il sangue di casini

by il nostro corripspondente dal Transatlantico
vampiro
“Ma che vuole da me, Bersani, il sangue?”, pare che abbia detto ieri Casini. Vediamo di capire perchè.
In base ai sondaggi correnti, che dominano gli attuali atteggiamenti e le incertezze delle diverse forze politiche, alle prossime elezioni la coalizione Bersani-Vendola arriverebbe prima con una percentuale di voti tra il 30 e il 35%. Casini è quotato sul 7-8%, ma spera con la nuova denominazione del partito e l’accoglienza nelle liste di una serie di vip (Marcegaglia) di andare oltre. Specie se Berlusconi non guiderà il PDL: in questo caso infatti, il PDL è quotato sul 10-15% e molti suoi elettori confluirebbero nelle formazioni di centro.
Casini propone per il dopo un Monti-bis con una maggioranza simile all’attuale, con la non marginale differenza che la rappresentanza del PDL sarebbe dimezzata mentre crescerebbe quella della sinistra e del centro. Il PD invece propone un Governo Bersani che però, a meno di un grande successo elettorale e/o di un forte premio di maggoranza al partito o alla coalizione vincente (il 15% propone il PD), avrebbe bisogno dei voti dell’UDC.
Perciò un governo di sinistra-centro è l’obiettivo realistico di Bersani. Casini non dice di no, anche se alza lo sbarramento su Vendola che vuole ripristinare via referendum l’articolo 18 e anche se il solo fatto di non escludere questa soluzione gli porta via voti. Ma non vuole che i rapporti di forza siano squilibrati.
Per questo insiste su due elementi della nuova legge elettorale, il proporzionale senza premi di maggioranza e/o le preferenze: infatti è convinto che con l’apporto di grandi raccoglitori di voti e preferenze (genere De Mita o Pomicino, per intenderci) e di alcuni vip della società civile, il rapporto sinistra-centro sarebbe più equilibrato.
Teme invece che con un forte premio di maggioranza e/o senza preferenze (collegi uninominali e in parte liste bloccate) Bersani avrebbe un vantaggio eccessivo. Al punto che potrebbe perfino fare un governo senza di lui o ricorrere a Di Pietro in alternativa all’UDC.
Minaccia velatamente di votare insieme al PDL la nuova legge elettorale: il PDL ha infatti lo stesso obiettivo, quello di fermare o limitare Bersani. D’altra parte, Bersani ha dalla sua un’altra minaccia implicita: quella di fermare la riforma della legge elettorale (ma Napolitano preme) e votare con il Porcellum, che, sempre in base ai sondaggi correnti, gli darebbe la maggioranza, perlomeno alla Camera.
Casini si trova di fronte anche alla concorrenza di Montezemolo, che viene dato come sicuro partecipante alle elezioni, con una sua lista o addirittura come candidato premier: molti vip potrebbero preferire il Presidente della Ferrari a lui, accusato di imbarcare troppa “vecchia politica”.
Di qui, il suo grido di dolore: ma come, sono disposto ad affrontare una campagna elettorale in cui verrò attaccato, a destra e al centro, per la disponibilità ad allearmi con Bersani e lui si lega mani e piedi con Vendola e vuole perfino mettermi in difficoltà con una legge che mi penalizza?

One thought on “il sangue di casini

  1. Marcello Fagioli

    Le forze politiche si sono a tal punto impantanate che con molta probabilità si voterà ancora una volta col Porcellum.
    A mio avviso il sistema elettorale migliore è il proporzionale con basso sbarramento, al fine di dare rappresentanza alle molteplici istanze politico – culturali presenti nella società italiana, e premio di maggioranza alla forza politica o alla coalizione che abbia conseguito una percentuale di voti molto alta (per lo meno superiore al 40%). In tal modo il corpo elettorale darebbe una indicazione importante sul futuro governo. Ma nella politica italiana c’è un vizio di fondo. Pressoché tutte le forse politiche in campo credono infatti che siano le regole e non la serietà della politica a determinare l’instabilità. Un sistema parlamentare, quale è il nostro, per definizione non presenta i caratteri della stabilità di altri sistemi, primo fra tutti quello presidenziale. Però: a) perché altri sistemi parlamentari in Europa (ad esempio Germania, Spagna dove si vota col sistema proporzionale) producono governi stabili? b) perché invece da noi maggioranze “bulgare” (come l’ultima, prima del governo Monti, del PDL e della Lega con 100 deputati di maggioranza) tale stabilità non producono? La risposta è una: alle forze politiche italiane manca la consapevolezza che la politica è “l’arte del possibile” e che dunque richiede costante mediazione e ragionevolezza. Qualsiasi legge elettorale senza questa consapevolezza è destinata a produrre instabilità.

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