monti forever?

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
monti
I partiti prendono le misure a Monti. Devono fare i conti con la sua popolarità e il credito che riscuote all’estero (vedi l’incontro di ieri con Obama).
Berlusconi ha deciso di ostentare il suo appoggio: la politica che fa è quella che avremmo dovuto fare noi, dicono i suoi; addirittura la Santanché, che si stracciava le vesti quando fu incaricato, dce che questo governo è di destra. Sperano di fare saltare i nervi a Bersani, ma non è tutta malafede; hanno capito che conviene sostenerlo per riacquistare credito nell’opinione pubblica. D’altra parte, il premier è generoso di riconoscimenti al governo precedente al suo. Ma nel contempo, mantengono i legami con Bossi, alimentano i franchi tiratori in Parlamento (toh! c’è pure Ciccioli sul decreto svuota carceri) e blindano le direzioni dei telegiornali RAI.
Bersani sembra più perplesso, o perlomeno più sincero. Il fatto è che i decreti di Monti sono solo in parte soddisfacenti: quello di dicembre aveva i pregi e i limiti che conosciamo, con alcune ferite ancora aperte; quello sulle liberalizzazioni va nella giusta direzione, ma è molto meno rivoluzionario di quanto si proclami sulla stampa che sostiene Monti; così pure quello sulle semplificazioni amministrative. Ma quello che davvero preoccupa Bersani è il disegno di legge sul lavoro, che il Governo si appresta a varare. C’è una pressione forte contro l’articolo 18 che lo mette in difficoltà nel partito e nei rapporti con la CGIL. Per fortuna che CISL e UIL sono prudenti e non sembrano mirare all’accordo separato, come facevano con Sacconi.
Nelle prime settimane del governo, tutto l’accento e l’attenzione, perlomeno verbale, era sul tema dell’equità, e ciò favoriva il PD e Bersani; oggi di nuovo torna dominante nei media quello della flessibilità del lavoro, cavallo di battaglia del centrodestra. La grande stampa ha corretto il tiro, forse temendo uno sbilanciamento a sinistra.
Un buon compromesso è possibile – lotta alla precarietà e riduzione della flessibilità in entrata e aumento di quella in uscita, più riforma e potenziamento degli ammortizzatori sociali – ma i soldi per nuovi ammortizzatori non ci sono e stornarli dalla Cassa integrazione, come sarebbe ragionevole, in questo momento di recessione non è possibile.
Ma la preoccupazione di Bersani e dei suoi collaboratori riguarda anche la politica in senso stretto: più sale l’astro di Monti e più cresce il movimento perché sia lui il candidato premier nel 2013 a capo di un’alleanza PD – Terzo polo che metta nel cassetto la famosa “foto di Vasto”. Una prospettiva che non piace ai bersaniani, sia perchè chiude l’accesso a Palazzo Chigi al segretario del PD, sia perchè temono di cedere molti voti a sinistra ad un’alleanza, minacciata da Di Pietro, tra IDV, Vendola e i sindaci di Milano e Napoli (sempre che ci stiano). E sia anche perchè molti di loro in fondo la pensano come la Santanché.
E’ curioso ma il governo tecnico fino ad ora ha avuto soprattutto risultati politici: sul piano dei contenuti ha affrontato l’emergenza e appena avviato un lavoro di riforma, mentre sul piano della politica e del consenso ha rivoluzionato la situazione precedente, ribaltato la percezione dell’Itala a livello internazionale e aperto uno spiraglio di speranza per tanti italiani ormai sfiduciati.
Bersani e il PD devono prendere una decisione preliminare: quella se condividono la direzione di marcia di Monti, non solo per l’oggi ma anche per il domani. Se è così, non possono andare alle elezioni con Di Pietro e Vendola, ma puntare all’alleanza con il centro su una piattaforma di continuità con Monti, ma senza l’onere di condividere l’appoggio con il PDL. Che sia poi lui il candidato premier sarebbe naturale, ma non necessario.
E’ una decisione rischiosa, ma inevitabile. Non so se saranno in grado di prenderla o se preferiranno che una bella legge elettorale proporzionale gli risolva il problema: una legge che non impegni ad allearsi prima delle elezioni e rinvii tutto a dopo. Quello che vuole Casini.

One thought on “monti forever?

  1. Concordo, il governo tecnico ha ottenuto grandi risultati politici. E questo dovrebbe farci pensare.
    Quanto a Monti, non credo ad una sua candidatura a premier, mentre penso che sarà il prossimo presidente della Repubblica.
    I partiti, nessuno escluso, sono nel panico. Perché sta passando il messaggio che questo governo realizza in pochi mesi quanto atteso da decenni. Certo che non è vero, ma chi osa dirlo è fuori dai giochi. Per i partiti resta una sola mano da giocare, quella della legge elettorale.

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