ballottaggi marchigiani

by Amicus Plato
bacci
I ballottaggi confermano le indicazioni del primo turno. Il centrodestra va malissimo, il centrosinistra sfrutta la debacle dell’avversario e conquista diverse amministrazioni, più sfruttando l’astensionismo che conquistando nuovi consensi. Quanto al Movimento Cinque stelle conquista Parma. Il neosindaco dichiara subito che non si sentirà con il comico genovese perchè gli elettori hanno eletto lui, non Grillo. A dimostrazione del carattere particolare delle liste grilline, che trovano in Grillo più un’icona aggregante che un leader politico.
Vanno bene i candidati civici e gli outsider, male chi, a torto o a ragione, viene identificato con la classe politica in carica. Aumenta la mobilità elettorale.
Guardiamo i principali comuni delle Marche. Il centrosinistra conquista Civitanova e Porto San Giorgio, ma perde Jesi e Tolentino, due luoghi storici della sinistra, e conferma Fabriano.
Il risultato più impressionante è quello di Jesi, dove il candidato indipendente Bacci fa il pieno di voti di destra, centristi e sicuramente anche di molti voti grillini per passare dal 20% ad oltre il 50: 4228 voti al primo turno, 8203 al secondo, malgrado la diminuzione dei voti validi da 20.000a 16.000.
Per converso, Melappioni non riesce a confermare neanche i voti del primo turno e scende da 8279 a 7840.
Il messaggio di cambiamento ha avuto un fortissimo riscontro a fronte di un bilancio negativo dell’amministrazione uscente e di una campagna insipida che non ha toccato per nulla il cuore degli jesini. Melappioni è apparso il rappresentante della continuità e della vecchia politica. Il centrodestra per parte sua vince se nasconde i suoi simboli.
A Tolentino, Pezzanesi, che aveva pochi voti di vantaggio su Comi, lo stacca nel ballottaggio di 1.500 voti. Anche in questo caso gli apporti sono stati senza dubbio trasversali e provenienti anche dalla lista Grillo: gli elettori grìllini appaiono più motivati dalla dialattica continuità/rinnovamento che da quella destra/sinistra e anche Comi paga il prezzo di essere percepito come il rappresentante della continuità e della vecchia politica.
Invece, a Civitanova e Porto San Giorgio gli elettori indirizzano il loro scontento verso i sindaci uscenti e premiano candidati del centrosinistra: Agostini perde contro Loira a Porto San Giorgio per 600 voti (erano 200 al primo turno) e Mobili perde contro Corvatta a Civitanova per circa 400 voti (era in vantaggio di 12 voti al primo turno). Pesa anche in questo caso la personalità dei candidati: quelli del centrosinistra non appaiono organici alla classe politica al potere: in particolare Corvatta aveva battuto a sorpresa Silenzi nelle primarie del centrosinistra.
Infine Fabriano, dove si è sperimentato il Modello Marche. Sagramola aumenta di 400 voti circa e riesce a battere Urbani, in grande rimonta: da 3782 a 5678 voti. I voti della lista civica di Ottaviani confluiscono in gran parte su Urbani, ma anche diversi elettori grillini.
Il sistema politico è in grande sfarinamento, sottoposto ai colpi dello scontento che colpisce amministratori uscenti e politici di lungo corso, mentre premia aggregazioni e personaggi nuovi. I partiti dovranno rinnovare i loro dirigenti, ma anche il modo di porsi verso l’elettorato e di comporre spinte locali e progetti regionali e nazionali, se vorranno guidare il cambiamento.

2 thoughts on “ballottaggi marchigiani

  1. mariano guzzini

    Come ho scritto su questo blog, la botta di Jesi non arriva all’insaputa. (…mentre lei dorme, all’insaputa…).
    Chi non dormiva, aveva sentito l’aria che tirava. Anche se – forse – se la cosa era nell’aria, si poteva mettere in piedi qualcosa di differente. Lo so, si chiama “senno di poi”. Sorry.

    In quanto a come sarebbe andata in Ancona nel caso si fosse votato e avessimo candidato qualcuno espresso dagli accordi estivi che non esistono, aspetto oneste considerazioni di chi ancora oggi è certo che quella fosse la strada giusta. Sarebbe un dibattito appassionante.

    Adesso bisogna rinnovare, si dice. Bè, cominciamo a cercare qualche fratello minore della ragazzaglia già schierata in campo. Qualche sedicenne ci sarà pure. Insomma, proviamo con la hitlerjugend del web. Quella del tvb.

    E naturalmente inseguiamo rigorosamente tutte le botte di demagogia che sforna chi avvelena i pozzi della politica. Dimezziamo i finanziamenti pubblici. Dimezziamo i parlamentari e le istituzioni (province, giunte, circoscrizioni, ecc) e dimezziamo i votanti. Così forse riusciremo a dimezzare pure gli iscritti e i voti.
    Niente non è.

    La mia modesta e nostalgica proposta è di ricominciare dal dibattito politico senza confonderlo con il dibattito sulla corazzata Potiomkin.
    E dalle canzoni popolari, sparite dalla vita pubblica. Utilissime – peraltro – per ricostruire la memoria storica e la passione civile collettiva.
    Ricominciamo a studiare la società e le sue contraddizioni e a cantare le nostre canzoni.Diamo borse di studio per formare nuovi canzonieri popolari per laurearsi in “ci ragiono e canto”.

    Sventolando anche alcune nostre onorate bandiere, assieme a quelle nuove, che ancora non connotano peraltro quella grande novità che credevamo di mettere in piedi e che l’elettore non riconosce come tale.
    Quelle bandiere e quelle canzoni sono servite contro il nazi fascismo, e contro gli anni di piombo. Hanno contrastato Scelba e il marchigiano Tambroni. E tutte le svolte a destra, con bombe o senza.
    Siamo sicuri che una parte di chi non ha votato non abbia i capelli bianchi e non senta il bisogno di antiche certezze sulle quali si deposita un velo di pietosa e incosciente stupidità?

    E basta con i luoghi comuni, oltretutto antichissimi (i partiti sono tutti uguali e tutti ladri; vadano tutti a casa; sotto con i giovani e le donne, basta con le solite facce, il nuovo vince e il vecchio perde – come a Palermo? -; ecc). Su quel terreno vincerà sempre l’antipolitica.

    Infine un dettaglio piuttosto rilevante: ha ragione Bersani a contare i comuni che da ieri amministra la sinistra e quelli che il centro destra ha perduto. Oggi chi si riconosce in Bersani ne governa molti di più.

    Dopotutto si votava per quello.

    Sicchè non è un sofisma dire che il centro sinistra ha vinto questo giro di amministrative.

    Però Jesi e Tolentino suggeriscono l’ipotesi che qualche nostra certezza tipo la maniera curiosa con cui usiamo lo strumento delle primarie per farci del male sarebbe bene che cominciasse a vacillare. Difendendo sempre l’allegria.

    Ieri ho ascoltato con forte emozione una dichiarazione dal vivo di Borsellino che diceva che bisognava tenere duro e combattere con allegria la mafia. Con allegria.
    L’ironia era una delle sue armi. Forse anche per questo è stato fatto esplodere. Perchè sapeva sfidare l’avversario e il nemico (c’è anche quello) con ironia, a volte disperata, ma sempre vivacissima. Quella è la porta stretta da dove si dovrà passare per vincere.

  2. BERSANI – “Non è vero che il Pd ha perso contro Grillo, abbiamo perso a Parma, ma vinto a Budrio e Garbagnate”.

    LA RUSSA – “Il Movimento 5 Stelle ha vinto a Parma grazie a noi”.

    GELMINI – “Il Pdl paga l’appoggio a Monti”.

    E il comico sarebbe Grillo?

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