un compromesso storico?

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
art 18
Un compromesso storico, dice Monti, quello che ha dato l’assenso alla riforma del mercato del lavoro, ivi incluso l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Con la caratteristica interessante che è stato firmato dai maggiori partiti e non dalle parti sociali: la CISL e la UIL plaudono, dopo avere però consentito anche alla formulazione precedente e avere ritirato il loro assenso di fronte alla reazione di gran parte del mondo del lavoro e dell’opinione pubblica; la CGIL non si sa ancora cosa farà, ma difficilmente approverà, anche se non potrà non sottolineare il passo avanti. Protesta invece la Confindustria che ritiene il compromesso peggiorativo. Insomma, i partiti si svincolano dai loro mondi di riferimento, come chiosa Monti.
Ora, al solito ci sono le rivendicazioni di vittoria e le attribuzioni di sconfitta. Non è il caso di partecipare al gioco. La riforma poteva essere migliore, ma, come molti atti del Governo, va nella direzione giusta: in questo caso la riduzione del dualismo del mercato del lavoro, inaccettabile sia per motivi di equità che di efficienza. Pesa la mancanza di risorse per un compiuto sistema di ammortizzatori sociali, rimane l’incognita sulle future interpretazioni della giurisprudenza su quella “manifesta insussitenza” dei motivi economici del licenziamento che farebbe scattare la sentenza di reintegro. Rimane elevata la precarietà del lavoro, consentita dalle norme o dal loro aggiramento. Non diminuisce la burocrazia per le imprese. Dovranno seguire norme sul pubblico impiego per affrontare un altro dualismo, quello tra pubblico e privato. E l’iter parlamentare deve ancora iniziare.
Di certo, la riforma non risolve i problemi dell’occupazione o della crescita, ma affronta problemi che le maggioranze di centrodestra e di centrosinistra non avevano saputo affrontare o avevano negato che fossero tali.
Ci sono riflessi politici, nella misura in cui si consolida la grande alleanza dei maggiori partiti e rimangono isolati in una rabbiosa opposizione gli altri; perdipiù timorosi che si stia tramando una riforma elettorale ai loro danni. In effetti, complice una nuova legge elettorale, si profilano scenari che escludono per il futuro dall’area di governo la Lega da una parte e SEL e IDV dall’altro. A meno di radicali ripensamento della strategia portata avanti in questa fase.
Il governo del 2013 sarà o un governo di coalizione PD-Terzo polo o di coalzione PDL-Terzo polo, o di grande coalizione, se le prime due maggioranze non sarano possibili. In quest’ultimo caso, sarà Monti a dirigerlo. Altrimenti, la grande coalizione si formerà al momento di eleggere Monti Capo dello Stato.
Bersani si è mosso bene, ma è giusto dire che lo ha fatto perchè si è svincolato dall’alleanza con SEL e IDV e non si è fatto condizionare dalla CGIL, nè dall’ala radicallaburista del partito. I suoi sostenitori ne prendano atto: non devono approvarlo “a prescindere”, come spesso fanno.

2 thoughts on “un compromesso storico?

  1. Ma davvero l’Italia è poco competitiva per colpa dell’art. 18?
    Condivido questo editoriale di oggi di Massimo Giannini su Repubblica che trovate qui

    http://www.repubblica.it/politica/2012/04/05/news/il_riformismo_della_democrazia-32778916/

    e questa acuta analisi di Giuseppe Berta

    http://www.unita.it/italia/l-italia-e-ferma-da-20-anni-si-torni-all-economia-mista-1.375655

  2. A proposito di politiche industriali, segnalo questo articolo di Federico Rampini

    http://rampini.blogautore.repubblica.it/2012/04/05/brasile-terra-promessa-per-i-laureati-deuropa/?ref=HROBA-1

    Altro che articolo 18!

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