i ggiovani in campo

by Amicus Plato

civati
Nel PD cresce il dibattito sul rinnovamento generazionale. In pochi giorni si tengono molte iniziative: Civati e Serracchiani riuniscono mille persone in piazza Maggiore a Bologna, a l’Aquila, Fassina, Orlando e Zingaretti riuniscono i quarantenni (e partecipano anche Serracchiani e Civati). Tra poco, l’assemblea di Firenze alla Stazione Leopolda convocata da Renzi, che si è separato da Civati e Serracchiani. Da ultimo è emerso anche un gruppo di trentenni, battezzati il T-party del PD (vedi il blog “Liberi a sinistra”).
E naturalmente questa dialettica si sovrappone a quella più tradizionale tra le correnti: Bersani e D’Alema, Veltroni e il Modem, Fioroni e gli ex popolari, Franceschini, Fassino e l’Area Dem, la Bindi, i liberal di Morando, Tonini e Ceccanti.
I militanti sono un po’ sconcertati, vorrebbero un partito unito e una voce sola (“chiudetevi in una stanza, litigate ma poi uscite con una sola posizone”), desiderio un po’ ingenuo: il pluralismo non è solo una realtà insopprimibile, è anche, come si dice, una ricchezza, non può vivere fuori dagli strumenti moderni della comunicazione, veicolo di dibattito e raccolta delle forze e del consenso. Il chiudersi in una stanza evoca un partito oligarchico fatto di capi di correnti verticalizzate e militarizzate.
E’ peraltro vero che il pluralismo più o meno sregolato può sfociare nella cacofonia e la frammentazione. Un problema vitale per un partito che si definisce democratico, che nè Veltroni nè Bersani hanno saputo affrontare, talvolta neanche tematizzare.
(Inciso. Date un’occhiata al sito del PD Marche: l’ultimo post è del Marzo 2011. C’è una finestra a destra con l’elenco delle aree tematiche – Economia, Lavoro, Istruzione, ecc. – ma se cliccate viene desolatamente fuori la scritta NOT FOUND).
E’ pertanto difficile tracciare i confini di questa geografia interna in movimento e le linee di demarcazione per issues e per posizioni politiche. Comunque, si può cercare di individuarne alcune.
Quella generazionale accomuna le nuove aggregazioni dalle vecchie e si concretizza in generiche richieste di rinnovamento o più precise proposte: primarie per le candidature al Parlamento, limite ai mandati. Tutte cose che meritano approfondimenti: ad esempio, è da vedere se le primarie non finiscano per favorire gli incumbent,
molti dei giovani che si agitano in fondo sono stati cooptati.
In ogni caso, tra i “giovani” ci sono differenze: più radicale e quasi fuori dal parito (secondo i suoi detrattori) Renzi, attenti a confermare le fedeltà al Segretario Civati e Serracchiani (anche se il primo dice che se ci saranno primarie aperte i giovani avranno un loro candidato). Schierati con Bersani sono invece Fassina e Orlando, che d’altra parte fanno parte della sua segreteria. Anzi, la loro iniziativa si combina con quella del “bersaniani” (coordinatore il deputato marchgiano Giovanelli) che lanciano l’allarme contro chi (Veltroni, Renzi e altri) vorrebbe rimettere in discussione la candidatura a Capo del Governo del Segretario, magari con un congresso anticipato. Un’iniziativa che assume aspetti drammatizzanti, quando si paventano uscite dal partito, collegamenti con altre mobilitazioni centriste (Montezemolo), tentazioni di rifondazione della DC.
In questo contesto vanno visti, ad esempio, la riunione anconetana promossa da Busilacchi e Giovanelli, la recente assemblea provinciale di Ancona del PD, conclusa con un documento di appoggio alla linea “del nostro leader e candidato a premier”, i timori sul significato dell’uscita di Solazzi dal gruppo PD nel Consiglio regionale delle Marche e della sua adesione al gruppo di Spacca; che lo stesso Governatore si è affrettato a ridimensionare e che peraltro è stata provocata da un’improvvida iniziativa di Ucchielli.
Anche sul piano dei contenuti, ancorché poco definiti, ci sono differenze: Fassina, responsabile economico del PD, si caratterizza per una linea “di sinistra”, che contesta la politica economica imposta dalla BCE all’Italia in collegamento con l’opposizione europea del PSE e tira la giacca allo stesso Bersani. Più impegnati sul fronte della riforma della politica, la questione morale, la partecipazione attraverso forme di democrazia diretta, Civati, Serracchiani, e Renzi. Vicini alle posizioni liberal i trentenni del T-Party, che chiedono esplicitamente una revisione del sistema pensionistico favorevole ai giovani e un innalzamento dell’età pensionabile.
Non sembra invece fondamentale, tra le linee di demarcazione, quella tradizionale tra ex DS ed ex Margherita.
Comune alle nuove aggregazioni è l’insoddisfazione, più o meno marcata, per il grigiore del partito, la sua debolezza comunicativa, la sua incapacità di suscitare passione ed entusiasmo. Si chiede un rinnovato protagonismo, che metta in secondo piano la centralità dirimente della questione delle alleanze.
Vedremo se il pluralismo disorganizzato sarà fecondo di una nuova fioritura politica senza provocare la dissoluzione, se e come la geografia in movimento si ricomporrà secondo opzioni alternative chiaramente percepibili e intorno a personalità che le sappiano adeguatamente rappresentare. In modo che militanti ed elettori possano orientarsi e partecipare alle scelte su programmi, linee politiche e candidature alla leadership.
Una cosa è sicura: il momento è delicato, ma il rinnovamento è necessario.

One thought on “i ggiovani in campo

  1. mariano guzzini

    Troppe cose insieme. Quanto alla mia opinione, mi limito a consigliare di frequentare il sito del Presidente della Repubblica, che consola tutti quelli che hanno bisogno di un referente diverso da Renzi e dalla Serracchiani.

    Quanto a Solazzi che sceglie Spacca, non sottovaluterei il problema che si sta evidenziando. Dalla presidenza della Provincia di Macerata al sindaco di Ancona, da Spacca a Solazzi, (ma gli esempi potrebbero essere molti altri) cresce il numero degli indipendenti dal Pd che considerano una buona idea mettersi in proprio e gestire se stessi all’interno di partiti personali. Questa curiosa novità implica svariate conseguenze. La prima che mi viene in mente – anche se mi rendo conto che potrebbe non essere la principale – è che al momento opportuno il Pd dovrebbe rivendicare personaggi che facciano riferimento ad essolui. Quando a metà mandato in Regione si dovrà rieleggere il presidente del Consiglio, io proverei ad assicurare un Pd almeno in uno dei due vertici. Magari un giovane di Ancona città, tanto per non fare nomi.
    In quanto ai programmi non li andrei a cercare, perchè il rischio è che ci siano, anche se nessuno li legge e soprattutto nessuno li applica. Adesso va di moda chiedere ai protagonisti della vita pubblica non tanto le cinque cose da fare subito che ci hanno rotto i timpani negli ultimi vent’anni di retorica martellante, ma una sola grande idea forza.

    La pensata mi pare gradevole. Aspetto al varo Spacca, GRamillano e quant’altri, consigliando loro di sfogliare il repertorio delle banalità dialettali correnti. Per Gramillano mi pare il massimo il famoso “avanti si vada!” del non dimenticato barone (o marchese?) Ricotti.
    Per Spacca non mi impiccio. C’è già la Fondazione Merloni a sua disposizione. Dipendesse da me gli consiglierei “rigassifichiamo le nostre speranze!” ma lui ha consulenti che possono fare di meglio.

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