dopo i necessari giochi di corridoio – potrebbero aprirsi fasi finalmente virtuose per la politica anconetana

  2. Il PD non ha affatto le idee chiare, ma già un po’ più di ieri.
    Credo invece che i vecchi militanti non abbiano memoria di un documento proposto dal segretario, per di più in accordo con la minoranza congressuale, a cui il sindaco e il suo consigliere politico votano contro. Il sindaco era talmente contrario che si è dimenticato di non avere diritto di voto. Sempre più Fort Apache.

  3. enrico turchetti

    In questa situazione, dove ciascuno si è fatto la propria idea su questa Amministrazione e, legittimamente, auspica la sua fine o il suo proseguimento,il segretario regionale del mio partito afferma che “chi vuole le elezioni anticipate non fa parte del centro sinistra” e che quindi “deve stare per conto suo”. Inoltre afferma che “il PD lo rappresenta lui”. E’ lo stesso segretario che recentemente ha detto che “in politica le dimissioni non si danno mai”. Se gli strateghi sono questi mi chiedo che senso abbia appartenere allo stesso partito; il dramma è che non è il solo a pensarla così. A me, personalmente, questo modo di pensare fa ribrezzo. Bersani Aiuto!!

  4. Luigi Fiordelmondo

    ONORE AL MERITO, HA VINTO FAVIA. IL PD E’ A PEZZI.

  5. Continuo a farmi del male leggendo le cronache anconetane, e continuo a trasecolare perché continuo a chiedermi: ma la democrazia cos’è?

    Ucchielli (Stalin?) dichiara: “Il segretario sono io, e io solo decido” (meco…). Un piddino (Putin?) dichiara: “Fuori Perilli perché non ha più la ‘sua’ maggioranza”. Un altro piddino (Dulbecco?) suggerisce di andare avanti così, facendo conto sull’influenza di stagione che potrebbe colpire i consiglieri di opposizione. E via con questi toni da guerra civile e altre sciocchezzuole.

    Ma, in sintesi, cosa è successo? Un osservatore esterno come me ha capito che:
    a) la maggioranza che ha fatto eleggere Gramillano non c’è più;
    b) anziché tornare alle elezioni – come democrazia vorrebbe – cominciano le danze: gli antagonisti diventano d’incanto preziosi alleati da corteggiare;
    c) la quadriglia non funziona e la politica cittadina è paralizzata;
    d) Perilli – vivaddio – si scoccia. Sapendo in cuor suo di non essere un pollo, comincia a volare, dicendo al sindaco: “Vuoi proprio insistere? Bene, cerca voti ‘certificati'”. Insomma, esercita finalmente la democrazia. Che, almeno credo, non è (dovrebbe essere) inciucio ma progetti condivisi. Anche in nome del “vecchio Ulivo”, così palesemente caro a Marina Magistrelli, che inciucio proprio non era.

    Alcuni sono d’accordo con Perilli, altri no. Come sempre capita quando si decide qualcosa in una assemblea. Non è questa la democrazia? E che c’entrano le “vecchie maggioranze” che lo hanno eletto? Forse che nelle assemblee, di volta in volta, non si possono esprimere opinioni diverse une dalle altre senza badare alle appartenenze “di corrente”? No? Non si può? Appunto. E, infatti, io continuo a chiedermi: ma la democrazia, cos’è?

  6. Ma allora il problema non è e forse non lo è mai stato Favia ma Gramillano. Che strano partito è il PD che per la seconda volta si schiera, (quasi la metà) contro il proprio sindaco e dimostra di avere ben poca memoria. Basterebbe ricordarsi di cosa dicevano di Gramillano coloro che adesso lo vorrebbero far dimettere. Allora, non più di poco tempo fa, sentenziavano ” è il sindaco della svolta, con lui rinasce il partito e tutto il centrosinistra”. Ed ora, dopo averlo lasciato solo contro gli attacchi di Favia e di Spacca, ecco che quasi il 50 % dell’Unione Comunale gli chiede di andarsene nel tentativo puerile e vano di far ricadere su di lui la responsabilità di aver amministrato male la Città, quando lui ha dovuto passare la maggior parte del suo tempo a difendersi dal così detto fuoco amico. Verrebbe da dire che la cosa che più viene bene ai vecchi e nuovi rampolli del PD è quella di “tramare”, maggioranze e minoranze che si ricompongono non sul da farsi ma su chi impallinare. Allora “lunga vita” a Gramillano, si perchè appare evidente che la sua battaglia sta assumendo connotazioni di resistenza civica contro la partitocrazia ossessiva, spartitoria e faccendiera. Cosa importa se Gramillano è stato eletto dalla maggioranza dei cittadini anconetani, cosa importa se gran parte del suo partito lo ha ostacolato da sempre, se ne deve andare perchè è da ostacolo alle nuove strategie che il “modello marchigiano” pretende.
    Infine vorrei dargli un consiglio: parli di più con i suoi cittadini e meno con i partiti.

  7. Fiordelmondo… ha vinto Favia? Macchissenefrega. E poi, che vuol dire “ha vinto”? Cosa ha vinto, il peluche gigante? Che c’entra col bene pubblico? Cos’è, state giocando una partita a boccette oppure, prima o poi, riuscirete a capire che – a suon di scelte a cavolo di cane, di strategie da condominii di periferia, di personalismi suicidi – siete i soli responsabili dell’evidente sfacelo di un progetto nobile, quello del PD mai nato? Di Favia ce ne sono a bizzeffe. Di PD ce n’era uno solo. E voi l’avete mandato a puttane. Come al solito vi consolate con l’ajetto? Ok. Fate pure. Piagnucolate, dando la colpa Favia. Sappiate, però, che ormai beccano in pochi!

  8. mariano guzzini

    SCrive Fiordelmondo “il Pd è a pezzi”. Parliamone.
    C’è il pezzo di Marina che si è agitato esageratamente per un voto che ha momentaneamente unito altri due pezzi, a loro volta composti di altri pezzi. Il pezzo di Perilli, prima della votazione composto dal pezzo di Marina, Pacetti, Fiordelmondo, Betto e Benatti, oggi liberatosi dall’abbraccio della maggioranza, e da tutti coloro che hanno appoggiato Perilli al congresso.
    Poi c’è il pezzo di chi – eletto da qualche parte – vuole restarci più tempo possibile. Questo pezzo si è unito a Marina nell’indignazione esagitata. Cose che capitano.
    Poi ci sono i giovani, stupiti e sdegnati di professione. Niente di male. Siamo stati giovani tutti.
    Poi c’è il pezzo di Sediari, composto dal pezzo di Sediari vero e proprio, quello di Carrescia, e quello dei cattivissimi.

    Faccio notare all’indignato Luigi Fiordelmondo che tutti questi pezzi, e altri ancora che lascio alla intelligenza di chi frequenta il Pd (Simonetti, Luchetti ecc, Sturani, e potrei continuare) sono pezzi preesistenti, tutti in qualche modo organizzati e parte della galassia oggi chiamata Pd.
    Dopo domenica 25 settembre questi pezzi non sono sostanzialmente cambiati nella loro sovrabbondanza e nella loro contraddittorietà interna. In ogni area esistono vistose contraddizioni dovute a fatti personali, a storie, e a precedenti contraddizioni.

    Si tratta della ricchezza di un partito democratico e plurale in formazione ovvero del peso e della zavorra di un passato che volevamo lasciarci alle spalle? L’uno e l’altro, naturalmente.

    Si tratta di governare un pluralismo complesso, ereditato da un passato difficile da smantellare. I giovani fanno bene ad esserne turbati, ma fanno male a ripetere litanie stracotte invece di proporsi nuove forme di impegno che sarebbero di esempio a tutti noi. Fiorello Gramillano ci ha provato, forse, ma non mi pare che il risultato sia commendevole. E purtroppo in politica non è concesso di cancellare l’errore e di ricominciare come se non fosse successo niente.

    Chi non è giovane non faccia la verginella e non finga di credere che domenica 25 settembre è finito un mondo che fino a quel momento andava così bene da essere tutti noi felici e contenti come nel giardino dell’Eden, fino a quando il losco Sediari ha offerto a Perilli la mela avvelenata, e lo sciagurato la addentò cacciando tutti dal paradiso terrestre e adesso come ce la caviamo senza il presidente Betto poveri noi.

    Non ha vinto Favia e il partito è a pezzi esattamente come lo era prima, con alcuni pezzettini marginali che riprendono la loro abituale posizione.
    Sarebbe bello che ci fosse un rimescolamento maggiore, e non è detto che non ci sia, prima o poi.

    Resta il fatto che il documento votato é quello che scrive Mantovani (stavo per scrivere Silvio, ma lui mi dà del Guzzini, e mi tocca stare al gioco).
    Il documento votato, con buona pace degli isterici che non avrebbero voluto nessun distinguo dalle posizioni degli ispiratori di Gramillano, è generoso e probabilmente eccessivo.
    Se è vero che Gramillano non ha navigato ma è stato sballottato dalle onde appena uscito dal porto (sto citando il De brevitate vitae: non ille multum navigavit sed multum iactatus est…) è arrivato il momento di farglielo rispettosamente notare evitando che il partito venga coinvolto in un abbraccio mortale.

    Sui modi di questa presa di distanza si può essere di diverse opinioni, e il voto c’è apposta per esprimersi. Sull’opportunità di un atto come quello che è stato approvato non avrei dubbi. E invito i bubbiosi in buona fede e senza conflitti di interesse a rifletterci su serenamente.

    Perilli ha fatto egregiamente il suo lavoro di segretario di tutti, nell’interesse della città che è stressata dai dilettanti allo sbaraglio e del partito che non può affogare con i medesimi.

    Adesso c’è la questione del dopo, che prima o poi finirà per arrivare, e al quale occorrerebbe essere preparati collegialmente, pubblicamente e democraticamente.

    Nessuno in questa fase può dire cosa vorrebbe nel caso non si trovassero i 21 voti, perchè si leverebbero gli isterici e le isteriche con il dito puntato a gridare: eccolo chi voleva le dimissioni, brutto zozzone delinquente, complottatore, veterotutto!
    Sicchè non si può dire niente.
    Perfino Palmiro Ucchielli minaccia di cercare casa per casa e di liquidare chi si azzardi a pensare che un giorno o l’altro si dovrà pure votare di nuovo in Ancona. Anche questa non si era sentita mai, a occhio sembra una p. fuori dal vaso, ma lasciamo correre.

    Quindi – cari amici e compagni – non fate questo genere di domande. Nel Pd c’è assoluto divieto di pensare al dopo Gramillano.
    Questo passa il convento, e questo osservo.

    Dopo di che io sono assolutamente certo che i 111 componenti dell’assemblea comunale e i 24 componenti del direttivo comunale avrebbero il dovere di discuterne seriamente e serenamente, votando se necessario, come si fa nei partiti perbene.

    Altrimenti tutto è affidato a quello che si elabora altrove, dove gli interessi sono meno generali e forse meno nobili. Senza alcun riferimento al mio amico Andrea, naturalmente. Forse c’è bisogno di qualcosa di analogo a quel governo libico non a caso chiamato consiglio di transizione. Se i 24 componenti del direttivo si considerassero il consiglio di transizione di questa fase di vita del partito diciamo così democratico e trovassero il punto di mediazione possibile tra i pezzi potremmo sperare di uscire dalla crisi della politica e dell’economia.
    Ma quanto sono ottimista stamattina! Sarà il sole ancora estivo, e il cardiologo che non ha trovato peggiorato l’impianto?

    Difendiamo l’allegria e teniamo d’occhio i pezzi. Magari non sono così squallidi e viscidi e logori come sembrano a chi li guarda dalla torre d’avorio e non si degna di scendere giù fra i comuni mortali a sporcarsi le manine con la realtà.

  9. Quoto Mariano, questa volta davvero insuperabile.

  10. Ezio Gabrielli

    Ottimo Mariano… Rimane questo problema irrisolto coi giovani… Ma, alla fine, tu fai bene il tuo lavoro di compagno saggio…sono I giovani non stanno svolgendo il loro di ruolo ovvero quello di essere sereni e Innovativi

  11. Noto con piacere che il Guzzini è d’accordo con me, una volta tanto. L’unica cosa del suo post che non capisco è la seguente affermazione riferita ai giovani indignados del PD presenti in assemblea: “…ma fanno male a ripetere litanie stracotte invece di proporsi nuove forme di impegno che sarebbero di esempio a tutti noi”.

    “Nuove forme di impegno”? Cioé? Che vuol di’? Sit-in? Sfilate coi carri? Comuni in una casa di campagna? Omicidi su commissione? Cene e aperitivi dove i vecchi sono esclusi?

    Facci capire, Guzzini…

  12. Francesco Rozzi

    Eh, questi giovani d’oggi… così poco sereni e propositivi. Vabbè, solo perchè dalla nascita si ritrovano sul groppone qualche decina di migliaio d’euro di debito pubblico e sono costretti a (soprav)vivere con contratti ultraprecari, in fondo una risata se la potrebbero pure fare! Lo diceva anche B. :”la crisi è un fatto psicologico, bisogna essere ottimisti!”. Alcuni si mettono addirittura a fare politica con la speranza di trovare un ambiente solidale dentro al quale condividere preoccupazioni e speranze e, magari un giorno, fare qualcosa di utile per la comunità. Che ingenui eh? Del resto è normale vedere mezzo partito che tifa contro l’altro quando (sempre loro, i giovani ingenui) hanno raccolto migliaia di firme per i referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento prima e abrogazione del porcellum poi. Eh ma quello è il minimo! Dove sono i contenuti? Va bene. Parliamo allora dei costi della politica. Domanda: perchè non aboliamo i vitalizi dei consiglieri regionali? (nella rossa Emilia Romagna lo hanno fatto) Risposta:” Eh ma questa è demagogia, quelli sono i costi della democrazia”. Con buona pace dei lavoratori normali che ci mettono quarant’anni ad andare in pensione. Ho capito va, andiamo oltre. Ce l’ho, parliamo delle correnti! (risate generali) Non sia mai, altro mulino a vento. Allora continuiamo così, non parliamo di niente. Del resto pure Bersani l’ha capito bene e, forse, se è ancora lì è anche per questo.

  13. mariano guzzini

    Mariangela, Mariangela … Non si può nemmeno essere d’accordo? Se chiedo novità, è ovvio che non so indicarle. Quando toccò a me seppi inventare molto di più e di meglio di quello che tu elenchi.
    Chi oggi ha il dovere della proposta fortunatamente non sono io. Sorry.

  14. Carlo Sampaolo

    Nel dibattito in atto ho capito una cosa, tra i compagni saggi, e compagni in cerca di identità, mi trovo più a mio agio con i giovani e condivido totalmente l’analisi di Francesco Rozzi.
    p.s. Naturalmente escludo dai giovani quanti stanno dimostrando di essere “ed utilizzo la classica frase” vecchi dentro e purtroppo ce ne sono

  15. Mariano, Mariano… se non si sanno inventare novità pure da vecchi (non è una offesa, io lo sono più o meno come te) che ci si sta a fare? E non lo chiedo solo a te. Tu – tutto sommato – un pregio ce l’hai: sai leggere e scrivere. Mica poco.

    P.S. Quoto alla grande Francesco Rozzi! Il PD, le sue assemblee, il suo fare politica sono proprio ciò che lui descrive. Confermo e sottoscrivo.
    P.P.S. Buttateci l’occhio. E’ istruttivo, direi.
    http://blog.openpolis.it/2011/10/03/pubblicato-il-rapporto-lopposizione-che-salva-la-maggioranza/

  16. Il nostro corrispondente dal Transatlantico

    Il rapporto Openpolis, citato anche da Travaglio oggi su Il Fatto, è tendenzioso. Riportando i dati delle assenze alla Camera in occasione del voto di provvedimenti del Governo vorrebbe fare credere che una parte dei deputati dell’opposizione “aiuta” segretamente il Governo. Ma non è così: nella vita ordinaria del Parlamento gran parte delle assenze è simmetrica e concordata, esplicitamente o tacitamente, o comunque preventivamente calcolata, in modo che non influisca sulla sorte dei provvedimenti. Infatti quelli più assenti sono proprio i leader dei partiti. E sarebbe curioso che il deputato che più “aiuta” il Governo fosse proprio Bersani.
    Per cui, se tutti i deputati dell’opposizone fossero sempre presenti anche gli altri lo sarebbero.

  17. Strano che la signora M. e Travaglio citino dei dati tendenziosi.
    Quanto al sindaco di Ancona oggi si registra anche la presa di distanza socialista, che lascia con Gramillano solo Perticaroli (new born API), Duca (persona non grata a SEL) e il povero gruppo consiliare del PD, che merita un ringraziamento e un saluto affettuoso, senza distinzioni, per avere tenuto la barra diritta fino ad oggi a fronte di almeno quattro diverse scelte del sindaco (nell’ordine: 1. Maggioranza larga o mi dimetto 2. UDC in maggioranza o mi dimetto 3. Maggioranza numerica o mi dimetto 4. Anche senza maggioranza non mi dimetto).
    Massimo rispetto e tutta la comprensione possibile al capogruppo Pelosi e ai consiglieri. Mai nel passato era accaduto qualcosa del genere.

  18. Scusa, corrispondente dal Transatlantico, ma il “lavoro” dei deputati non si svolge dentro e non fuori Montecitorio? Stai forse dicendo che il partito, la propaganda politica e gli inciuci vengono prima del popolo italiano?

  19. Glielo avevo detto al ns. corrispondente, lascia perdere, che Mariangela reagirà come il cane di Pavlov e ti metterà in croce. Lui voleva solo dire che non è vero che i deputati dell’opposizione salvino il Governo.
    Poi, penso anche io e di sicuro pensa anche lui che in Parlamento bisogna starci.

  20. Giovanni Marcelli

    Buonasera a tutti, nel sottoscrivere OGNI parola del mio “amicompagno” Francesco, saluto caramente Ezio e Mariano, dei quali ammiro la verve e per cui nutro sincera simpatia e stima. Da uno che come me, a 30 anni d’età, non può più considerarsi giovane, ma che lo è stato fino a poco tempo fa, sorgono alcune considerazioni sulla “questione giovani” e sulle ultime determinazioni del PD anconetano. Non nego, anzitutto, che la generazione dei 20-30enni attuali abbia le sue pecche, le sue fragilità, le sue incertezze, magari espresse talvolta in termini di irrazionale indignazione, però va pur detto che sparare “alzo zero” contro coloro che rappresentano giocoforza il futuro prossimo venturo di questo Paese (e, per quanto riguarda i nostri amabili discorsi, di questo Partito) mi sembra alquanto stucchevole, tenendo conto peraltro che questa generazione di giovani è la prima dal dopoguerra ad aver ereditato un Paese in pieno declino. Ciò anche a causa delle politiche dissennate e miopi (altro che patto generazionale!)che hanno visto principale protagonista la generazione di Mariano. Come dice Mariangela, Mariano è abilissimo a criticare, ma meno ad argomentare (in questo caso), dato che non si capisce quali, secondo lui, siano le nuove “forme di impegno” – in alternativa alla “litanie stracotte” – di cui i giovani non sanno farsi promotori. Che poi, volendo essere intellettualmente onesti, le “litanie stracotte” sono quelle che hanno caratterizzato il PD anconetano in questi ultimi giorni, con l’allineamento Sediari-Perilli che, all’insegna della realpolitik, sta producendo il prossimo commissariamento della città e il definitivo sputtanamento del PD di fronte ai cittadini. Eh sì, perché, al di là di qualsivoglia fantomatica strategica fantasmagorica alleanza “modello Marche” o vattelapesca con cui si tenterà di passare una mano di bianchetto sulla pessima figura – prim’ancora politica che amministrativa – del centrosinistra anconetano in questi ultimi 4 anni, l’intellighentia dei notabili del PD di Ancona è convinta che tanto qui da noi si vince sempre e comunque e che, in fondo, si può continuare a gestire il potere in questo territorio come si fa da vent’anni a questa parte. Tanto la gente di là non vota. Ed è stato vero, finora, perché gli anconetani – diffidenti per natura, sinistrorsi(con felice sfumatura anarchica) per tradizione – hanno sempre votato in modo “conservativo”, garantendo la vittoria al centrosinistra a prescindere. Certo, va anche considerata la totale assenza di una seria e credibile alternativa di centrodestra ad Ancona, alternativa che avrebbe potuto quantomeno obbligarci a migliorare noi stessi. Invece, dato che così non è stato e non sembra essere a breve, molti di noi credono che anche al prossimo giro basterà ripresentarci con una faccia diversa per riprenderci i soliti voti senza costringerci a cambiare nulla alla radice. Forse sarà così, ma per proporre e realizzare un nuovo progetto di città e di cittadinanza questo non sarà sufficiente. A meno che questo PD anconetano, nato zavorrato (come concede lo stesso Mariano) e vagamente reazionario, non si accontenti ormai che di un aspetto: continuare a giocare a dama con nomine, giunte e spartizioni da “manuale Cencelli”. Il resto è fuffa, no?

  21. Ai tempi della “società civile” – siamo nel lontano 2007-, la nuova linfa che avrebbe dovuto nutrire il “partito nuovo” (attenzione, non il “nuovo partito”, come tutti i boss si affrettavano a specificare); ai tempi del “partito liquido”, senza tessere, che tanto faceva inorridire Mariano e tutte le vecchie guardie abituate al “centralismo democratico”; ai tempi delle primarie senza se e senza ma, a quei tempi – dicevo – c’erano nel PD, almeno nel PD che ho conosciuto io, quello bindiano, fermenti rinnovatori che lévati. Mi ricordo la brava e giovane architetta fabrianese; la brillantissima psichiatra pesarese e le sue idee innovative “a costo zero” sul sociale; l’ottimo esperto di arte e cultura; l’attenta consigliera provinciale e il geniale amministratore comunale non inciucisti, e altri ancora (me compresa). Tutti noi credevamo che finalmente il mondo dei giovani di oggi, così profondamente diverso da quello che aveva assicurato il potere ai vecchi dirigenti incollati alle poltrone, potesse far emergere le proprie istanze attraverso la voce della suddetta società civile, la sola che fosse al corrente di cosa succedeva là, fuori dal palazzo e, dunque, la sola che poteva proporre politiche, strategie, progetti per il futuro che non fossero drammaticamente obsoleti.

    Poi cosa è successo? E’ successo che la paura di perdere ha preso il sopravvento ed è stato tutto un: “Facciamo l’accordo” (manuale Cencelli di cui parla Giovanni) e “Quanti voti porta?” (partita a dama). Il partito, insomma, ha rifiutato il rinnovamento che era alla base della sua stessa fondazione pur di mettere al sicuro le provviste per l’inverno. Si è rivelato un banale roditore e non l’aquila che voleva essere. Fuori, dunque, la “società civile”, e con essa le nuove idee, e vai coi soliti inciuci da bassa macelleria politica (ma di questo ho già detto). La riprova? La lista degli eletti e dei nominati qua e là, e la lettura dei loro curriculum o anche, come emblematico esempio, l’evidente imbarazzo dell’inconsapevole che va mostrando l’assessore Luchetti – quello che con-la-formazione-risolvo-tutto – di fronte agli incazzatissimi operai anconetani “del ferro”.

    Uno può dire (mi pare di sentire il signor Emilio): “E allora? Così facendo il nostro poteruccio locale ce lo siamo tenuti!” Allora? Allora adesso i nodi vengono al pettine. Intanto che gli intruppati discutevano, concionavano, facevano sfoggio di amarcord o consumavano bottiglie di acqua minerale per arrivare a fine lettura di pagine e pagine di relazioni in politichese spinto, nessuna di quelle nuove istanze e nuove possibili soluzioni ha trovato loco; è stata analizzata a fondo; è stata discussa. E il partito mostra oggi il suo vero limite: non ha idee, non ha le ali! Zompetta raso terra. Si dibatte come un roditore che sta finendo le provviste.

    Nelle Marche, poi, il conservatorismo è stato talmente cronico che oggi nessuno – e dico nessuno – ha idea di come si possa tamponare una situazione economica e sociale che sfugge da tutte le parti. Un solo esempio: qualcuno che conta si è chiesto perché nel secondo trimestre 2011 le Marche sono ancora del 20% sotto il livello esportato nel secondo trimestre 2008, in Italia seconde solo dall’Abruzzo, mentre, per esempio, Toscana e Umbria hanno superato quel livello del 12 e del 18%? Quel qualcuno che conta – che so, Spacca, Ucchielli, Lodolini, Giannini – sa darne una interpretazione, possibilmente suggerendo le opportune azioni di policy? No. Non sa farlo. Non sa farlo perché non ha le competenze per farlo, non essendo questo il fine per cui è stato eletto.

    Questo è il tragico risultato sociale della scelta reazionaria e conservatrice di gestione del partito di cui parla Giovanni. Si governa ciò che non si conosce col solo scopo di continuare a governare.

  22. Ezio Gabrielli

    E finalmente qualcuno rispose. Nel rigraziare Giovanni per gli attestati di stima e simpatia che, senza ritualità, ricambio sentitamente riassumo e osservo il contenuto del suo post:
    1) i giovani sono giovani – fragili e incerti – ma devono essere trattati bene perché è quello che passa il convento
    2) il nuovo asse perilli sediari è una puzzonata
    3) teniamo duro su Fiorello perché non è detto che si vinca ancora.
    I punti sub 2) e 3) interessano poco perché è un problema di linea politica e non essendo lo scrivente negli organismi di partito non posso che dire la mia se non a livello di chiacchiera da Bar; osservo semplicemente che a me hanno insegnato che si può aiutare solo chi chiede di essere aiutato. Fiorello è da mesi che prende a schiaffi il mondo per cui, dal mio punto di vista, diventa complicato essere di supporto.
    Quanto al primo punto il problema è serissimo perché ne va della prospettiva di governo della città. Giustificare lo stato inebetito di molti “giovani” del partito in termini di fragilità o il disorientamento è ì, dal mio punto di vista un tentativo di “intorbidire le acque” inaccettabile
    Da quello che vedo buona parte del gruppo dirigente più giovane del partito anconetano, nel caos generale, ha semplicemente scelto una posizione – peraltro del tutto legittima – ovvero quella del conformismo.
    Non possiamo accettare l’idea che il futuro del partito anconetano sia composta da una generazione fragile e incerta e, quindi, mi impongo di pensare che la scelta conformista sia, appunto, tale una scelta.
    Quello che dispiace è vedere i morti che passano; fino a qualche mese fa molti degli ex-giovani (in giunta e fuori) avevano, per il partito, tutti i titoli e il merito tecnico per candidarsi alla successione di Fiorello – quanto alla qualità morali di alcuni, è noto che l’etica è questione di mera latitudine per cui mi astengo da ogni riflessione – oggi quella prospettiva non c’è più; la scelta conformista li ha macinati.
    In sintesi: l’atteggiamento paternalistico nei confronti dei “giovani” in politica, dal mio punto di vista, non è accettabile; ognuno si prenda le responsabilità per le proprie scelte e calcoli bene le conseguenze, esempi dei risultati di un atteggiamento conformista nel nostro partito ne abbiamo a sufficienza, è solo un problema di volontà personale, sana ambizione e fiducia nella politica.

  23. mariano guzzini

    Che palle! Ho memoria di un partito abituato a discutere di cose serie. Si ragionava di questioni locali e di questioni nazionali. Si delineava la Regione Marche e se ne accompagnava la vita.
    Nel mio piccolo, all’epoca facevo “MArche oggi”, una rivista che è ancora lì in biblioteca e può essere letta per capire di cosa sto parlando e cos’è che contrappongo alle litanie stracotte (che poi era una sola, sul superamento delle correnti, come ho scritto).

    Se ai giovani e ai vecchi presentiamo un partito dove non si discute più di niente sistematicamente è ovvio che i giovani finiscano per sparare banalità.

    Nel partito del quale ho memoria se Berlinguer andava a Salerno e cambiava la linea se ne parlava subito in ogni angolo del Paese, schierandosi. Se Bersani va a Vasto a fare quello che ha fatto se ne sbattono tutti, giovani e anziani.
    I giornali scrivono oggi di una discussione in direzione dove si sono divisi tra chi vuole elezioni subito e chi un governo di transizione. E Parisi forse ha chiesto le dimissioni di Bersani, forse no, a piaser.

    Nel partito di cui ho memoria se ne sarebbe discusso immediatamente. Si sarebbero votati documenti a maggioranza senza stracciarsi le vesti in appoggio dell’una o dell’altra opinione politica.

    Da noi si fanno invece riunioni intense e appassionate per continuare a montare a neve e rivendere a chi si lascia abbindolare lo sdegno sdegnato (anzi: sdegnatissimo) per l’incredibile audacia di aver votato l’emendamento che assorbiva la posizione della minoranza, affermando una assoluta banalità, che in quel momento avrebbe potuto fare unità, se alcune ed alcuni non avessero scatenato un finimondo finto ma ben recitato, che lascerà segni profondi in un partito che non sa o non vuole discutere mai.

    Si rifletta sul punto. Della discussione in direzione non interessa niente a nessuno. Del cosiddetto modello Macerata neppure. Nessun sotto pezzo di partito si interroga sulle vicende di Fincantieri e degli operai che dovrebbero accettare gli esuberi, però in troppi sono al lavoro su un unico problema: delegittimare Perilli e tentare di controllare un partito che ancora non hanno in pugno, in vista di future elezioni.

    In questa situazione è ovvio che le ultime generazioni si adattino alla situazione e stiano banalmente e supinamente al gioco?
    E sarei io il lestofante, perchè chiedo loro modernità e fantasia, che spetta loro mettere in campo?
    Quando avevo la loro età dirigevo riviste che nessuno mi spiegava come si dovevano fare, facendo scattere invidie, malumori e contestazioni, e sfidando gran parte degli apparati di allora e dei gruppi dirigenti. Quando non bazzicavo le tipografie per fare giornali, o le sezioni per dirigerle e imparare tutto quello che so sulla politica, occupavo la mia facoltà a Firenze e dirigevo quel movimento, senza nessuno che mi scrivesse sull’eskimo con il gessetto “mi piace”, ma in piena sintonia con la federazione fiorentina del Pci e con quella di Ancona, invitato negli organismi dirigenti dell’una e dell’altra dove non ripetevo banalità ma raccontavo le nostre follie sessantottine a compagni che ci capivano poco ma ci seguivano con interesse.

    Oggi è tutto un cazzeggiare banale e appecorato sulla rete.

    E io dovrei suggerire ai giovani la nuova rivoluzione (o le nuove riforme), il nuovo modello di politica in grado di sostituire l’attuale e i modi di imporsi sui vecchi dentro, quale che sia la loro età anagrafica? Ma ci mancherebbe pure questo!

    Avendo una dignità e un passato che a occhio mi pare onorato quanto basta non mi accodo agli ipocriti che lodano ogni banalità scritta da un giovane per andare in soccorso al nuovo che avanza, tanto più che non avanza.

    Del resto mi riferisco a qualche singolo esemplare di giovane all’anagrafe, non certo alla totalità delle nuove generazioni. Non sono così stupido.
    E mi pare di essere perfino generoso, quando avanzo l’ipotesi che quei due o tre ai quali mi riferisco possano forzare il blocco mentale delle banalità e delle subalternità culturali, ipotizzando che abbiano la capacità critica e propositiva di fare le loro proposte rivoluzionarie (o riformiste, a piaser); e dicendo quello che ho detto sullo stato di un partito che non discutendo mai di politica e non riunendosi quasi mai non li aiuta affatto ad avere un mare nel quale nuotare.
    “Lo stesso Mariano” la pensa così. E per ulteriori luoghi comuni lascio la parola a chi la vuole.

    Dopo una sola ulteriore considerazione: quel vecchio partito che faceva quelle cose giuste andava superato,sia chiaro, e non potrà mai più rinascere. Ma andava superato in avanti. Lo abbiamo superato a ritroso, e abbiamo fatto un grande casino.
    Sicchè non sarebbe male se, invece di punzecchiarci tra noi, irritando quei pochi che cercano di farlo nascere, giovani o anziani che siano nel cervello e nel cuore, cercassimo tutti insieme di renderlo migliore, aiutando Perilli in una fase anconitana assai incasinata, unendo e non dividendo, ma facendo chiarezza sempre, senza paura di dibattere e di votare nelle sedi proprie, ed evitando di chiamare un voto banale “inaudita e mai vista spaccatura del partito”.
    Io spero che una spaccatura vera non ci sia mai. Ma quandomai ci fosse sarà chiaro a tutti quanta differenza passa tra una spaccatura e un voto.

    Salutiamo. Care cose ai giovani di testa e di cuore, capaci di difendere sempre l’allegria e l’onestà intellettuale, in assenza dei quali essenziali ingredienti è meglio militare nel popolo delle libertà.

  24. Alcuni coordinatori dei circoli PD vogliono organizzare “presidi con iscritti ed elettori nei luoghi pubblici della città a sostegno dell’Amministrazione Comunale”.
    Presìdi a sostegno di prèsidi.

  25. Anche noi nelle Marche abbiamo il nostro Trota! Arriviamo secondi come sempre, ma arriviamo. Magari nella patria del pesce azzurro potremmo chiamarlo Sarago. Ma non stiamo a sottilizzare… 🙂

  26. Il Riformista

    I reduci seduti su delle sedie di legno parlavano lentamente tra un bicchiere di vino e l’altro. L’aria era ferma, la luce traballante descriveva strane ombre sulle pareti bianche, i reduci parlavano ed il mondo intanto era cambiato, i reduci parlavano ma nessuno li ascoltava più.

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