i liberal e il pd

by Amicus Plato
liberal
I liberal PD si sono presentati ieri ad Ancona con un interessante dibattito sulla politica riformista in Italia. Non sono, è stato chiarito, una corrente, ma un’associazione riconosciuta dal partito che promuove analisi e discussioni. La sua ispirazione è liberaldemocratica, molti sono di provenienza repubblicana e intendono valorizzare all’interno del PD una componente politico-culturale che rischia di essere oscurata da quella maggiori, quelle che fanno riferimento ai due partiti cofondatori, i DS e la Margherita.
Non vogliono per questo un partito “balcanizzato” tra componenti eredi del passato e incapaci di comunicare: l’intenzione è invece di contribuire alla costruzione di un’identità nuova capace di produrre programmi e politiche adatte ai tempi.
Per loro, hanno spiegato Salmoni, Battaglia, Bogi, Agostini e Bianco, il riformismo non è sinonimo di moderatismo o di pragmatismo del giorno per giorno, ma innovazione forte, perfino radicale, di fronte ai problemi inediti che l’attualità pone.
Battaglia ha sostenuto che la lettera della BCE propone una sfida non solo al Governo, ma anche all’opposizione sui temi della spesa pubblica, del fisco, del mercato del lavoro e della promozione della concorrenza: Agostini, illustrando la manovra del Governo, ha spiegato come l’obiettivo del pareggio di bilancio per il 2013 è impegnativo anche per il PD, Bianco ha sottolineato l’appoggio alla raccolta delle firme per il referendum sulla legge elettorale, Bogi la centralità delle questioni dell’istruzione e della ricerca per la piattaforma riformista, aggiungendo che se la critica del PD alle riforme Gelmini è chiara, non altrettanto lo è la controproposta.
Nessun attacco alla direzione del partito, ma un’implicita critica di scarsa chiarezza, che la riunione di ieri della Direzione nazionale del PD ha confermato: sulla lettera della BCE il partito è diviso tra rifiuto e condivisione e Bersani ha mediato affermando che il PD è d’accordo sui numeri ma vuole discutere sulle misure: Parisi ha criticato il tardivo appoggio alla raccolta delle firme per il referendum.
E’ un difetto di leadership o, come si è chiesto Busilacchi nel suo intervento ad Ancona, la conseguenza di un pluralismo delle identità che è un elemento costitutivo del PD fino dalla nascita?
E come si trova la sintesi tra pluralismo interno e unità di indirizzo? Il modello del PD distingue tra manifesto di valori e principi, da tutti condiviso, e programma, frutto della competizione congressuale e impersonato dal leader. Ma il manifesto nessuno lo cita più, il programma è generico o volubile, il dibattito sulle alleanze prevalente e inconcludente, il patto di solidarietà interno debole.
Il PD è ancora un cantiere e ha tradito molte aspettative, ma i liberal PD non hanno perso la speranza.

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