chi ha vinto?

by il nostro corrispondente da Bruxelles
merkel
Il Financial Times dice che in realtà ha vinto la Merkel. Perchè ha stoppato per un bel po’ gli eurobond, perchè ha condizionato l’uso del Fondo salva stati per l’acquisto dei titoli dei paesi che ne hanno bisogno al rispetto delle regole di austerità già fissate (senza contare che le risorse a disposizione del Fondo sono scarse e la BCE non può rifornirlo), perchè la ricapitalizzazione delle banche comporta la sorveglianza della BCE e quindi la perdita di sovranità nazionale su una questione cruciale.
Il piano per la crescita è ancora debole e non si può dire che sia passata una linea “keynesiana” sostenuta da Hollande. Quanto all’Italia, si tratta di vedere se il solo annuncio della possibilità del Fondo di intervenire sul mercato secondario dei titoli di stato sarà sufficiente a fermare la speculazione: difficile, visto che la recessione si aggrava e per questo solo motivo il rapporto debito/PIL aumenterebbe anche se lo spread si dimezzasse.
Quata analisi che tende a raffreddare gli entusiamsi su una presunta vittoria di Monti contro la Merkel, si concentra solo sugli aspetti economici di breve termine, e trascura una dinamica che è ormai visibile e che vede la Merkel e Monti più alleati che avversari (con l’importante supporto di Draghi). Quella che tende, sia pure a piccoli passi e non senza contraddizioni, a rafforzare l’integrazione politica europea e mettere in comune la politica economica.
Da questo punto di vista, i nuovi compiti del Fondo salva stati connessi al rafforzamento del controllo europeo sulle finanze statali, e quelli, nuovi anche essi, della BCE di vigilanza per la stabilità bancaria, segnano dei passi significativi. L’elezione di Hollande ha fatto da scossa e il nuovo presidente francese, scuola Delors, ha il merito di non avere bloccato questo processo per malinteso orgoglio nazionale, ma di averlo assecondato, nella speranza che prima o poi porterà anche ad un cambiamento degli indirizzi di politica economica.
Insomma, la Merkel si pone come protagonista di un rilancio dell’unità europea in campi delicati e decisivi, anche se, naturalmente, cerca di affermare una sua visione, basata sul rigore finanziario e la piena indipendenza della BCE. Monti e Dragi la supportano, Hollande non la ostacola, anche se ciascuno di loro per diversi motivi, vorrebbe fare qualcosa di più e di diverso. D’altra parte, nè Monti nè Draghi sono mai stati degli uomini di sinistra o dei “keynesiani” in economia.
Il problema è se questi passi in avanti sono abbastanza rapidi in rapporto all’andamento della crisi, alle tensioni sociali che si possono aggravare e allo scompaginamento del quadro politico in diversi paesi, con l’emergere di nuove forze nazionaliste o populisti. E se i mercati prenderanno atto che la volontà di difendere sia l’euro che l’Europa, anche se le misure non sono decisive, è salda.
Questo è un problema che riguarda in particolare l’Italia. L’aritmetica del debito e della recessione la condanna, ma la determinazione europea la sostiene. Il ruolo di Monti è decisivo. Il Capo del Governo opera in due direzioni; cercare di evitare lo strangolamento dell’economia nazionale tra rigore e spread e svolgere un ruolo da protagonista, del tutto consono al suo curriculum, perchè la crisi sia un’occasione per il rafforzamento dell’unità europea.
Chi vuole indebolirlo non sa quello che fa.

2 thoughts on “chi ha vinto?

  1. mariano guzzini

    Le Marche sono un territorio fuori mano, che si gonfia periodicamente quando trova raccontini gradevoli da raccontarsi, ma che poi, alla fine, non interessa davvero nessuno.

    Quindi potrebbe sperimentare macroprogetti, intercettare corridoi vari ed eventuali, essere il collante di nuove speranze adriatico joniche, mescolando sapientemente l’economia verde con la manifattura d’antan.

    Abbiamo per questo scopo personaggi di grande spessore. Uomini giusti ai posti giusti. E donne, naturalmente. Cosa ci importa se ha vinto Anghela o Supermario. Noi abbiamo i nostri eroi che stanno cavalcando sui sentieri dell’avvenire. Basterà incoraggiarli con la nostra umile e venerante fiducia e la piccola fiammiferaia marchigiana si trasformerà in una stupenda icona del socialismo medio adriatico. Sotto la protezione della madonna di Loreto. Basta crederci. Quando si dice che la fede è tutto…

  2. Vi segnalo questa analisi che trovo assolutamente condivisibile.

    ————————————-
    Se continuiamo a discutere solo di spread, di titoli pubblici e di bail out dalla mattina alla sera, la UE non farà un solo passo avanti. Gli incontri tra i cosiddetti leader sembrano revisioni contabili organizzate dalla BCE con la partecipazione delle agenzie di rating. Si parla solo di strumenti finanziari per evitare la crisi. I focolai, sempre più frequenti, sono gestiti con l’ottica del qui e ora, del “doman non v’è certezza”. Ieri il maxi prestito alle banche di mille miliardi di euro per l’acquisto dei titoli pubblici di Italia e Spagna. Oggi l’anti spread, che assomiglia a un nuovo prodotto antiparassitario, un DDT finanziario. Domani, forse l’eurobond e la perdita di ulteriore sovranità nazionale dei Pigs. E’ un pestare l’acqua nel mortaio. Reali politiche di sviluppo comuni e integrate europee non vengono messe in agenda. Eppure sono, insieme a una convergenza politica, l’unico motivo dello stare insieme. L’euro dovrebbe essere una conseguenza dell’esistenza della UE.
    A livello mondiale si può competere solo con investimenti mostruosi sull’innovazione, impossibili per ogni singolo Stato europeo, forse anche per la stessa Germania che prospera anche per le esportazioni sul mercato interno europeo, ma che potrebbe essere travolta dalla crisi dell’euro. Si discute fino alla noia degli effetti della crisi, ma non delle cause. Se la Apple, un’azienda, vale da sola il PIL di alcuni Paesi europei qualcosa vorrà pur dire. Non ci poniamo la domanda del perché Amazon, Google, IBM, Microsoft sono tutte aziende americane, dei motivi per cui 17 tra le prime 25 società mondiali con il miglior brand, alle quali vengono riconosciuti sia diffusione globale che qualità, sono tecnologiche. E perché tra le prime dieci, ben nove sono statunitensi (primo posto Apple, secondo Google…) e una è cinese. L’Europa esporta capitali e debito pubblico, ma a livello di competizione mondiale è una somma di pigmei contro dei giganti. Rischiamo di diventare un mercato di consumatori con forza di lavoro a basso costo a disposizione di multinazionali extra europee. Discutiamo di sviluppo, di futuro, di sinergie, di fusioni e integrazione delle migliori aziende d’Europa, a iniziare dalle telecomunicazioni, dall’informatica, dalle biotecnologie o finiremo ultimi, superati anche dall’Africa.
    —————————
    Sarete sorpresi di sapere che è apparsa sul blog di Beppe Grillo…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *